Intervista a Philippe Matthias, enologo e direttore tecnico di produzione a Chateau Pech Latt, nella regione del Languedoc-Roussillon, 135 ettari di vigneto AOC Corbières, agricoltura biologica e biodinamica.

Com’è cambiato il mondo del vino in Francia?

La Francia, da quindici anni a questa parte, ha scoperto di non essere la sola al mondo e che non può più trascurare la concorrenza internazionale.

Le regioni prestigiose, come Bordeaux e la Borgogna, hanno dovuto fare degli sforzi qualitativi, la loro notorietà gli consentiva di vendere anche prodotti non “eccelsi”, ma le cose cambiano.

Oggi non è più possibile e tutti si rendono conto che l’immagine della Francia non è più così forte come prima. Non siamo più gli unici a fare dei grandi vini (lo siamo mai stati?).

 

Nelle regioni che meno sono state sotto le luci della ribalta: Languedoc, Loire, Rone, sono stati fatti grandi passi per migliorare la qualità, con una grande presa di coscienza. Non si possono più vendere dei vini cattivi! Gli sforzi commerciali sono tutt’ora in corso. Oggi il problema è di natura economica, la Francia è in ritardo sugli investimenti commerciali in molte regioni.

Le AOC non sono più argomenti di vendita. Si deve trovare, un posizionamento sul mercato, che riesca a soddisfare le aspettative dei consumatori del mondo intero e allo stesso tempo, rispettare la propria identità e  tradizione. Non è semplice.

Dovrebbe esserci un cambiamento culturale tra i produttori. Nessuno viene più a suonare alla nostra porta per acquistare il nostro vino, ma siamo noi a dover vendere a dei nuovi consumatori.

La Francia attraversa una crisi d’identità: dobbiamo seguire la moda dei vini del nuovo mondo o piuttosto rispettare le nostre tradizioni? La verità è tra le due soluzioni. Ci sono molti tipi di vigneti in Francia, che possono rispondere in maniera differente alla domanda mondiale.

In questo periodo, c’è una forte sensibilizzazione per quello che riguarda la necessità di rispettare la salute dei vigneti. Molti produttori orientati verso la qualità si interessano al Bio e fanno molti sforzi per rispettare il territorio, è un argomento che di giorno in giorno stia diventando più importante e credo che sia una realtà che è impossibile trascurare.

E’  possibile fare delle anticipazioni su quelle che saranno le tendenze  future?

Ci sono dei cambiamenti importanti: lo sviluppo del mercato asiatico e l’aumento di consumo del vino nel mondo, lasciano intravedere una finestra di sviluppo importante, per gli anni futuri. Ma attenzione! La vigna cresce in tutto il mondo, in particolare in Cina e in Europa dell’Est. Questi nuovi mercati emergenti, ben presto produrranno il loro vino!

La Francia deve restare fortemente legata al Terroir, con una produzione e un’identità molto forte e molto caratterizzata. Questo vale per i piccoli produttori. Le grandi maisons di vino, devono sviluppare dei marchi potenti, che identifichino la Francia con prodotti competitivi, ma di grande qualità.

Cosa cambieresti del mondo del vino?

L’individualismo dei produttori di vino, mi infastidisce. Non riusciamo a fare sistema ed avere un approccio collettivo nei confronti dell’estero. Ogni regione della Francia considera l’altra come un antagonista, al contrario dovremo sviluppare delle sinergie, questo è quello che fanno i viticoltori del nuovo mondo, che hanno attaccato i mercati con un’identità nazionale, si parla di vini argentini, sudafricani, organizzano eventi etc, insieme sul mercato sono aggressivi.

La Francia non riesce ad agire nello stesso modo, c’è Bordeaux da una parte e la Bourgogne dall’altra.

Non mi piace lo sciovinismo ed  il disprezzo di certi viticoltori nei confronti di altri viticoltori, o di certe regioni, nei confronti delle altre, o di certi paesi nei confronti di altre regioni o zone…etc

Ci sono dei grandi vini dappertutto e dei vini, senza valore, né carattere ovunque…

Un po’ di umiltà, care produttrici e produttori di vino!

Spieghiamo chi siamo, che cosa facciamo, ma senza disprezzare gli altri.

Non amo i comportamenti egocentrici: .io qui, io lì etc.

Amo la gente che dice ciò che fa e soprattutto, che fà quello che dice, non mi piacciono i bugiardi e gli opportunisti.

Qual’è la risposta alla crisi mondiale, da parte del mondo del vino?

La soluzione è differenziarsi, coltivare la propria identità, organizzarsi collettivamente, investire insieme con nuovi progetti commerciali facendo sistema, avere un approccio strategico di marketing, tutto questo, rispettando il proprio prodotto, la propria identità e il proprio territorio.

Sembra semplice, ma è molto complicato.

Qual è il tuo vino ideale?

Non ne ho uno. Il vino è un tutto, un’atmosfera, un ambiente, una tavola imbandita in compagnia di amici, o un tête-à-tête con qualcuno che amo, un momento intenso di grande condivisione. Allora in quei casi, il vino che suggella quell’istante può diventare il vino ideale, anche se non ha avuto un grande punteggio sulle guide.

Come consideri l’Italia e la sua produzione di vino?

L’Italia è un grande paese produttore di vino, con un’enorme diversità di terroir e di vitigni. Un paese, che come il nostro, è poco incline a considerare il vino proveniente dalle altre zone del mondo.

E’ un paese molto forte, anche da un punto di vista commerciale, abbastanza solido anche nelle esportazioni e nella comunicazione, dotato di grande creatività.

In Francia, talvolta aleggia, però, il sospetto, che l’Italia sia un paese che si arrangia un po’ con le regole (in particolare nel mondo Bio), non so se sia vero, ma è l’immagine che circola.

ALESSANDRA RACHINI

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