Assegnati a Slow Wine 2019 tre premi speciali

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Tutti possono scrivere di vino? Questa la domanda con cui si apre la presentazione della nona edizione della guida al mondo del vino di Slow Food Editore. Carlo Bogliotti, direttore editoriale di Slow Food Editore, lancia il tema: «Il dibattito sarà una bella sfida, visto che come casa editrice produciamo molta carta!».

«Ormai non possiamo esimerci dal modo di comunicare diretto dei social, che dà a tutti la possibilità di scrivere di vino, critica compresa. La nostra guida va in direzione ostinata e contraria: crediamo nell’importanza del ruolo della critica in un mondo complesso come il vino, che racconti davvero il mondo dei produttori», fanno eco Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, curatori di Slow Wine.

«La risposta è sì, tutti possono scrivere di vino, o meglio, di tutto», esordisce Armando Castagno critico enoico e storico dell’arte. «Il problema è la comunicazione distorta per incompetenza, non quella bislacca e originale che ha cittadinanza in quanto opinione e che non deve essere silenziata. I social non sono il male in sé ma fa la differenza il modo in cui si usano: il guaio è quando millantano competenza che non c’è, ottenendo credito da altrettanti incompetenti.

Nel mondo del vino c’è l’esigenza di formare culturalmente il lettore, cosa che non succede sempre. Quando si parla di crisi delle guide si generalizza un fenomeno: in realtà sono in crisi le guide noiose, non aggiornate e fuori tempo. Quelle riconosciute da un lettore smaliziato in lasciva promiscuità con il mondo della produzione, che dovrebbe essere il giudicato e non l’azionista», continua Castagno. Insomma, «imprecisione, dilettantismo e mancanza di autorevolezza sono il problema, non lo strumento in cui si trovano, che sia una rivista pregiata o un blog.

L’autorevolezza dipende da serietà e competenza che sono da ottenere con pazienza e fatica. Essere onesti e curare ogni testo, anche la semplice opinione su un vino come se fosse un’opera destinata a tutto il mondo può servire a far incontrare critica e mondo della produzione», Jacopo Cossater giornalista e wine blogger, si collega a Castagno tornando sul tema dell’autorevolezza e dell’educazione del lettore, che «comunque premia sempre la qualità».

«Chi fa il nostro mestiere e scrive una guida dovrebbe proprio svolgere una funzione di supporto, di spunto per approfondire un argomento piuttosto che un altro, aiutando a scoprire un territorio per volta, per confrontarsi con una denominazione o con un vitigno in particolare.

Ci piace pensare che Slow Wine possa essere un mezzo per interpretare il momento storico che viviamo, il famoso corpo intermedio di cui sopra così tanto in crisi nel mondo contemporaneo, una sorta di mediatore culturale tra le varie istanze che travolgono il vino propinando una verità piuttosto che un’altra», aggiungono i curatori.

Slow Wine sempre di più si connota per il rigore nel segnalare e premiare esclusivamente vini e cantine che lavorano la vigna senza cercare scorciatoie. Se dovessimo riassumere in uno slogan la filosofia della guida potremmo dire “meno marketing e più viticoltura”.

Anche per questo motivo l’interesse dei lettori è in crescita, dimostrando grande vicinanza alle tematiche care a Slow Food, nel declinare la qualità di ogni prodotto non solo in base al risultato nel bicchiere ma indagando tutte le fasi della filiera produttiva.

Slow Wine è l’unica guida a visitare ogni anno tutti i produttori recensiti, grazie a un numero di collaboratori che ormai sfiora le 300 persone. Una mappatura del territorio che non ha pari e che permette di segnalare agli addetti ai lavori e ai semplici appassionati sempre nuove aziende e realtà enologiche.

I premiati

Per la prima volta Slow Wine assegna tre premi speciali ai viticoltori presenti in guida.

Negli ultimi anni è cresciuto un orgoglio dei nuovi vignaioli che ora affermano con onore il loro mestiere. Ecco perché si è istituito il riconoscimento al Giovane vignaiolo che va ad Alessandro Fedrizzi, emiliano che a 14 anni invece del solito motorino ha chiesto in regalo un ettaro di vigna e che a 24 anni è già alla sua undicesima vendemmia. Con la sua passione oggi conduce con intraprendenza un’azienda di 11 ettari, e si sta imponendo come uno dei vignaioli più promettenti dei Colli Bolognesi, precisamente a Valsamoggia (Bo).

Alessandro Fenino riceve invece il premio alla Viticoltura sostenibile. La conduzione agricola biologica e biodinamica di Cantina Pievalta a Maiolati Spontini (An) nelle Marche, praticata senza esasperati ideologismi, ha permesso di ottenere vini di spiccata personalità nel rispetto dell’identità varietale dell’uva. Da quest’anno, inoltre, la pratica del sovescio si esercita senza sfalciare il favino, ma stendendolo fino a formare una sorta di tappeto protettivo del terreno.

Ampelio Bucci, dell’azienda Villa Bucci di Ostra Vetere (An) ha fatto la storia del Verdicchio di alta qualità creando vini in grado di sfidare il tempo che passa. Inoltre, dieci anni fa è stato tra i fondatori dei Vignaioli Indipendenti, dimostrando di voler non solo interessarsi della propria azienda ma anche della collettività dei produttori italiani. Ecco perché oggi riceve il Premio alla carriera.