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Il Raboso che non ti aspetti

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Ambasciatore di una Terra di Antichi Valori

La conoscenza di Emanuela Bincoletto, gli assaggi dei suoi vini, la riscoperta del vitigno Raboso attraverso il “racconto e il sorso” da soli sono stati motivo di particolare interesse della mia presenza a Vinnatur.

In altro articolo, nel riportare il mio pensiero sull’Evento genovese del 7 e 8 febbraio u.s., ho scritto «la fede naturalista ha un nuovo punto d’arrivo, una visione moderna, più realistica». E questo pensiero si è materializzato nella degustazione dei vini dell’Azienda agricola Tessère di Noventa di Piave (Ve).

“Tessère esplora, raccoglie, costruisce nuovi tasselli di vita e storia, mosaici di natura e territorio uniti da una calda matassa di lana” . Terre di Venezia, il fiume Piave e i mosaici dell’epoca romana a raccontare la vita della gente e far rivivere nelle bottiglie del Vino. È la Signora Emanuela a trasmettermi questi profondi legami e capire cosa rappresenta e significa quel gomitolo di lana color “raboso” che è presente nelle brochure aziendali. Semplice e diretto capirne il significato dopo il piacevole racconto.

Tessère è esperienza. “Ogni giorno è una nuova avventura ricca di emozioni e curiosità per toccare con mano la Natura, imparando ad ascoltare i ritmi della vita rurale”.

Il Raboso, da sempre presente nelle terre veneziane, lungo il Piave, oggi si trova in una fase di rivalutazione emergendo da quella diffusa considerazione di “vitigno rustico” o peggio ancora di “vino da taglio”.

Nella narrazione della Signora Emanuela, prende le forme di un vino che emana una sensazione di morbidezza e l’assaggio ne diventa una esperienza.

Lo ricordavo diverso. Da quel frutto con grappolo abbastanza grande, di forma cilindrica, alato con un penducolo molto robusto, con acini dalla buccia blu intensa e abbastanza spessa, dalla polpa acidula, astringente, al vino ottenuto da macerazioni adeguate sulle bucce,  piuttosto aspro, tannico, bisognoso di un periodo di almeno tre anni d’invecchiamento per trasformarsi, con adeguate tecniche di affinamento, in un rosso piacevole. Quello dell’Azienda Tessère alla fine è stato un gran rosso pienamente appagante.

L’Azienda Tessère è andata oltre; lo utilizza anche come base per la spumantizzazione ottenendo risultati incredibili.

Questi gli assaggi effettuati sotto la guida della Signora Emanuela alla scoperta di emozioni e curiosità.

Spezièr 2010. Raboso 100%. Rosso rubino intenso con note di colore tendenti al granato. Buona lacrimazione e consistenza. Al naso è un esplosione di frutti rossi, marasche in particolare. Al palato buon equilibrio con un tannino virile. Buoni i ritorni fruttati gusto olfattivi. Voto 87/100

Spumante Redentor metodo Classico da uve Raboso vinificate in rosato. Colore rosato un po’ particolare colpisce con la sua carbonica fine che non ti aspetti. Tenue il pan briosche mentre evidente è il frutto rosso. Abbastanza lungo. Cinque anni sui lieviti prima della sboccatura. Voto 90/100 Premiata l’emozione di un Brut quasi Extra-dry.

Spumante Redentor metodo ancestrale, da uve Raboso. Rifermentazione in bottiglia, chiusura tappo a corona, sessanta mesi sui lieviti e immissione in commercio senza procedere alla sboccatura. Evidenti quindi i lieviti in sospensione. Questo è stato un assaggio emozionante. Votarlo significherebbe o penalizzarlo o premiarlo senza essere compreso. Solo colui che lo degusta ne può capire la profondità. Chapeau!

Dagli assaggi ne ho dedotto che in vigna e in cantina la personalità sposa il buon senso. Ed è questo che amo nel vino senza essere “patrimonio esclusivo dei naturali”. Buon senso e precisione esecutiva che portano verso il Vino Buono. Sapere poi che la conduzione rispecchia quella biologica non può che fare piacere.

Urano Cupisti