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Le Capanne Mazzeschi

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“il vino prima di tutto deve essere buono”

Vogliamo parlare di eco-sistema? Le parole a volte non bastano per esprimere un concetto. Si riesce a coglierne il vero significato nell’essere immerso in un ambiente che risponde al senso.

Cento ettari di terreno suddivisi in vigneti, oliveti, seminativi e boschi di querce secolari. Questo è l’eco-sistema di “Le Capanne Mazzeschi” dove i vari ambienti si intrecciano tra loro pur nella loro individualità per meglio esprimere i propri valori.  E l’ambiente con questo eco-sistema  privilegia la scelta aziendale verso una agricoltura biologica con conduzione biodinamica.

Ci troviamo tra Arezzo e Cortona, nel cuore della Toscana. Val di Chio nel Comune di Castiglion Fiorentino.

L’idroclima altro elemento primario all’interno dell’eco-sistema è assicurato dal torrente Vingone che attraversa tutta la vallata.

La Storia aziendale ricalca quelle di molte altre realtà. La proprietà tramandata da più generazioni e le tradizioni sempre al passo con la realtà di tutti i giorni. Così Gabriele Mazzeschi, conclusi gli studi in Scienze e tecnologie Agrarie, decide di assumere la guida aziendale; insomma sceglie di portare avanti le produzioni di “Le Capanne Mazzeschi”.

Il vigneto?  Non tanto grande rispetto all’estensione della proprietà. Solo otto ettari coltivati a Sangiovese, Canaiolo, Trebbiano, Malvasia e Syrah, vitigno che da queste parti, nella Provincia di Arezzo, da dei risultati sorprendenti. Gabriele ha voluto arricchire la propria produzione anche con uve di vitigni internazionali come cabernet sauvignon.

Il vigneto? Una chicca, uno scrigno celato e protetto dall’eco-sistema appena descritto. Ed allora ecco emergere il significato di terroir, altra parola magica che accompagna la viticoltura moderna.

“La sperimentazione è in continua evoluzione nell’analisi dei mosti e dei vini” spiega Gabriele, “i vini sono senza additivi chimici aggiunti, prodotti dalle solo uve delle nostre vigne coltivate con il metodo biologico. Non uso lieviti selezionati, enzimi, né nessun altro tipo di additivo enologico”.

Come spesso uso ricordare appartengo a quella corrente di pensiero che afferma “un vino prima di tutto deve essere buono, se poi è ottenuto da conduzione biologica e biodinamica ancora meglio”. Convinto assertore di questo pronunciamento ho assaggiato i vini di Le Capanne Mazzeschi:

Foramacchie 2013. Sangiovese 95%, Cabernet Sauvignon 5%. Percorso classico con macerazioni per 20 giorni e fermentazioni in cemento. Malolattica e successivo affinamento in barriques per 18 mesi. Ulteriore riposo in bottiglia per altri 6 mesi.  Rubino brillante che denota giovinezza. Ruota nel calice depositando sulle pareti il manto glicerico. Al naso ventaglio di aromi in progressione. Dal floreale maturo al più diffuso fruttato per terminare in uno speziato avvolgente. Al palato buona la vena fresco-sapida in equilibrio con i polialcoli visti all’inizio. Tannini ancora vispi ma presto ben disegnati. Ottimo Voto 87/100

Mezzavia Trebbiano 2014. Trebbiano Toscano 75% e Malvasia Toscana 25%. Percorso con una tempistica breve, raccolta nel tempo per l’ottenimento di un “bianco” di facile beva. Fermentazioni e maturazione in inox, con affinamento di tre mesi in bottiglia. Beverino, con fruttato in evidenza. Fresco, sapido con ritorni retro nasali sui frutti. Media persistenza. Buono, Voto 85/100
Commendatore 2013. Syrah in purezza. Già il nome è motivo di presentazione elegante e importante del vino. In onore di un antenato insignito della “commenda”. Percorso come “le Foramacchie” ma con un contatto sulle bucce superiore per estrarre di tutto e di più. Rubino intenso impenetrabile. Ricco di glicerine che si esprimono al visivo in archetti copiosi e fitti. Ruota nel calice mostrando la sua persistenza. Intenso e complesso all’olfatto con il dispiegare di note fruttate rosse su di un manto speziato invadente che non infastidisce, anzi. Al palato è avvolgente equilibrato con i suoi tannini morbidi e setosi. Persistente. Il syrah della tradizione cortonese. Ottimo. Voto 89/100

Ed infine la degna conclusione degli assaggi

Fontemazza 2009. Trebbiano Toscano 50% e Malvasia Toscana 50%. I grappoli vengono posti ad appassire fino a Natale, quindi diraspati e pigiati; il mosto così ottenuto viene posto a fermentare con il lievito “madre” in caratelli di rovere da 70 litri per almeno 4 anni. Oro luminoso. Trionfo aromatico su confettura di albicocca e miele. Grande equilibrio al palato con una freschezza che mitiga il “dolce” evitando lo stucchevole. Persistente con retrolfattivi coerenti in linea con i nasali. Ottimo. Voto 89/100

Entusiasmo e dedizione ad una piccola ma curatissima gamma di vini legati al territorio senza influenze esterne e mode di mercato. Oltre alla tradizione scontata (sangiovese, canaiolo, trebbiano e malvasia) è il syrah che entra prepotentemente nella gamma come realtà “assodata” in questo lembo di Toscana.

“Il vino prima di tutto deve essere buono, se poi è ottenuto da conduzione biologica e biodinamica ancora meglio”. Così lo è stato negli assaggi di “Le Capanne Mazzeschi”.

Urano Cupisti