La Madonnina

Nell’ultima decade del secolo scorso Bolgheri aveva un’estensione di circa 250 ettari di vigneti. Oggi ha superato abbondantemente i 1.250 ettari, il che significa che in venti anni sono stati piantati 1.000 ettari e per di più con una elevatissima percentuale a Denominazione di Origine Controllata.

Ai nomi storici presenti negli anni ’90, ovvero Incisa della Rocchetta, Antinori, Meletti Cavallari, Satta, Campolmi, Fabiani, si sono aggiunti moltissimi nomi del Gotha della viticoltura italiana, ma non solo. Accanto ai  produttori storici di vino, Frescobaldi, Folonari, Gaja, Zileri dal Verme, Allegrini, Zenato, Ziliani, Banfi,  si sono messi in gioco molti nomi locali, dai Fuselli ai Frollani, dai Chiappini ai Di Vaira.

Il fenomeno però non si è limitato solo ai vitivinicoltori o agricoltori di tradizione, ma si è esteso anche al mondo della finanza con l’intervento di grossi investitori internazionali. Così accanto agli agricoltori di tradizione si sono presentati personaggi del calibro di Alejandro Bulgheroni, con Le Colonne, Claudio Tipa, con Grattamacco, la famiglia Knauf, con Campo alla Sughera, Neil McMahon, con I Greppi, Stanislaus Turnauer, con L’Argentiera, solo per citare i più “consistenti”.

Konstantin Nikolaev

L’alta finanza è oggi composta da una forte percentuale di russi e di cinesi. Mentre la Cina per ora si è affacciata solo timidamente e solo per conoscere i prodotti della realtà bolgherese, sognando Masseto dalla prima colazione fino al bicchiere della buona notte, la Russia si è finalmente materializzata con l’arrivo del magnate Konstantin Nikolaev. Nato in ucraina, naturalizzato russo, Nikolaev è co-proprietario del N-Trans Group, operatore portuario e ferroviario russo, artefice nel 2011 di una Opa per uno dei più grandi operatori portuali russi, Global Ports Investments, e della cessione di una consistente quota al gigante danese Maersk. Nikolaev è anche co-fondatore della Skolkovo di Mosca, la più importante business school di Russia.

Un uomo potente e appassionato di vino italiano che ha deciso di mettere un piede a Bolgheri. Non è dato di sapere in base a quali considerazioni la scelta sia caduta su questo territorio, ma è facile comprenderlo conoscendo la bellezza del luogo e la natura dei suoi vini. Il dato certo è che Konstantin si è fatto seguire e consigliare da Riccardo Cotarella, che è anche il responsabile della gestione di vigna e cantina.

Il suo occhio si è posato su La Madonnina, una tenuta che si estende per 47 ettari sul lato mare della Strada Bolgherese. I vigneti, messi a dimora nel 2002, sono protetti ad ovest dalla Macchia del Bruciato di proprietà Antinori Guado al Tasso, e coprono un’area di circa 7 ettari.

La Madonnina rivendica 1 ettaro di Bolgheri DOC e 6 ettari di Toscana IGT, cifre destinate a cambiare contando sui periodici adeguamenti comunitari delle superfici vitate. Le varietà piantate sono Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah e un piccolo saldo di Petit Verdot. I vigneti sono ad alta densità, intorno ai 10.000 ceppi/ha, allevati a Guyot con una produzione media per ceppo inferiore ai 500g.

Il terreno ha la classica variabilità del terreno bolgherese, fattore che influisce molto sulla complessità dei vini, e passa dall’argilloso al sabbioso con dotazioni nutritive mediamente basse. Il particolare clima bolgherese fa il resto. La tenuta non ha al momento una cantina propria degna di questo nome e visitabile. Il progetto della nuova cantina è in attesa delle autorizzazioni di legge, con la speranza che le autorità competenti non ne rallentino troppo la realizzazione.

La Madonnina a Vinitaly

Passando dalle parole ai fatti, diamo uno sguardo alla produzione attuale, produzione che è stata ufficialmente presentata al Vinitaly 2019 di Verona.

LA MADONNINA – LA MADONNINA TOSCANA ROSSO IGT 2015

Uvaggio di Cabernet Franc, Syrah, Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, è l’entry level della gamma della Tenuta. Vinificazione in tini inox seguita da elevazione in barrique per 16 mesi. Ha un colore rubino intenso. Profumi marcati di frutto nero, mora fresca, prugna, ciliegia morella, spezie come pepe lungo e cardamomo, qualche accenno terroso e di foglia di alloro.

In bocca è solido con un bel frutto pieno e maturo, si avverte ancora il balsamico del legno e una certa ruvidezza di tannino. Bella la freschezza in un allungo finale di grande fragranza. I particolari toni olfattivi e il tannino scalpitante potrebbero essere opera della presenza del Petit Verdot, cosa che rende intrigante la giovinezza di questo vino dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Giudizio 89/100

LA MADONNINA – OPERA OMNIA BOLGHERI ROSSO SUPERIORE DOC 2015

Le uve sono Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot da un vigneto di 1ha allevato a guyot con 10.000 ceppi/ha su suolo argillo-sabbioso. La produzione totale è di 50 q.li con resa in vino del 60%. La fermentazione alcolica in tini inox è seguita da una macerazione postfermentativa di 6 giorni sulle bucce, poi il vino passa immediatamente in barrique dove avviene la fermentazione malolattica, quindi è elevato per 18 mesi in barrique, e  imbottigliato.

Ed eccoci al bicchiere: il colore è un rubino cupo impenetrabile come è giusto aspettarsi da un vino bolgherese di un’annata piuttosto calda e sanitariamente impeccabile. Al naso emerge il lato più interessante di questo vino. Colpisce l’intensità del frutto maturo, mora, mirtillo, prugna californiana, ribes nero, il tutto avvolto in una nuvola di sentori balsamici con un richiamo di liquirizia. Un profilo olfattivo decisamente elegante con il lato fruttato più internazionale alleggerito e reso dinamico dal timbro mentolato di un rovere sapientemente scelto per tipologia e tostatura.

In bocca la magia si ripete. L’attacco è dolce e denso, con frutto pieno e maturo, vigoroso ma sorprendentemente agile grazie ad  una vena di freschezza che accompagna il sorso e non lo abbandona fino alla fine. Un vino muscolare, insomma, ma di una bevibilità stupefacente e con finale di grande lunghezza. Giudizio: 94/100

LA MADONNINA – VIATOR TOSCANA ROSSO IGT SYRAH 2015

Da uve Syrah in purezza con selezione rigorosa in termini di qualità e particolarità delle uve. Fermentazione in tini inox, quindi matura per 16 mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio. Il colore non può essere che un rubino impenetrabile. Profumi già complessi di frutto nero, ribes, mirtillo, prugna californiana. Si avverte una bel balsamico del rovere, il cacao amaro e la liquirizia.

Si apre in bocca con morbidezza di frutto dolce subito sostenuto da freschezza e dal velluto di un tannino levigato e accattivante che offre contemporaneamente slancio e consistenza setosa al sorso. Nel finale si ripetono gli accenni balsamici e di spezie fini e ancora la liquirizia. La sensazione è quella di essere di fronte a un grande vino che ha ancora molta strada da fare.

Il pensiero corre all’invecchiamento che sicuramente offrirà una maggiore complessità e profondità degli aromi,  una ulteriore sfaccettatura di sensazioni che renderanno questo vino vicino ai vertici di categoria. Per questo motivo il giudizio è duplice: per la fase attuale 95/100, in prospettiva 97/100.

In conclusione siamo di fronte a un duplice esordio. Quello di un grande personaggio della moderna finanza, appassionato di vino, che vuole realizzare in un territorio dalle grandi prospettive il vino della sua vita da condividere con amici e colleghi, ma anche con una buona cerchia di appassionati. Quello di un enologo tra i più famosi nel mondo, ma che si affaccia per la prima volta a Bolgheri, un territorio dove produrre vini buoni è facile, ma dove produrre vini eccezionali è molto meno scontato di quanto possa apparire.

Gli inizi sono molto promettenti. Ora non ci resta che aspettare che il tempo faccia il suo dovere.

Paolo Valdastri