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Il Ruché e Montalbera, una passione che dura nel tempo e che da oggi ha una nuova cantina

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Dal 18 al 25 ottobre porte aperte e degustazioni in casa Montalbera, l’azienda di Castagnole Monferrato

Dal 18 al 25 ottobre porte aperte e degustazioni in casa Montalbera, l’azienda di Castagnole Monferrato che ha fatto della riscoperta del Ruché la sua passione (pur producendo anche altri vini) ha deciso di festeggiare così i dieci anni di attività e la nuova cantina.

Montalbera ha fatto di questo antico vitigno autoctono dalle origine misteriose, che negli anni settanta stava per scomparire, la propria religione e uno dei motori della sua crescita. Scelta che ha pagato, anche in termini di vendite e giro d’affari, tanto che la famiglia Morando ha potuto veder riconosciuti i propri sforzi fino al punto da necessitare di un ampliamento della struttura esistente di circa 800 mq che comprendono anche una sala degustazione e un wine shop.

L’allargamento, oltre all’area dell’accoglienza, interessa inoltre gli spazi sotterranei per lo stoccaggio e l’affinamento e la barricaia. Non manca il focus sul fascino dei luoghi, con una struttura concepita per poter ammirare gli oltre 140 ettari di vigneto accorpati in un solo appezzamento.

“Siamo nel cuore della zona di produzione del Ruchè, – ha commentato Franco Morando – una zona immersa in un paesaggio che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. La nuova cantina, oltre ad un ampliamento funzionale degli spazi operativi, ci consentirà di lavorare in maniera più strutturata sull’enoturismo per valorizzare sempre di più il Ruchè ma anche gli altri vitigni monferrini, in primis la Barbera, che Montalbera da anni coltiva ed interpreta”.

Previa prenotazione, gli appassionati hanno quindi una settimana a disposizione per visitare i nuovi spazi della cantina e degustare il Ruchè Prima Decade 2013, vino nato per celebrare i dieci anni dell’azienda.

L’amore dell’azienda per il “Principe Rosso del Monferrato”, è così totalizzante che Montalbera ha messo in campo risorse e finanziamenti per arrivare, con successo, alla certificazione genetica tramite il DNA. Una “Patente genetica del Ruchè”, realizzata tramite uno studio scientifico del laboratorio Bioaesis srl di Ancona, mirata a sfruttare il DNA come un “barcode per l’implementazione di un sistema innovativo di tracciabilità genetica dei vini”.

Ultimamente abbiamo assaggiato tre espressione di Ruché dell’azienda Montalebra, ve ne forniamo una breve descrizione.

Ruché di Castagnole Monferrato DOCG 2013 – La Tradizione

Un naso inizialmente non perfetto a causa di qualche nota di riduzione, che poi si apre e manifesta la sua forza in frutti rossi e fiori, in particolare prugna e rosa, ma anche una speziatura interessante con note di noce moscata. Il rosso rubino espresso dall’uva mostra qualche riflesso aranciato, prospettando un’evoluzione da scoprire ma senza aspettare troppo. Netto in bocca, con una buon acidità e una media struttura.

Voto: Il Ruché e Montalbera, una passione che dura nel tempo e che da oggi ha una nuova cantina

Ruché di Castagnole Monferrato DOCG 2013 – Laccento

Tornano anche qui i riflessi aranciati, possibili anche a causa della presenza di uve surmature, ma con il consueto rosso rubino non troppo carico a riempire il bicchiere. La complessità olfattiva arriva dal ribes e dalle note mentolate di eucaliptus, sentori che vanno quindi dai piccoli frutti neri al balsamico per un ricchezza intrigante. In bocca l’acidità è ben presente, così come i tannini, facendo presupporre una buona evoluzione nei prossimi anni anche grazie alla persistenza in bocca.

Voto: Il Ruché e Montalbera, una passione che dura nel tempo e che da oggi ha una nuova cantina

Ruché di Castagnole Monferrato DOCG 2011 – Limpronta

Il passaggio in legno, a mio parere, offusca le sfaccettature di questo vino. Discorso difficile, il giudizio è meno netto di quanto si possa pensare ma succede quando le aspettative sono alte. Parliamo insomma di un ottimo vino, probabilmente però limitato nelle sue potenzialità da un ammorbidimento di forme e contrasti di cui non riesce a giovarsi. Si conferma il rosso rubino ma più intenso di quello dei cugini, al naso la vaniglia emerge soprattutto dopo un po’ di ossigenazione, ma sono presenti anche l’Eucaliptus e la frutta rossa matura. Rimane molto equilibrato in bocca ma, appunto, sembra non esprimere completamente le proprie ricchezze.

Voto: Il Ruché e Montalbera, una passione che dura nel tempo e che da oggi ha una nuova cantina

 

Fabio Ciarla