Home News Valpolicella: tradizioni, cultura e innovazione

Valpolicella: tradizioni, cultura e innovazione

0
23

MERANO WINE FESTIVAL 2013.  Accolti in stand separato, nel contesto della manifestazione, ci avviciniamo alle tradizioni vitivinicole tradizionali della DOC valpolicella. Ci accoglie il Direttore del “Consorzio per la tutela del vino Valpolicella”, Olga Bussinello, che ci racconta con semplicità e professionalità le caratteristiche peculiari di un territorio e i suoi vini, con particolare riguardo per quelli prodotti in quest’annata. E’ un viaggio affascinante nelle singolarità specifiche di ogni sottozona e di ogni azienda. Il Consorzio Valpolicella, con i suoi viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, tutela e valorizza i propri vini tradizionali fin dal 1924, non appena fu promulgato il decreto legge del 7 marzo 1924 n. 497 per la difesa dei vini tipici. Oggi rappresenta un valido punto di riferimento per ogni realtà produttiva, da quelle a conduzione familiare fino alle grandi aziende.

Sull’origine del nome di questa vallata se ne sono dette tante. Valle dei frutti, delle molte cantine (poli celle), della principessa (pul-zella), ecc. La cosa certa è che qui il vino si produce da tempi antichi, grazie ai suoi terreni fertili irrigati naturalmente per la presenza di corsi d’acqua. La ricchezza rurale di questo territorio è, in gran parte, ereditata dalla tradizionale produzione di vini di qualità indiscussa. La tradizione è per questi produttori un valore imprescindibile. Questo non ha però impedito, alle nuove generazioni, di introdurre rispettosi criteri di modernizzazione. La tecnologia è subentrata nelle cantine in punta di piedi ed ha fatto amicizia con le tradizioni. Le famiglie di viticoltori sono storicamente molto legate. La cultura ha apportato consapevole attenzione per i nuovi processi di allevamento delle vigne che oggi, sempre più spesso sono di tipo biologico e talvolta anche biodinamico.  La raccolta avviene unicamente con metodo manuale.

 

Nel dopoguerra, con l’ammodernamento dell’agricoltura, si sono differenziate le varie zone del territorio in rapporto all’altitudine, assegnando così le aree a coltivazioni di diverse tipologie. Il passaggio alle moderne colture è avvenuto tuttavia senza estinguere i segni della tradizione, quali sono i terrazzamenti con muri a secco, le cosiddette marogne, qua e là rimangono anche alcuni alberi lungo i filari di vite, a testimonianza dell’uso come sostegni vivi. Ci sono ancora le vasche in pietra, dove si preparava il verderame, i casotti in pietra per gli attrezzi, le scale che collegano le terrazze e finanche qualche edicola sacra con le croci di legno in testa ai filari. Dagli anni ’70 la maggiore tecnicità nella produzione in vigna ha potuto soddisfare le esigenze di maggior richiesta di vini della zona, iniziando la produzione anche su vigneti in fondovalle.

 

I vini della Valpolicella sono caratterizzati dall’uso di varietà autoctone del territorio. La base ampelografia è data prevalentemente dalla Corvina, dal Corvinone, dalla Molinara e dalla Rondinella con l’aggiunta di altre varietà autoctone. La Corvina è la varietà che conferisce struttura e corpo al vino Valpolicella mentre la rondinella, riconosciuta dai caratteristici sentori floreali, risulta particolarmente importante per le tonalità di colore che riesce ad assicurare al vino . La molinara, uva che presenta una notevole quantità di pruina alla quale deve il suo nome, ricorda un’uva infarinata appena uscita dal mulino, è vinificata sempre in blend con altri uvaggi, considerata un collante per le altre uve, è stata nel tempo sempre meno utilizzata poiché povera di tannini e antociani. Oggi si sta riconsiderando il suo ruolo alla luce delle nuove tendenze di gusto del consumatore, soprattutto quello giovane, verso vini più leggeri e meno impegnativi.  Diminuendone la forza e rendendo il Valpolicella un vino più snello, lo si trova gradevole e più bevibile, adatto a una fascia consumo specifica .  Un discorso a parte merita il corvinone al quale, negli anni ’90, è stata riconosciuta una nuova identità di vitigno. Nel passato si pensava fosse equivalente alla corvina. Test del DNA hanno confermato la diversità della varietà botanica conferendogli nuova considerazione grazie alle qualità che ne evidenziano la buona resistenza ai patogeni, riconfermata nei processi di appassimento, oltre alla capacità di lungo carattere per l’invecchiamento.

 

Un progetto di studio è ora in atto in Valpolicella. Si tratta di un’accurata zonazione viticola che è in fase di monitoraggio da parte del Consorzio. Lo studio svela un terroir che presenta diversità fondamentali sia nell’esposizione climatica dei versanti collinari, sia nei terreni composti di mescolanze differenti. Ricerche meticolose sono in atto nei vigneti sperimentali, monitorando le vendemmie, esaminando accuratamente i “quaderni di campagna” fino a un conclusivo e attento esame organolettico, dei vini ottenuti dalle microvinificazioni, con l’obiettivo di rilevare le vocazioni di ogni singola area del territorio e l’attinenza tra vitigni autoctoni e terroir. La Zonazione è uno strumento molto utile al produttore. Essa fornisce informazioni essenziali sulla lavorazione, dall’impianto di un nuovo vigneto al risultato finale in bottiglia, al fine di ottenere risultati di qualità. In questo primo anno di studio sono state individuate le Unità Di Paesaggio, e all’interno di ogni Unità sono stati individuati i “Vigneti Guida”, monitorati dalla maturazione tecnologica e fenolica delle uve, alla vendemmia diretta, alla microvinificazione, passando per un’accurata fase di potatura. Il tutto con tecniche all’avanguardia scientifica. I vini ottenuti e sottoposti ad analisi sensoriale, saranno catalogati al fine di valutare l’influenza del territorio sul vino. Tutti i dati di tre anni di studi e di sperimentazione porteranno alla redazione del Manuale d’uso del Territorio.

La zona “classica” di produzione del Valpolicella, con il suo tipico clima mediterraneo, mite in tutto l’anno, è formata da cinque distinte aree geografiche. Questa zona produce vini snelli e armoniosi. Ogni area è all’altezza di produrre vini ben caratterizzati.

  • L’areale di Sant’Ambrogio di Valpolicella dai vini molto tipici, dall’ottima struttura e longevità, con un’acidità contenuta.

  • L’areale di San Pietro in Cariano concede vini di una buona struttura dai sentori speziati e balsamici.
  • La vallata di Fumane esprime vini corposi e dal leggero residuo zuccherino, con note floreali, morbidi e di buona longevità.
  • La Vallata di Marano offre vini di eleganti dai sentori fruttati di ciliegia e prugna secca, con vivacità aromatica e buona acidità.
  • La Vallata di Negrar concede vini eleganti, strutturati e sapidi. Con ampia potenzialità d’invecchiamento.

Fuori dalla zona classica di produzione scrutiamo la zona del “Valpolicella D.O.C.” che, ci dona vini più strutturati, e comprende:

  • Valpantena alla quale è riconosciuta la posizione di vero e proprio “cru”, con le valli Squaranto e di Mezzane che hanno caratteristiche pedoclimatiche e conferiscono ai vini note speziate e minerali tali da rendere i suoi vini riconoscibili da quelli delle altre aree.
  • L’Est veronese, con le valli di Illasi e di Tramigna dona vini sono di colore intenso, ben strutturati ma vellutati, con netta  speziatura e sentori di frutti di bosco.

 

Vini blasonati, appartenenti alle denominazioni tutelate dal consorzio, sono costantemente a confronto con il vino a denominazione Valpolicella. Parliamo dell’Amarone, conosciuto in gran parte del mondo, del Ripasso, del Recioto. Il  confronto con i vini a denominazione Valpolicella schiva però ogni voluttà di mode e, nel rispetto per la storia di un vino tradizionale, conserva intatti i risultati senza deludere le aspettative per questo vino tradizionale. Il risultato è di un valido e classico vino da pasto, con tutte le sue buone qualità di sempre. Il Valpolicella giovane è un vino fine dal colore rosso rubino, dal profumo vinoso, mandorlato, sottile, con toni di ciliegia e rosa, dal sapore fresco, piacevolmente tannico e vivace. Nelle annate successive si presenta del tipico colore rubino con tonalità granate, il sentore è lievemente etereo e di vaniglia, il gusto è armonico, secco e vellutato. Il Valpolicella nella tipologia “Superiore” è ottenuto da uve scelte provenienti da zone particolarmente vocate per un risultato di qualità di notevole eccellenza.

Antonella Avantaggiato