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Il moscato intrigante

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Il vento della passione: dalle onde al vino

Assaggio TREDICI durante l’Anteprima Vini della Costa al Real Collegio di Lucca. La Signora Luisa, con la gentilezza, cortesia, garbo che la contraddistinguono mi spiega il perché del vino da uve moscato vinificato “secco”. Ma soprattutto il perché, la scelta di produrre  vino da uve moscato  in Toscana e la cosa mi prende, affascina , attrae.

L’Azienda Colline di Sopra è relativamente giovane. Risale all’autunno del 2006 la sua acquisizione da parte di Luisa Silvestrini e Paolo Zucco. Piemontesi, architetto lei, medico ortopedico lui. Luisa mi racconta che a spingerli verso la Toscana fu “il vento della passione”. Per la terra? Non proprio così. Diciamo che il vento centra, perché spinge le vele e la “velistica” è sempre stata nel DNA del Dott. Paolo. Barca a vela, Punta Ala, il mar Tirreno, le isole dell’Arcipelago Toscano: elementi di un’unica grande passione, l’evasione dal quotidiano, sempre più burocratico e meno creativo per lei, standardizzato per lui.

E un giorno un suo marinaio nativo di Montescudaio li invitò a casa sua, scollettando la collina dove è posizionato il paese. Là sui pendii che scendono verso la Val Cecina. Terre battute dalla Tramontana che asciuga quanto Libeccio e Scirocco depositano dal mare. Suoli ricchi di argille, sabbie e limo. Conchiglie e coralli ci ricordano il Quaternario e più, nello specifico, il Pleistocene. Insomma terreni difficili da lavorare ma “affascinanti” da coltivare. Fu così che da quel giorno Luisa e Paolo decisero di cambiare il “vento della passione”, lasciando quello delle onde scegliendo quello di…Vino.

Si, ma la scelta del moscato secco?

Accanto ai tradizionali Rossi e Bianchi non poteva mancare uno Dolce. L’enologo Giovanni Bailo, piemontese come loro, dopo indagini condotte sui terreni componenti i cinque ettari vitati dell’Azienda, “scoprì” che proprio quello sotto la proprietà e la cantina possedeva tutti i requisiti per produrre un Moscato dolce di notevole qualità. Era nato Luis in onore a Luisa.

Ma TREDICI?

Come sempre ci vuole un incidente di percorso, qualcosa che percorre una strada diversa. Siamo nel 2013 (da lì il nome) annata piovosa tanto da anticipare il raccolto. Pressature delle uve, travaso in vasca e…dimenticato. Proprio dimenticato. Nei primi mesi del 2014, l’assaggio di quel vino abbandonato che nel frattempo aveva svolto tutta la fermentazione. L’assaggio con profumazioni suadenti, palato fresco, secco: insomma un bel bere. Oggi il vino è regolarmente in produzione e rappresenta quella novità tipica, caratteristica, per alcuni anomala, della gamma aziendale.

Sarebbe riduttivo fermarsi al solo Moscato. Colline di Sopra oggi rappresenta una tra le più promettenti realtà vitivinicole della DOC Montescudaio. Ha mantenuto le promesse di quell’ormai  lontano 2006 imponendosi a pieno diritto nel novero delle realtà d’eccellenza con un exploit qualitativo impressionante.

Quel giorno caldo, caldissimo di Luglio è stato il momento degli assaggi, la scoperta del tradizionale ma anche l’affermazione di uno stile più internazionale; la scoperta che da una terra votata al sangiovese si può anche produrre vini con una personalità e complessità che vanno oltre i limiti territoriali di appartenenza. Vini espressivi, dagli accenni tannici “risoluti” a volte “sanguigni” a volte eleganti, nobili. Alcuni perché non definirli:”golosi”.

Lara 2012 e 2013. Due assaggi per valutare l’evoluzione di questo blend composto da Merlot, Syrah e  Cabernet  Sauvignon. Godibile al primo sorso, dove frutto e sapidità compongono una beva  pregevole. Voto Il moscato intrigante

Eola 2013. Ancora più complesso. Merlot, Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Syrah. Giovane dal colore purpureo. Complesso all’olfatto dove si coglie il floreale maturo e il fruttato imponente. Al palato un’ottima trama tannica lo eleva a grande rosso da venire. Voto Il moscato intrigante

Ramanto 2012,  2013. Anche in questo caso la possibilità di capire l’evoluzione. Un Vino, una scommessa di territorio. Cabernet Franc e Petit Verdot. Uso della barrique alla francese, senza invasione. Interpretazione fatta con mano sicura. Elegante, espansivo, profondo. Voto Il moscato intrigante

Sopra 2012. Il tributo doveroso al Sangiovese e alla sua terra. Sangiovese al 100%. Complesso, con un bel fraseggio aromatico, con rimandi fruttati tipici di questo vitigno. Meritevole di voto Il moscato intrigante

Tredici. È lui la causa di tutto. Incredibile in questa parte di Toscana. Il Bianco rivoluzionario. Rivela la sua classe fatta di vino sincero, puro e preciso. Dai dettagli gusto-olfattivi la sua misurata eleganza. Voto Il moscato intrigante. Viva la diversità!

Luis passito 2012. La sorpresa dolce diversa nella terra dei Vin Santi. Residuo zuccherino calibrato sostenuto da una freschezza che invita “da subito” al secondo sorso. Fantastico. Voto Il moscato intrigante

Nell’immaginario di un appassionato più che assaggiatore, questi vini si elevano tra l’aristocratica potenza e l’affascinante finezza. Questa combinazione produce una unione, amalgama intrigante, la specifica personalità e si rispecchiano nelle signorili figure di Luisa e Paolo.

Tornerò volentieri a Colline di Sopra. Chapeau!

Urano Cupisti