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Barbera, Lambrusco, Vernaccia in salvo

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Ritirato l’atto delegato per la riforma dell’etichettatura dei vini

Alcune tra le prime DOC italiane, registrate già a partire dagli anni ’70 come  Barbera, Dolcetto, Fiano, Lambrusco, Nebbiolo, Teroldego, Verdicchio, Vermentino, Vernaccia,  tutte quelle, in pratica, che adottano il nome del vitigno, hanno corso il rischio di veder consentire a tutti i produttori europei di poter riportare in etichetta gli stessi nomi, dando vita ad una concorrenza sleale di non poco conto.

Basti pensare a molti vini da uve lambrusco prodotti in Spagna ed esportati sui mercati sudamericani: un affare da milioni e milioni di bottiglie, che avrebbe avuto un incremento molto forte a danno dei nostri produttori, se fosse passata la normativa che permetteva di commercializzare questi vini con l’italianissimo marchio di Lambrusco.

In un convegno tenutosi ieri, 3 marzo, presso il Consiglio Regionale della Toscana, l’On. Paolo De Castro della Commissione AGRI del Parlamento europeo, ha annunciato ufficialmente che l’atto delegato relativo all’ipotesi di riforma è stato ritirato.

I produttori possono tirare, per ora, un sospiro di sollievo, ma, come hanno ribadito anche l’Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana Marco Remaschi e il Consigliere Regionale Gianni Anselmi, è necessario continuare a vigilare costantemente la materia e non abbassare la guardia, perché gli interessi in gioco sono molto forti, mentre sul mercato globale la sensibilità sui marchi di origine e di territorio è molto scarsa.

Paolo Valdastri