Ideato da Davide Macaluso, esperto F&B manager di lungo corso, e Lorenza Matarazzo, art director e consulente di comunicazione, WhyWine nasce con un obiettivo preciso: riportare il vino al centro della conversazione contemporanea.
In un momento in cui il settore vitivinicolo è chiamato a rinnovare strumenti, tono e modalità di relazione con il consumatore, WhyWine prova a costruire una risposta concreta: una web app che unisce sommelier, cantine e consumatori in un unico ecosistema digitale, basato su contenuti brevi, percorsi guidati e un sistema di scoperta personalizzata. L’obiettivo è chiaro: fare del vino non solo un prodotto da scegliere, ma una storia da vivere e da comprendere.
Il progetto raccontato dai suoi ideatori
Come presentereste WhyWine in 30 secondi a chi non ne ha mai sentito parlare?
«WhyWine è una piattaforma che vuole raccontare il vino a partire da ciò che spesso manca nei canali tradizionali: la dimensione umana che ogni cantina porta con sé, i territori, gli aneddoti. Il nostro obiettivo è costruire un punto di riferimento contemporaneo, una sorta di enciclopedia emozionale del vino, capace di unire racconto, orientamento e scoperta in un linguaggio semplice e attuale».
Qual è la mission del progetto?
«La mission è rendere il vino più accessibile e più vicino. Vogliamo offrire uno strumento utile ai produttori, ai professionisti e agli appassionati, ma anche a chi oggi si sente escluso da un linguaggio troppo tecnico o da modalità di comunicazione superate. WhyWine nasce per valorizzare il patrimonio vitivinicolo italiano e renderlo consultabile e riconoscibile anche in una prospettiva internazionale. Nel progetto convivono scoperta, approfondimento e relazione: tre dimensioni che oggi il vino deve saper tenere insieme».
Come funziona l’esperienza utente all’interno della piattaforma? E a chi si rivolge?
«L’esperienza parte da una registrazione guidata che non chiede all’utente di essere già competente, ma lo accompagna a partire da gusti, abitudini, sensibilità e stile di vita. Da questo percorso iniziale nasce un profilo personalizzato, che permette di suggerire contenuti, vini e percorsi di scoperta coerenti con la persona che abbiamo davanti. È un’impostazione molto diversa da quella enciclopedica tradizionale: qui l’utente non viene messo alla prova, ma accolto. La piattaforma parla sia a chi si avvicina per la prima volta al vino, sia a chi vuole approfondire e orientarsi meglio».
Perché avete scelto di mettere i sommelier al centro della piattaforma?
«In WhyWine i sommelier diventano gli ambassador perché loro sono, ogni giorno, il punto di contatto più vivo tra il vino e le persone. Non sono solo tecnici del servizio: sono interpreti, mediatori, narratori. Sanno tradurre una bottiglia in esperienza, collegare un’etichetta a un territorio, trasformare una scelta in un racconto. In WhyWine diventano creator territoriali, capaci di dare voce alle regioni italiane anche per le nuove generazioni».
Che vantaggio ottiene una cantina entrando in WhyWine?
«Una cantina entra in un ecosistema, ottiene uno spazio dinamico in cui può raccontare storia, filosofia, territorio, vini, eventi e identità con un linguaggio contemporaneo. Per noi è fondamentale che anche le realtà più piccole possano essere scoperte e comprese».
Qual è la vera unicità di WhyWine rispetto ai competitor?
«Il nostro punto di differenza è nel taglio comunicativo. Le “voci” del vino — quelle degli ambassador, dei produttori, delle tavole, delle conversazioni davanti a un calice — sono il cuore del progetto. La competenza c’è, ma non viene usata come barriera. Vogliamo che il vino torni a essere relazione. In questo senso, WhyWine prova ad anticipare un’esigenza moderna del settore».
WhyWine si presenta dunque come un progetto che punta a rimettere in circolo il vino attraverso parole nuove, strumenti nuovi e soprattutto attraverso i suoi interpreti. In un settore che sente il bisogno di parlare meglio ai giovani, di raccontarsi oltre il tecnicismo e di valorizzare anche le realtà meno visibili, la piattaforma ideata da Davide Macaluso e Lorenza Matarazzo prova a costruire un ponte tra tradizione e linguaggio contemporaneo.
Alice Romiti




















