Nel mercato alimentare italiano persiste un marcato disallineamento tra il linguaggio adottato dalle aziende e quello utilizzato dai consumatori nelle ricerche online.
L’analisi semantica dell’Osservatorio VEGANOK, basata sui dati 2023–2025 e condotta tramite Google Trends e strumenti avanzati di analisi SEO, evidenzia che, nonostante la crescente diffusione internazionale del termine “plant-based”, il pubblico italiano continua a preferire nettamente la parola “vegan”, cercata con una frequenza 14 volte superiore (27.100 ricerche medie mensili, con picchi fino a 60.500, contro le 1.900 di “plant-based”).

Pur non misurando direttamente le vendite, i dati di ricerca online offrono un’indicazione chiara del linguaggio usato dai consumatori nella fase informativa che precede l’acquisto. In questo contesto, “vegan” risulta un termine ormai consolidato, percepito come sinonimo di certezza e totale assenza di ingredienti di origine animale, mentre “plant-based” è avvertito come meno immediato e potenzialmente ambiguo.
Un caso emblematico è il lancio della Nutella vegetale: sebbene Ferrero abbia scelto il claim ufficiale “Nutella Plant-Based”, la quasi totalità delle ricerche online degli utenti italiani riguarda “Nutella vegana”. Questo comportamento riflette una priorità cognitiva: il consumatore tende a tradurre i messaggi nel linguaggio che ritiene più rassicurante e univoco per verificare rapidamente la conformità del prodotto ai propri valori etici e alimentari.
Secondo l’Osservatorio VEGANOK, per intercettare la domanda reale i brand devono parlare la lingua dei consumatori.
In un mercato sempre più orientato alla trasparenza, l’uso esplicito del termine “Vegan” e il ricorso a certificazioni chiare non rappresentano solo una scelta etica, ma anche una leva di marketing strategica, capace di ridurre le frizioni nel percorso d’acquisto ed evitare costosi investimenti comunicativi necessari a “educare” il pubblico a termini ancora poco radicati nel contesto italiano.


















