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Incontro con: Stéphane Revol, Ceo della Maison Comte de Montaigne

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Stephane Revol

Intervista a Stéphane Revol a cura di Riccardo Gabriele, per il Corriere del Vino.

«Voglio, prima di tutto, esprimere solidarietà all’Italia in questo difficile momento che ci impone anche di rallentare su tutto e riflettere».

Un italiano fluente quello di Stéphane Revol, Ceo della Maison Comte de Montaigne, bella realtà produttrice di Champagne nell’Aube. Dinamico, spigliato; un fiume in piena che ti travolge per la passione, limitando quasi, (non con fare autorevole, ma per vivacità e energia) il mio ruolo di intervistatore.

Sicuramente un giovane che sta dedicando tutta la sua vita a far emergere il ruolo dell’Aube, spesso vista come una figlia minore nella produzione dei metodo champenoise. Infatti, parte subito chiarendo che la Champagne ha due dipartimenti e due capoluoghi: uno Reims, l’altro Troyes. Il legame con la storia e la geografia, infatti, è il filo conduttore della nostra chiacchierata.

Domain Comte de Montaigne

«Lei sa cosa significa Chardonnay?», mi chiede, appunto, invertendo simpaticamente l’ordine ed i ruoli. «Non tutti conoscono l’etimologia di questa parola, che in ebraico vuol dire “apertura delle porte”. Un termine importante, perché identifica il primissimo ceppo di questo vitigno a bacca bianca importato direttamente da Cipro, da Comte de Champagne, dalle Crociate del XIII secolo, nella regione dell’Aube, in Francia, e trapiantato nella Côte des Bar».

In merito a questo ci sono diverse versioni dell’origine del vitigno (anche una traduzione che parla di Porte di Dio) su origini autoctone, romane, ma è indubbio il ruolo storico di Comte de Champagne “certificato” anche da una delle vetrate della Chiesa di Santa Maddalena, a Troyes, che ritrae proprio il Comte mentre porge a un cardinale il primo ceppo di uve di Chardonnay riportato dalle Crociate.

«Avrò avuto circa dodici anni– mi dice Revoled ero con mio padre. Vedendo quella immagine e sentendo la sua spiegazione ho avuto come un’illuminazione, un colpo di fulmine che ha fatto nascere in me un amore e una passione senza limitiDa allora ho incentrato la mia vita sull’azienda di famiglia e sul portare il valore della produzione dell’Aube nel mondo». Qui gli occhi di questo giovane manager si illuminano e si percepiscono anche nella nostra chiacchierata digital.

Stephane Revol

L’orgoglio del produttore che rivendica non solo per sé, ma per il suo territorio il giusto ruolo. Un territorio che coltiva vite in maniera ininterrotta da 800 anni. Ma non si tratta solo di storia in questo caso. Da sempre sostengo che questa aiuta a conoscere meglio il proprio territorio, le sue tradizioni, ma anche le vigne e le uve.

Ci troviamo in questo con Revol che mi spiega la filosofia produttiva dell’azienda parlandomi del loro vino di ingresso: si tratta di uno champagne che esce dopo 55 mesi. «Il nostro stile di champagne è diverso. Secondo noi ogni singola bottiglia rappresenta un momento di condivisione e in ogni nostra cuvée si devono trovare golosità, complessità ed eleganza».

Dai 40 ettari (ed 80 differenti parcelle, vinificate separatamente) si ottengono differenti prodotti, ma ci soffermiamo proprio sul vino che è un biglietto da visita della Maison. «Otteniamo la golosità dall’assemblaggio– ci dice – che viene fatto nel massimo dell’evoluzione dei vini base dopo 3 mesi.

Comte de Montaigne. La cantina

A questi seguono 48 mesi di invecchiamento (ed ecco la complessità) e quindi il rémuage che dura altri 3 mesi. Questo processo lento ci permette di avere una bollicina elegante. Quindi la sboccatura dalla quale facciamo passare un altro mese prima dell’immissione in commercio».

Ed ecco il prodotto pronto, ma in Italia (riesco a domandare furtivamente, frenando la passionalità con la quale mi ha appena spiegato il percorso di vita di questa bottiglia)?

«Abbiamo una filiale diretta a Milano– spiega – ma, durante questo periodo abbiamo pensato anche ad una nuova forma di vendita. Non le nascondo che ero molto scettico, data la situazione attuale, perché non mi sembrava opportuno. Ma le numerose richieste arrivate in azienda, dai nostri clienti privati e dagli amici della Maison, mi ha fatto cambiare idea».

Un e-commerce (https://www.comtedemontaigne.com/shop) evoluto con consegne il 24 paesi europei in 24 ore con spedizione gratuita in Italia e Francia dalle sei bottiglie in su. Nel sito ci sarà spazio anche alle recensioni dei clienti che saranno anche coinvolti in iniziative speciali sui social. Ci lasciamo con Revol dandoci appuntamento in Aube per una visita che entrambi ci auguriamo poter essere quanto prima.

Comte de Montaigne. Vigneti

Best practice eco-sostenibili

La Corporate Social Responsibility è al centro del DNA di valori e principi che ispirano il processo produttivo di Comte de Montaigne e si traduce in alcune importanti best practice che riducono al minimo gli effetti nocivi della vinificazione sull’eco-sistema circostante. Ad esempio:

  1. Nutrizione e difesa della vite:
    il disciplinare della Maison include fino a un massimo di tre trattamenti annuali della vigna, che vengono effettuati solo in caso di malattie delle piante e mai in via preventiva.
  1. Gestione e lavorazione del suolo:
    finalizzati all’aumento del contenuto di sostanza organica e quindi alla riduzione di CO2 emessa in atmosfera;
  1. Gestione dell’acqua di irrigazione:
    corretto momento di intervento e volume di acqua utilizzato, frequenza di intervento, sono tutti aspetti importanti in un’ottica di riduzione dell’uso dell’acqua ma allo stesso tempo dei potenziali stress per la pianta;
  1. Niente Gas a protezione dei vitigni:
    per contrastare gli effetti nocivi del gelo sui vitigni, la Maison non usa Gas per scaldare la vigna, ma semplice acqua, che avendo una temperatura di congelamento di zero gradi, viene irrorata sulle gemme, che altrimenti gelerebbero a meno 2 gradi, per proteggerle.
  1. Un ciclo produttivo a ridotte emissioni di Co2:
    alla prima fermentazione del mosto a temperatura controllata segue la fermentazione in bottiglia detta presa di spuma, che azzera, o quasi, l’emissione di Co2 nell’atmosfera.