Chianti Classico. Alessandro Campatelli, Riccardo Gabriele, Guido Orzalesi, Alessandro Anichini
Chianti Classico. Alessandro Campatelli, Riccardo Gabriele, Guido Orzalesi, Alessandro Anichini

Metti una sera a Firenze al Gladius Bistrot e riunisci quattro produttori del Chianti Classico. Aggiungi un gruppo interessato di giornalisti provenienti da diversi Paesi stranieri e dall’Italia. E, con la regia di PR Comunicare il vino con la presenza di Riccardo Gabriele e di Lisa Tommasini, il successo è assicurato.

L’occasione è stata la settimana di Anteprime di Toscana e i protagonisti sono state le Cantine Riecine con Alessandro Campatelli, Tenute Selvolini con Alessandro Anichini, Castello la Leccia con il direttore Guido Orzalesi e Querceto di Castellina con Jacopo di Battista.

Una degustazione in modalità aperitivo che ha consentito di approfondire il discorso vinicolo, gustare le diverse espressioni della denominazione Chianti Classico, senza farsi mancare alcune delizie del Gladius tra cui notevolissimi crostini con il fegato, tipici toscani.

La parola ai produttori

Con ciascuno dei produttori presenti, abbiamo fatto quattro chiacchiere per conoscerli meglio.

Castello La LecciaGuido Orzalesi, Castello La Leccia con i suoi Chianti Classico, ma anche un rosato di bella identità e grande eleganza.

«Un divertimento, ne produciamo ottocento bottiglie, possiamo quasi definirla una scommessa con il cantiniere».

Chi ha vinto?

«Lui, perché io gli dissi se non è buono, non si imbottiglia, ma eccolo qui, ho dovuto chinare il capo di fronte a un ottimo lavoro. Si tratta di Sangiovese raccolto in anticipo e quattro filari di Ciliegiolo, un vino capace di mantenere un bel frutto e una spiccata freschezza».

«Alla Anteprima Chianti Classico il vostro Gran Selezione mi ha particolarmente colpito, un passo avanti rispetto a numerose altre etichette presenti.

«Mi piace dire che il merito sia del vigneto, anche se va detto che di quelle viti ci occupiamo lungo tutto l’anno, con un grande lavoro per garantire la ricchezza del suolo e il suo nutrimento. È anche il risultato della scelta di agricoltura biologica che abbiamo compiuto nel 2010, ritengo abbia portato anch’essa ricchezza e definizione nei vini, in particolare nella Gran Selezione, appunto, da singolo vigneto».

Senza tralasciare la sua grande eleganza.

«Quella è l’espressione del Sangiovese, noi non possiamo fare altro che accompagnarla con il nostro stile».

Tenute SelvoliniAlessandro Anichini, una storia secolare quella della tua famiglia, più recente quella vinicola con Tenute Selvolini e vini di grande contemporaneità.

«A Volpaia, la nostra famiglia risale al 1600, la storia del nostro vino è decisamente più contemporanea. Sono stato io, dopo gli studi di viticoltura ed enologia, a riprendere la produzione del vino nel 2020. Fino ad allora i miei genitori erano stati conferitori di uve, e insieme a mio nonno vendevano vino in damigiane. Così abbiamo deciso di ristrutturare la cantina e di iniziare questo percorso con le nostre etichette».

Avete comunque preservato la storia.

«Nella nostra Riserva usiamo le uve del vigneto più vecchio, ben cinquantaquattro anni di età. La viticoltura è sempre stata nella nostra famiglia».

Tu sei l’enologo, questa idea di vinificare in rosato, quando ti è venuta?

«Il primo anno, per avere una bottiglia in alternativa ai rossi Chianti Classico e Riserva, per diversificare e per ovviare alla assenza di un bianco. Sempre per diversificare abbiamo iniziato a produrre anche un IGT Toscana».

Con l’IGT Toscana cosa volete esprimere?

«È un Sangiovese e Merlot, più fresco e beverino, si chiama 8001 come il numero del nostro telefono di casa, il primo ad essere utilizzato da un privato nel comune di Radda, lo abbiamo voluto celebrare con questa etichetta».

Riecine RiservaAlessandro Campatelli, proprietario di Riecine, nei tuoi vini classe e originalità, in particolare mi ha molto affascinato il tuo Gran Selezione, davvero un ottimo vino.

«La Gran Selezione è un progetto che ho fortemente voluto all’interno di Riecine, iniziato con l’annata 2019, perché mi sono voluto prendere il tempo per riflettere su quale potesse essere l’area migliore per dare ai consumatori un dettaglio in più del Chianti Classico. Così ho selezionato questa vigna, che si chiama Gittori, che gestivano da anni in affitto per poi comprarla, appunto nel 2019. È una vigna che ha una caratteristica davvero unica, è completamente circondata da un bosco di conifere, storicamente coltivato dai monaci di Badia a Coltibuono.

Un bosco con cipressi, pini, abeti, tutti alberi produttori di resine, la cui balsamicità viene esaltata dalla tecnica di vinificazione e si ritrova nel vino con grande carattere.

In particolare l’annata 2022 rispecchia davvero bene le caratteristiche di quel terreno con buona acidità e freschezza e un grado alcolico contenuto».

Per celebrare i dieci anni di carriera hai realizzato dei vini “dedicati”, di che si tratta?

«Dieci anni di carriera, sono un momento importante da celebrare, per questo mi sono voluto regalare, andando contro tendenza in un momento in cui tanti riducono.

Il progetto si chiama “Sumi-e”, che è il nome di una tecnica pittorica giapponese su carta di riso, della quale sono grande appassionato, infatti la grafica delle etichette è realizzata da me. I vini sono dedicati a tre persone molto importanti, che mi hanno accompagnato e supportato nel mio percorso decennale.

Il primo è un Merlot dedicato al mio mentore Andrea Franchetti, venuto a mancare nel 2021, già proprietario di Tenuta di Trinoro, è stata la persona che mi ha insegnato tutto, mi ha dato responsabilità sia amministrative che enologiche.

Poi c’è un blend che con ironia chiamo “mischione”, è dedicato a mio nonno Emanuele e si chiama “Lelle” che era il suo soprannome. I vitigni sono Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Mammolo e anche Trebbiano. E poi c’è “Slovi” dedicato a mia moglie Andrea, che affettuosamente chiamo Slovi per le sue origini slovene. Un bianco da Trebbiano e Malvasia, varietà toscane, ma realizzato con la tecnica di vinificazione slovena della macerazione: quindici giorni sulle uve in vasca di cemento, cui seguono tre mesi di affinamento in legno di Slavonia, prima di entrare in commercio».

Querceto di CastellinaJacopo di Battista porti “L’Aura Chianti Classico” dalla tua azienda vinicola di Querceto di Castellina. Una tenuta meravigliosamente adagiata sulle colline della denominazione, che esprime il pieno carattere toscano.

«Il nostro approccio ai vini è fatto di semplicità e ascolto, ogni nostro vino racconta una storia diversa. Quella del Chianti Classico è lunga quasi trent’anni, fatta di passione, attenzione e voglia di cercare sempre il meglio. Dalle barrique ai tonneaux, fino al cemento. Dalla scelta del blend, seppur di piccola percentuale, con Canaiolo e Ciliegiolo, alla ricerca della purezza chiantigiana con il Sangiovese al cento per cento».

La stessa precisione e ricchezza, la medesima freschezza e il fascino che troviamo anche in “Sei” Chianti Classico Gran Selezione, da singolo Cru che nelle degustazioni delle Anteprime ci ha regalato un sorso di grande eleganza.

Andrea Radic