Due giornate intense e di grande ricchezza enologica sono quelle vissute e Firenze da addetti ai lavori, giornalisti e appassionati che hanno frequentato la 33 edizione “Chianti Classico Collection” alla Stazione Leopolda.
Duecentoventitre le aziende presenti con 680 etichette della denominazione Chianti Classico, di cui 190 Chianti Classico Riserva e 185 Gran Selezione, all’insegna del tema scelto per questo 2026 “Wine is Culture”.
Non una dichiarazione astratta, ma un’affermazione che, per il Chianti Classico, ha radici profonde e documentate. Dal 1716, anno in cui vennero definiti per la prima volta i confini ufficiali della denominazione, il Chianti Classico rappresenta un caso unico di un territorio in cui il vino è espressione diretta e non unica di una costruzione culturale stratificata nel tempo. Dalla Siena del Medioevo alla Firenze del Rinascimento, le colline chiantigiane che uniscono queste due simboliche capitali di un territorio ricco di oltre 300 siti storici protetti.
Nel Chianti Classico il vino quindi non più solo come prodotto di una pratica agricola, ma come risultato di un sistema complesso fatto di storia, paesaggio, architettura rurale, conoscenze tramandate, appartenenza che diventa condivisione e accoglienza.

La cena di accoglienza
E in tema di accoglienza, la sera della prima giornata, il Consorzio Chianti Classico ha tradizionalmente apparecchiato la tavola nel foyer del “Teatro del Maggio Fiorentino”, regalando come consuetudine, un momento di condivisione vera e di confronto, impreziosito dalla bellezza di un luogo palcoscenico della cultura italiana.
Indovinata la disposizione dei posti per unire le produttrici e i produttori alle giornaliste e ai giornalisti di tutto il mondo per favorire approfondimento e conoscenza.
A portare il proprio saluto istituzionale sono stati il Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana e Stefania Saccardi, presidente del Consiglio Regionale, entrambi molto presenti alle iniziative dei diversi consorzi durante questa settimana di anteprime e concretamente attenti a costruire un supporto istituzionale concreto e costruttivo a favore del sistema vino toscano e di tutto il suo comparto.
I numeri del Gallo Nero
Il 2025 ha continuato a sorridere al Gallo Nero: in un contesto internazionale sempre più complesso, la denominazione Chianti Classico ha registrato una crescita nelle vendite, guadagnando in termini di volumi più di un punto percentuale rispetto all’anno precedente, e andando così a confermare la tendenza dell’ultimo triennio.
Il mercato nazionale per la denominazione rappresenta oggi il 19% delle vendite, mentre è l’export a fare la parte del leone. Nel 2025 le vendite all’estero hanno seguito due tendenze principali: una maggior concentrazione sui mercati nordamericani, USA e Canada, che insieme hanno assorbito il 49% dell’offerta, e un aumento del fatturato su mercati dai volumi più bassi, ma che anno dopo anno registrano un aumento del prezzo medio, come Svezia, Germania, Norvegia che mostrano segnali importanti di crescita del fatturato.

Dall’altra parte del mondo, l’Oriente tra Cina, Singapore e Hong Kong ci sono ottime premesse anche per le relazioni che il Consorzio sta intessendo tramite azioni mirate di promozione.
Il contesto europeo si presta anch’esso a una lettura omogenea: i principali mercati del continente, quali Germania (4%) e Paesi Scandinavi (6%), vedono una crescita in termini di valore. Questa è un’inversione di tendenza rilevante, che va ad allinearsi con l’approccio italiano, mostrando le grandi maturità e consapevolezza di questi mercati.
«I viticoltori del Chianti Classico hanno intrapreso un percorso di valorizzazione dei vini a denominazione Chianti Classico ormai decenni fa. Come sempre in agricoltura, il cambiamento è lento e graduale, ma oggi possiamo toccarlo con mano: è innegabile la crescita del valore del vino Chianti Classico, in particolare delle due tipologie premium, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione – dichiara il Presidente Giovanni Manetti – Altresì eravamo certi del rapporto di amicizia e fiducia che ci lega al Nord America: la crescita sul mercato statunitense e canadese non deve destare alcuna sorpresa, anche perché le attività promozionali su questi due mercati strategici non hanno mai abbandonato la nostra programmazione».
Andrea Radic




















