A Milano, all’Enoluogo per approfondire la conoscenza con “I Resistenti” di Nicola Biasi, un progetto originale e di bella intelligenza enologica. Una giornata, organizzata da PR-Comunicare il Vino di Riccardo Gabriele, che supporta strategicamente realtà vinicole nel loro percorso di posizionamento e crescita.
“Resistenti Nicola Biasi” nasce nel 2020 da un’idea tanto concreta quanto visionaria: cambiare il modo in cui pensiamo la sostenibilità nel vino, spostandola dalle dichiarazioni alle pratiche quotidiane.

È un progetto che non si limita a “ridurre l’impatto”, ma prova a ripensare l’origine stessa del problema: in vigneto, dove le malattie fungine richiedono spesso numerosi interventi. Da qui la scelta di lavorare con vitigni resistenti (Piwi) e con viticoltura di precisione, per ottenere vini di alta qualità con una sostenibilità che sia misurabile nella gestione, nei passaggi, nelle decisioni operative.
Resistenti a cosa? Chiedo a Nicola Biasi.
«Ai funghi e a questi cambiamenti climatici che ci mettono un po’ in difficoltà. Il progetto nacque nel 2020 quando con la mia azienda e altre cinque abbiamo deciso di metterci in rete in modo serio, per produrre vini realmente sostenibili, ma al medesimo tempo buoni, per soddisfare la voglia di vini bevibili e piacevoli».
Un lavoro di ricerca e selezione importante.
«Sì, ma la vera forza è il lavoro che facciamo insieme. Le realtà sono diverse per i terreni, il clima, le altitudini ma è proprio questo che ci permette di capire come le diverse varietà reagiscono e si comportano. Ogni anno facciamo duecento “nano-vinificazioni” per capire nel dettaglio le migliori fermentazioni».

Quanti siete oggi?
«Otto aziende tra Veneto, Friuli, Trentino, Piemonte e una nella Mosella tedesca».
Avete anche prodotto un vino che racchiude in sé i vini di sei aziende, qualcosa di veramente originale.
«Vado personalmente a scegliere le “basi”. Poi ci spostiamo nella mia cantina per l’ultimo passaggio di vinificazione e si imbottigliano».
Carattere preciso, vini lavorati molto bene, con identità e unicità delle espressioni vinicole di queste bottiglie. Le tipologie sono tutte presenti, dalle bollicine ai bianchi di gran carattere, a vini rossi che esprimono le terre di provenienza, sempre con una mano davvero di fascino.

Il nome non è solo tecnico, è emotivo. “Resistenti” significa sì vitigni più forti, ma anche agricoltura che non cede alla scorciatoia, produttori che non aspettano che il cambiamento li travolga, ma lo costruiscono. È un progetto che parla al presente con una parola che sa di futuro: resistere non come difesa, ma come scelta attiva.

Il progetto non “uniforma” le aziende: le mette in dialogo. Ogni realtà lavora nel proprio luogo, con la propria mano e la propria sensibilità. Il termine “Resistenti” diventa una voce unica solo quando queste differenze si incontrano, mostrando che la sostenibilità può essere anche un gesto corale, non solitario. La rete si racconta insieme in appuntamenti ed eventi nazionali e internazionali, portando sul campo attraverso assaggi, incontri e confronto diretto con pubblico e critica.
Le aziende parte del progetto sono
Ca’ da Roman (Pedemontana veneta, Veneto)
Colle Regina (Colli trevigiani, Veneto)

Progetto Mosella (Mosella, Germania)
Oddone Prati (Monferrato, Piemonte)
Poggio Pagnan (Valbelluna, Veneto)
Vin de la Neu (Dolomiti trentine, Trentino)
Tenuta della Casa (Friuli Venezia Giulia)
Albafiorita (Friuli Venezia Giulia)

Questa lista, letta tutta d’un fiato, racconta qualcosa di raro: una sostenibilità che attraversa confini, altitudini e culture agricole, ma resta coerente perché nasce da una regia enologica, quella di Nicola Biasi, e da un intento comune.
Andrea Radic



















