Terenzuola. I Pini di Corsano
Terenzuola. I Pini di Corsano

Ci sono momenti in cui il vino esce dai confini della tecnica e si fa esperienza condivisa. Momenti in cui nel calice affiorano insieme memoria, territorio e visione.

È quello che è accaduto il 26 febbraio a Terenzuola, dove la presentazione della nuova annata de I Pini di Corsano si è trasformata in qualcosa di profondo: un viaggio dentro l’idea di Vermentino di Ivan Giuliani, un’idea personale, radicale, inconfondibile. Futurista, sì, ma nel senso più autentico del termine: capace di guardare avanti senza perdere il contatto con la terra da cui tutto nasce.

I vermentini non fanno malolattica: restano tesi, vivi, luminosi. E dietro ogni bottiglia c’è un lavoro impressionante di osservazione e pazienza, che ha portato la cantina ad affrontare anche 40 giorni di vendemmia con 70 vinificazioni separate. Numeri che, più che raccontare un’organizzazione, raccontano un’ossessione benefica al dettaglio.

Terenzuola. La degustazione
Terenzuola. La degustazione

In questo contesto, I Pini di Corsano rappresenta il cuore più intimo del progetto. Nasce da vigne di 25-27 anni, da una parcella piccola, preziosa, dove il Vermentino si è da sempre differenziato nella produzione per una voce più nitida e profonda. È un vino che non cerca di piacere immediatamente: si apre con lentezza, prende spazio, cambia nel bicchiere e soprattutto, resta.

La nuova annata, la 2024, ha dato proprio questa impressione: quella di un vino in tensione, vibrante, attraversato da una freschezza ritrovata. Si rincorrono note di mela, foglia di mandarino, balsamicità, erbe officinali, con un accenno esotico appena sussurrato. C’è energia, ma c’è anche profondità. E soprattutto c’è quella sensazione rara di trovarsi davanti a un vino che non si esaurisce nel sorso, ma continua a parlare anche dopo.

Accanto a lui, Fosso di Corsano ha mostrato l’altra faccia di questa storia: più lunga, più materica, a tratti più mediterranea, ma sempre tenuta insieme da una sapidità netta e da un’impronta fortemente territoriale. Il 2024 si è fatto ricordare per il frutto intenso, la componente agrumata, la bella tensione e un finale pieno, centrato. Il 2023 ha portato con sé note più evolutive, tra idrocarburi e balsamicità, mentre il 2022, più schivo al naso, ha trovato il suo passo nella lama acida e nella forte sapidità.

Terenzuola. Fosso di Corsano
Terenzuola. Fosso di Corsano

È stata soprattutto la verticale delle annate più mature a toccare corde profonde. Perché lì il Vermentino, spesso ingabbiato nel pregiudizio del vino giovane e immediato, ha mostrato invece tutta la sua capacità di trasformarsi. Il 2017 di Fosso di Corsano, mi ha sorpreso, ha unito idrocarburo, cera d’api e note mentolate a una persistenza lunghissima. Il 2013, annata unica e memorabile, ha messo in fila miele, resina, cera, profondità balsamica, con un finale che sembrava non voler finire. Un vino che chiede attenzione e in cambio offre identità.

Anche I Pini di Corsano nelle annate precedenti ha confermato questa vocazione. Il 2023 si è mosso su toni più officinali e carburici, con richiami di cera d’api e burro. Il 2022, più ampio e caldo, ha lasciato emergere salvia, muschio bianco, cera, e soprattutto un finale lunghissimo, di quelli che restano come una traccia.

Dopo la degustazione, la giornata è proseguita nell’altra ala dell’azienda, a tavola, dove il vino ha trovato un nuovo linguaggio, quello della cucina. Il pranzo firmato da Giacomo Devoto, chef 1 stella Michelin presso Locanda de Banchieri, ha portato nel racconto dell’evento una dimensione ulteriore: quella dell’armonia tra visione enologica e sensibilità gastronomica.

Il suo menu ha accompagnato gli altri vini della linea di Terenzuola: Vigne Basse (Colli di Luni Vermentino DOC) per un’idea più immediata e non impegnativa di Vermentino.

Il Cinque Terre DOC, il progetto aziendale che si affaccia direttamente sulle terrazze fronte mare dove coltivare la vite è una scelta eroica ripagata da vini vibranti, sapidi e saporiti.

Terenzuola. Fosso di Corsano
Terenzuola. Fosso di Corsano

Permano (IGT Costa Toscana) – Vermentino e Trebbiano. Il vino della memoria e delle origini: nasce da vigne storiche dei primi del Novecento, co-impiantate ad altissima variabilità ampelografica, terrazzate tra Carrara e il mare, e porta dentro di sé l’idea più “eroica” e identitaria dell’azienda. Il nome “per Ermano”, cioè come un vino dedicato a Ermano Giuliani, padre di Ivan, legato alle origini familiari di questo fazzoletto di terra acquistato nel 1938.

Siamo passati poi ai rossi con La Nerine 2024, l’espressione più immediata e fragrante del Vermentino Nero di Terenzuola: un rosso raro, territoriale, fine nei tannini e giocato su freschezza, frutto e tensione, capace di raccontare la Lunigiana con un linguaggio originale e fuori dagli schemi.

Quasi a conclusione del pranzo, un regalo inaspettato per gli ospiti, si è aperta un Fosso di Corsano 2007. Un vino da meditazione, da tenere nel calice e ascoltarlo evolvere.

Immancabile come dulcis in fundo il raro Cinque Terre Sciacchetrà DOC, uno dei grandi vini passiti italiani: intenso e profondamente legato al paesaggio estremo delle Cinque Terre, dove le vigne sono coltivate su ripidi terrazzamenti affacciati sul mare.

Dopo questa giornata posso concludere che a Terenzuola il Vermentino non viene soltanto prodotto: viene pensato, attraverso tanto studio, ricerca e ascolto della natura. Forse è proprio questo che rende I Pini di Corsano un vino così speciale. In un panorama dove spesso si cerca l’effetto immediato, Ivan Giuliani sceglie la profondità, la coerenza, la possibilità dell’attesa. E nel farlo consegna al Vermentino una forma nuova: più libera e consapevole.

Il 26 febbraio a Terenzuola, non è stata presentata soltanto una nuova annata. È stata rinnovata una visione.

Alice Romiti