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La Doc Morellino di Scansano: passato presente e futuro

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Il Morellino di Scansano, famosa Doc della costa toscana, festeggia a Vinitaly i suoi primi quaranta anni (1978- 2018), con una masterclass, che ne ha messo in luce i tratti tipici di immediatezza e longevità, confrontando produzioni passate e presenti, per prevedere quali saranno le tendenze  future.

Filippo Bartolotta, sommelier, giornalista e critico enogastronomico, ha brillantemente guidato i presenti in un viaggio nel tempo dal 1990 al 2017, attraverso le undici etichette di otto diverse annate: Morisfarms (Moris 1990), Santa Lucia (Tore del Moro 1997), Fattoria Acquaviva (Bracaleta 2001), Fattoria Mantellassi (Le Sentinelle 2004), Roccapesta (Roccapesta 2007 e Ribeo 2016), Val delle Rose (Poggio al Leone 2013), Marchesi de’ Frescobaldi ( Santa Maria 2016), LaSelva (La Selva 2016), Conte Guicciardini – Massi di Mandorlaia (Carbonile 2016), Monterò – Monterozzino (More 2017).

Abbiamo ripercorso, attraverso un’interessante degustazione, la storia della Doc Morellino di Scansano, scoprendone la capacità di produrre vini longevi, in grado di trasmettere grandi emozioni, nonostante lo scorrere del tempo.

La zona di produzione del Morellino di Scansano è localizzata in provincia di Grosseto. Scansano si trova in Maremma ed è un quadrilatero compreso tra i due fiumi: Albegna e Ombrone. Il Monte Amiata (1750 metri sul livello del mare), un antico vulcano, assicura alla zona un’importante ventilazione. L’ultima eruzione dell’Amiata, che risale a circa 200.000 anni fa, ha diviso il territorio in due zone geologiche: una tufacea, verso il mare e l’altra più argillosa. Questa varietà di terreno comporta una produzione vinicola piena di sfumature. I vigneti subiscono inoltre l’influsso della brezza marina, che conferisce una particolare cifra stilistica ai vini prodotti.

Siamo a sud e il potente calore del sole a volte rende difficile gestire un vitigno come il Sangiovese che possiede acini protetti da una buccia sottile che lo rendono maggiormente vulnerabile agli agenti atmosferici. Secondo il disciplinare il Sangiovese può essere affiancato da un 15% di vitigni complementari a bacca nera, tra questi, in particolare l’Alicante conferisce al vino dei sentori speziati.

L’elemento sorprendente, osservato durante questa masterclass, è che le vecchie annate che abbiamo degustato, non concepite in origine come riserve, ma come vini nei quali il territorio sarebbe dovuto fluire liberamente, pur non essendo nate con criteri di longevità, hanno rivelato inaspettate attitudini, oltre ad eleganza e complessità.

Questo excursus ha evidenziato le diverse modalità espressive sviluppatesi con il passare degli anni e una tendenza moderna a ritornare alle origini, abbandonando l’uso delle barriques oltre al palese desiderio di allontanarsi da opulenza e eccessiva concentrazione.

La produzione media annua di Morellino di Scansano è di circa dieci milioni di bottiglie, 7,5 milioni delle quali, vendute in Italia e 2,5 milioni all’estero.

«Il 2017 è stato un anno complicato in cui diversi fattori tra cui la siccità e le gelate primaverili hanno portato a un calo complessivo della nostra produzione del 26,4%. Nonostante la perdita in termini di volume, la qualità dei vini è risultata ottima»  spiega Rossano Teglielli, Presidente del Consorzio.

L’interesse intorno a questa denominazione è in crescita e in questo periodo molto è stato fatto per la sua valorizzazione, in virtù delle sue qualità intrinseche e della crescente rinomanza internazionale, tanto da ottenere nel 2006 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, a partire dalla vendemmia 2007.

Il Morellino di Scansano in chiave odierna è un vino in cui il territorio riesce ad esprimersi con maggiore franchezza e sfumature.

 Alessandra Rachini