Abbiamo avuto il privilegio di far parte del gruppo di operatori dell’informazione internazionale che ha partecipato all’Hospitality Innovation Show H&T 2026 tenutosi presso il Centro Fieristico e Congressi FYCMA di Malaga dal 2 al 4 febbraio.
Ci hanno accolto il presidente della locale Camera di Commercio – partner strategico della manifestazione organizzata dal Comune di Malaga -, José Carlos Escribano e il sindaco di Malaga, Francisco de la Torre. A fare gli onori di casa, Iván Cortés Gómez, del Dipartimento del Commercio Estero e del Turismo malagueño.
La Camera di Commercio di Malaga conferma la propria volontà di generare sinergie strategiche e opportunità di business per le aziende dell’ospitalità e dell’enoturismo. Il network incoming ha inteso coinvolgere alcuni professionisti della comunicazione stranieri (Italia, Regno Unito, Grecia) per rafforzare le relazioni con i loro Paesi di origine. L’iniziativa è stata cofinanziata dai fondi FESR dell’Unione Europea e dal Comune di Malaga.

Malaga
Malaga è la seconda città dell’Andalusia e la più importante della Costa del Sol. Oltre ad aver dato i natali a Pablo Picasso, è nota per l’Alcazaba, una fortezza moresca dell’XI-XV sec. con mura, cortili e giardini perfettamente conservati. Anche l’adiacente Teatro Romano del I sec. a.C. testimonia un passato remoto ricco di storia, sin dai tempi dei Fenici.
A far buona compagnia al ristorante stellato dello chef José Carlos García, a Malaga si trovano altri tre locali che vantano il riconoscimento Michelin: Kaleja, Blossom e Palodú. El Pimpi Bodega-Bar, invece, è dal 1971 il ritrovo più autentico e conviviale della città, in grado di preservare nel tempo le proprie prerogative nonostante i tanti visitatori e clienti stranieri.

Prima di addentrarci nelle degustazioni di vino e birra che hanno caratterizzato una parte della nostra trasferta, eccovi alcune indicazioni sull’enogastronomia spagnola. La bevanda tipica a base di vino, soprattutto in Andalusia, è il tinto de verano – vino rosso, soda al limone e ghiaccio – mentre la sangria è una creazione destinata ai turisti; la paella – originaria di Valencia – si prepara nelle cucine casalinghe solo a pranzo e i ristoranti che rispettano la tradizione non la mettono in menù a cena.
Per sottolineare l’importanza del vino in Spagna, ricordiamo che si tratta del Paese con la maggior superficie di vigneti biologici al mondo: un colosso della viticoltura focalizzato sulla qualità e la sostenibilità della produzione. In Andalusia, oltre all’iconico Moscatel, si fanno largo le etichette della DOP Sierras de Málaga e i vini dell’altopiano di Ronda, che beneficiano delle escursioni termiche negli areali situati a 800 m. slm.
L’esperienza vissuta a Malaga in occasione del 28° H&T ci ha confermato le potenzialità dell’accoglienza turistica andalusa e la volontà delle istituzioni di incorporare il settore della hostelería (ospitalità e ristorazione) nella rete di imprese del territorio.
Bodega San Francisco Javier e il Fino de Pago

Miguel Calvo e Violeta Luza, rispettivamente responsabile tecnico e direttrice commerciale della Cantina San Francisco Javier di Jerez de la Frontera, ci hanno presentato cinque annate del loro Viña Corrales Fino de Pago Balbaina, vino bianco D.O. Jerez-Xérès-Sherry da viti di 65 anni.
I Pagos sono distretti viticoli paragonabili alle nostre MGA o ai cru francesi; il termine Fino attiene sia al nome del vitigno di provenienza – Palomino Fino in purezza – che alla raffinatezza del prodotto finale.
La Cantina è di proprietà di Carlos del Rio e Peter Sisseck, il visionario ingegnere agrario danese che ha rivoluzionato la viticoltura spagnola. Nella sua cantina biodinamica Dominio de Pingus, nella Ribera del Duero, si produce infatti “Pingus”, una delle etichette di Tempranillo più pregiate del mondo.

Viña Corrales è vinificato con il sistema Solera, o meglio Criaderas y Soleras: in Italia tale tecnica caratterizza il Marsala Vergine Soleras, per intenderci.
Le botti di rovere americano – non nuove – sono sovrapposte in una sorta di piramide. In primavera, dai contenitori a terra si spilla il vino per l’imbottigliamento: si tratta della Saca, cui si riferisce l’anno in etichetta (che non è l’anno della vendemmia, quindi) e dalla fila immediatamente superiore si fanno i prelievi per i rabbocchi. Un sesto della botte resta sempre vuoto per garantire sopravvivenza alla Flor, il segreto della qualità del Fino: un velo di lieviti naturali che fanno da schermo all’ossigeno e conferiscono aromi unici al prodotto finale.

La degustazione delle annate dal 2021 al 2025 ha rivelato un vino giallo dorato, limpido seppur non filtrato.
L’assaggio del 2021 è quello che ci ha sorpreso di più: all’inizio legnoso sia a naso che in bocca – dolce di vaniglia, pungente di alcol e debole nel finale – dopo l’ossigenazione ha trovato perfetto equilibrio e gradevole persistenza. Bello il 2024, fresco di un’acidità che ha invitato alla beva esaltando i sentori di mela e mandorla, mentre troppo giovane ci è parso il 2025. Il piacevole 2023 promette longevità e il 2022 – seppur gravato da una flor indebolita – ha evidenziato la capacità dell’azienda di fare buon vino anche in condizioni difficili.
In occasione della fiera di Malaga, la Bodega San Francisco Javier ha annunciato il progetto Viña La Cruz, un nuovo Fino proveniente dal prezioso Pago Macharnudo.
Mahou San Miguel – La Cerveza in un racconto
Anche se la birra San Miguel nacque a fine ‘800 nell’arcipelago delle Filippine, la sua storia è saldamente legata alla Spagna e in particolare a Malaga, che ospita uno stabilimento produttivo dal 1966 e la sede legale dell’azienda dal 2017.
Non ci siamo fatti mancare una degustazione guidata dal responsabile qualità e ambiente del birrificio malagueño, José María Villero Salas: quattro tipologie di birra per scoprirne l’essenza in un crescendo alcolico, come da rito che si rispetti.
Senza entrare nel tecnico, è necessario sottolineare l’importanza della schiuma. Mentre per la maggior parte dei vini l’ossigenazione è fondamentale, nella birra l’ossidazione ne compromette in breve tempo le caratteristiche organolettiche. Il “tappo” naturale rappresentato dalla schiuma è l’antiossidante perfetto per salvaguardarne la qualità, una volta versata nel bicchiere.

Il flavour della birra è caratterizzato da tre elementi fondamentali: cereale e malto – che conferiscono note di crosta di pane, caffè, cioccolato e caramello a seconda dell’essiccatura o tostatura -, luppolo – cui si deve il bouquet floreale, fruttato ed erbaceo – e lievito – che dopo la fermentazione apporta altri sentori di frutta, cuoio e alcol.
La San MIguel 0,0 è una birra stile pale lager: malto d’orzo essiccato – non tostato -, bassa fermentazione e maturazione a freddo per qualche settimana. In commercio dal 2001, è stata la prima birra spagnola completamente analcolica (alc. 0,0% vol.). Senza giri di parole, la 0,0 ci è piaciuta: fresca di frutta al naso, equilibrata al sorso con acidità appena accennata, piacevole aroma di cereali e mela.
Diverso il giudizio sulla Radler 3,2% vol, birra con aggiunta di succo di limone concentrato, lievemente sulfurea al naso. In Spagna e in altri mercati la rinfrescante e netta nota agrumata è apprezzata per accompagnare fritture di mare, ad esempio. A noi è sembrata una bevanda al limone con tratti brassicoli troppo in sottofondo.
Nel terzo bicchiere, con immensa gioia, ci è stata servita la pilsner pale lager San Miguel Especial “Sentir Malaga” 5,4% vol. Limpida e dorata chiara, Burton-snatch alla prima olfattazione, ha mostrato fresco equilibrio luppolato in bocca e piacevole persistenza. Una birra davvero ben riuscita.
L’assaggio finale della Selecta 6,2% vol., dal sentore decisamente tostato e di colore ambrato lieve, ha rivelato profumo di mela e una nota piacevolmente amara al sorso. Una birra meno corposa e aromatica della Especial, con un finale cremoso.
Daniele Alessandrini




















