Home Primo piano Cavit, una visita nel futuro (parte prima)

Cavit, una visita nel futuro (parte prima)

0
16

In Trentino la vite è Vita

Cavit Oggi. Non è una semplice cooperativa di produttori, ma bensì una cooperativa costituita da cooperative trentine (il bisticcio è d’obbligo). Ben 11. I dati? Più di 4.500 viticoltori trentini associati alle loro cooperative e quest’ultime tutte in Cavit (Cantina VIticoltori del Trentino).

Insieme ad alcuni amici sommelier e appassionati, quelli veri (oggi sono definiti Wine Lovers), tutti facenti parte del gruppo di assaggiatori di Corriere del Vino.it, ci siamo trovati alla Cavit di Trento per una visita aziendale particolare: capire il concetto della cooperazione, dei grandi numeri, e dell’Eccellenza, quella con la “E” maiuscola.

“Le caratteristiche del Trentino, un’area relativamente contenuta, dove microambienti climatici e conformazioni ambientali così difformi, rappresentano la grande ricchezza della sua produzione vinicola” inizia così il racconto di Andrea Colombini, il bravo, preparato, giovane accompagnatore. Di quelli che non sanno la particina a memoria, sempre uguale, perfettina. Di quelli che ti fanno partecipe della visita e coinvolgono nelle illustrazioni, chiose particolari, esposizioni circostanziate e il wine lover procede ad annotazioni che faranno parte della memoria.

Ed allora tra automatismi, dispositivi sequenziali, catene di produzione che sembrano togliere al vino la poesia, il fascino, se vuoi la suggestione e idealità capisci l’avanguardia, il bisogno di andare oltre per il perseguimento della qualità. Un modo diverso di diffusione della cultura nel rispetto del territorio trentino, della tradizione dei suoi vini e nel supporto alla crescita dei propri viticoltori, in tutti i sensi.

La qualità: un elemento non a caso. Già da quando varchi il cancello sono “le regole di comportamento igienico-sanitarie, le norme comportamentali e le dovute informazioni” a dover essere rispettate. Non potrebbe essere altrimenti e lo capisci da quanto Andrea ricorda.

“La struttura produttiva di base del Trentino vinicolo è costituita da circa 10.000 ettari e la produzione di vino è in media pari a circa 870.000 ettolitri l’anno. Il fatturato giugno 2014-maggio 2015 ha raggiunto i 168,8 milioni di Euro. Cavit realizza il 79% all’estero soprattutto negli Usa”. È vero, numeri sempre numeri, per capire l’entità e lo sforzo tecnologico in continuo avanzamento.

Ma a noi piace anche la Storia, le singole zone produttive, i vitigni e la ricerca enologica d’avanguardia per amare i vini Cavit.

La Storia in pillole. L’inizio; correva l’anno 1950 quando alcuni produttori si associarono e creano il primo embrione Cavit. C’era bisogno di fare unione per risollevarsi dai disastri della guerra da poco terminata. Nel 1957 iniziò la vendita con il marchio della cooperativa, nacque la cantina che nel 1964 verrà trasferita nei primi locali di quella odierna. Oggi le dimensioni raggiungono ben 80.000 mq di superficie. Nel 1993 iniziò la produzione di spumante sia con Metodo Classico che Charmat: l’Altemasi.

Le Zone produttive e i vitigni che le contraddistinguono:

  • Campo Rotaliano. Teroldego, Chardonnay, Pinot Grigio, Lagrein.
  • Valle di CembraMüller-Thurgau, Chardonnay, Nosiola, Gewürztraminer, Pinot Nero.
  • Valle dell’Adige. Pinot Grigio, Chardonnay, Nosiola, Pinot Bianco, Gewürztraminer, Schiava, Lagrein, Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon.
  • Vallagarina. Pinot Grigio, Chardonnay, Müller-Thurgau, Moscato giallo, Marzemino, Lagrein, Merlot, Cabernet Sauvignon, Enantio.
  • Valle dei Laghi. Nosiola, Müller-Thurgau, Pinot Grigio, Gewürztraminer, Sauvignon Blanc, Chardonnay, Pinot Nero, Schiava, Lagrein, merlot, Rebo

La ricerca tecnologica d’avanguardia.  Informazione e divulgazione enologica. La collaborazione con due Istituti di valore. l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige – Fondazione Edmund Mach per sperimentazioni vinicole avanzate e la Fondazione Bruno Kessler per la ricerca scientifica dei microsistemi.

A tutto questo si associano quattro progetti fondamentali:

  1. Progetto PICA. Acronimo di Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola. Un progetto ritenuto di particolare importanza da Cavit. Analisi dettagliata delle caratteristiche del territorio vitato (suolo, clima e risposta vegetativa della vite) per la scelta dei migliori vitigni e realizzazione di un innovativo sistema (information and comunication technology) che permette agli enologi e agli agronomi di ricevere informazioni specifiche per ogni vigneto (fabbisogno di acqua, stato di maturazione, organizzazione delle vendemmie). Orientare il viticoltore in una gestione “ambiente-paesaggio-territorio” in un’ottica di sostenibilità totale.
  2. Progetto MASO TORESELLA.  L’antico Maso del ‘500 e la villa vescovile che dominano il Lago di Toblino sono circondati da un vigneto di 6,5 ettari sul quale si fonda il progetto: creazione di presupposti per l’ottenimento di vini di massima eccellenza.
  3. Progetto MASO ROMANI. Il vigneto di Maso Romani è sede di una ricerca considerata la più importante tecnico-scientifica avviata sul Marzemino
  4. Progetto Preparatori d’Uva. Nato nel 2007 da un’importante collaborazione con il Gruppo dei Preparatori di Simonit & Sirch, specializzati nel trasferire ai viticoltori le conoscenze necessarie per applicare un metodo di coltivazione rispettoso della vite.

Adesso le Aziende dai grandi numeri non ci fanno più paura.

Urano Cupisti

(Fine parte prima)

 

Nelle foto, dall’alto:

Il gruppo a “lezione” da Andrea

Lo stoccaggio automatico, viaggio nel futuro