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Capalbio è Vino

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Da sempre si produce vino a Capalbio ultimo borgo toscano al confine meridionale

Ci troviamo nell’ultimo lembo di Maremma, il Profilo dell’Argentario, l’isola di Giannutri in lontananza, la punta meridionale dell’Isola del Giglio, la torre di Burano e la macchia mediterranea dai profumi di lentisco e corbezzolo che si “consuma” lasciando il posto alle vigne man mano che ci avviciniamo al borgo antico.

Ricco di storia, ha seguito il destino comune delle lotte tra Signorie “ricordando”, più di altre, il dominio di Siena, il massimo splendore. Ne è prova, ancora oggi, il Leone senese che campeggia nel labaro comunale.

Terra di nuove conquiste da parte di facoltosi personaggi della politica, cultura e finanza italiani e non solo che, una volta passati da queste parti, hanno deciso di prenderne fissa dimora. Da lì a produrre vino il passo è stato breve. Oggi il “contadino” di Capalbio produttore di “vino sincero da sangiovese” non esiste più, (salvo rare eccezioni di piccolissime aziende con produzioni molto limitate) e non si è verificato alcun passaggio generazionale significativo (dal bisnonno al nonno, al padre ed infine ai figli) come in altre realtà toscane.

I “nuovi padroni”, alcuni radicati sul territorio da decenni, con visioni diametralmente opposte alle tradizioni, hanno studiato i micro climi, i terreni, le loro potenzialità nell’affannosa ricerca dell’eccellenza. La ricerca di una nuova identità per “gridare” a “squarciagola”: Capalbio è Vino.

“Vivevamo a Milano. Avevamo uno studio di urbanistica e architettura e frequentavamo da anni la Maremma, turisti fra i tanti. Nel 1992 ci siamo trasferiti armi e bagagli. Nostro figlio è passato dalla scuola elementare alla media, e noi tutti dalla nebbia milanese al sole maremmano”. Così esordisce Corinna Vincenzi titolare dell’Azienda Il Cerchio. La filosofia del cambiamento. L’inizio della nuova identità.

Durante la degustazione di 15 campioni presentati dalle 9 Aziende che si sono riunite in una Associazione per la comunicazione del territorio, è stato interessante l’ascolto delle voci dei produttori. Uno ad uno a raccontare le loro “storie, le scelte di vita”.

“Il nostro obiettivo è creare un vino di altissimo pregio, un premier grand cru di Toscana” è Matthieu Taunay, il giovane enologo di Monteverro che parla, a rappresentare l’azienda francese che produce sotto la consulenza di un “certo” Michel Rolland. (Questi personaggi non si muovono “per caso”).

“Una terra antica dove il lavoro appassionato di una nuova generazione di produttori si è trasformato in un territorio con una splendida vocazione vinicola. Tradizione e modernità fusione e complimenti esprimendo vini dove poter riconoscere un nuovo gusto della Toscana.” E’ la proprietaria di Villa Pinciana che ricorda la sua avventura da queste parti.

Qui non c’era nulla, campi da pascolo e una casa diroccata. Erano anni che cercavo un angolo di Toscana dove piantare una vigna e riprendere il cammino dalla mia infanzia trascorsa tra i filari dell’Oltrepò Pavese. Lo cercavo però in una zona allora ancora inesplorata, ricca di potenziale per produrre vini che combinassero personalità ed eleganza. E’ proprio qui, tra questa macchia mediterranea e questi boschi della bassa Maremma che nel 1998 ho trovato le condizioni ideali per realizzare il mio progetto”. Ė Javier Pedrazzini, genero di Paolo Baratta, che ricorda il progetto del suocero, usando le sue parole e, tra i presenti, Christian Coco, l’enologo, annuisce.

Una storia a parte, da libro “Cuore”, quella raccontata da Jaume Tarazona, un giovane enologo spagnolo cresciuto alla Corte “Monteverro”.  Un “globetrotter” del vino. Esperienze in Spagna, California, Sud Africa, Nuova Zelanda prima di approdare in Maremma. Al termine della formazione in Monteverro, pronto per il ritorno in Spagna , la decisione. Una cosa che ho imparato nel corso degli anni è che ognuno di noi è diverso dagli altri in termini di percezioni. Jaume ne è la prova. La Maremma è entrata dentro, lo ha conquistato. Qui ha deciso di rimanere e, assaggiando i suoi vini, mentre la sua “storia” ci affascina, comprendi “l’anima”.

Altre storie, altri racconti tutti a significare l’amore e la passione per il successo nella nuova identità.

I vitigni scelti per il nuovo corso? Ansonica, Vermentino, Viognier e Chardonnay a bacca bianca. Syrah, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Grenache, Alicante Bouschet e Sangiovese (di cloni diversi) a bacca nera.

Urano Cupisti