Altaluce : Alpinisti per passione, montanari d’adozione, vignaioli di professione

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Altaluce nasce nel 2020 dall’idea di Massimiliano Fornero e Daniela Alberghino, con un obiettivo chiaro: unire la passione per la montagna a quella per la viticoltura e il vino.

Il loro motto suona come un’identità cucita addosso: “Alpinisti per passione, montanari d’adozione, vignaioli di professione”. In quelle parole c’è già tutto: l’amore nella condivisione di un progetto, la disciplina di chi sa mettere passo dopo passo la determinazione necessaria per arrivare in alto e il forte legame emotivo al territorio.

La zona produttiva delle Cantina è alquanto suggestiva: siamo a Ivrea, nel suo centro storico, là dove la città cambia passo e diventa pietra, troviamo la Chiesa di Santa Croce, uno spazio raccolto – circa 100 mq – che Massimiliano e Daniela hanno in parte ristrutturato per ricavarsi uno spazio di degustazione e affinamento del vino.

Non è un dettaglio scenografico: è già una dichiarazione di stile. Perché Altaluce è così: radicata, concreta.

Altaluce. Zona di produzione
Altaluce. Zona di produzione
Altaluce. Vigne
Altaluce. Vigne

Un nome nato in discesa, dal Monte Rosa

Il nome Altaluce nasce un giorno, mentre Daniela e Massimiliano si stavano cimentando in una delle tante scalate. Un attimo sospeso, in cui l’irradiazione solare è così forte che acceca la vista, Daniela ha avuto una di quelle intuizioni femminili che non si limitano a prevedere il futuro. Lo creano. Si rivolge a Massimiliano: “La nostra azienda si chiamerà come questa vetta – dice –  ed avrà il sapore delle cose che ci piacciono e che ci mettono alla prova ogni giorno”. Così è stato, il nome dell’azienda è di una delle vette del Monte Rosa, la cima Alta Luce.

Vigneti che respirano la montagna

Siamo all’imbocco della Valle d’Aosta, sulle pendici del Mombarone, tra Serra Morenica e Ivrea. L’ettaro e mezzo di vigneti aziendali si muove nelle tre principali denominazioni della zona: Canavese DOC, dal quale provengono rossi da uvaggio con l’utilizzo dei vitigni Nebbiolo e Barbera in prevalenza e bianchi tesi e sapidi che esaltano l’uva principe del territorio, l’Erbaluce; Erbaluce di Caluso / Caluso DOCG, denominazione-bandiera dell’uva principe, articolata, secondo disciplinare, nelle tipologie fermo, spumante, passito e passito riserva; appena più in là, verso la “spinta alpina”, c’è Carema DOC: la denominazione di confine, dove il vino deve essere ottenuto da Nebbiolo con un minimo dell’ 85%.

Altaluce. Vigneto
Altaluce. Vigneto

Filosofia produttiva: tenacia, sostenibilità, innovazione, tempo

Tenacia, perché qui la viticoltura è un lavoro di precisione e resistenza: l’allevamento prevalente (che si trova nella zona di Nomaglio) è a pergola, tipica della zona di Carema. Altri appezzamenti invece sono a spalliera. Le vigne sono spesso terrazzate, fazzoletti di terra strappati alla pendenza delle montagne, dove il gesto agricolo è necessariamente lento e puntuale.
Sostenibilità, non come parola d’ordine, ma come scelta quasi obbligata: per necessità prima ancora che per “marketing”, con l’impiego di materiali ecosostenibili.

Innovazione, perché il vino si fa ogni giorno ma con uno sguardo sempre rivolto al mondo.

Il tutto in scala artigianale, la produzione è di circa 3.500 bottiglie.

Poi c’è il tempo, tutti i vini escono ad almeno tre anni dalla vendemmia, per arrivare al calice già centrati, e lasciare che l’identità del luogo emerga senza fretta.

Altaluce. Rocciaviva
Altaluce. Rocciaviva

Rocciaviva – Vino Bianco 2021

Erbaluce 100%. Nasce nell’Anfiteatro Morenico del Canavese tra 500 e 600 m s.l.m. In cantina segue una linea essenziale: pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata e batonnage su fecce fini. Il processo termina un anno in acciaio e minimo un anno in bottiglia. Al sorso è potente ma non pesante, anzi teso: al naso agrumi, ottimo centro bocca, con l’avanzare delle note primarie, mela verde e ginestra, e soprattutto una sapidità netta che dà slancio alla beva. La chiusura resta pulita e persistente, sulle note saline e agrumate.

Likene Solare 2022 – Erbaluce di Caluso DOCG

È la versione “selezione” dell’Erbaluce che prende la strada della DOCG Erbaluce di Caluso. La vinificazione prevede una quota in barrique di acacia (30%) e il resto in acciaio (70%), con un affinamento che completa il profilo (6 mesi inox + 12 mesi bottiglia).
In assaggio l’acacia tende a spostare l’asse: concentra il corpo e porta la percezione verso toni più evoluti/ossidativi, a scapito della lettura agrumata-minerale.

Altaluce. Roccianera
Altaluce. Roccianera

Roccianera – Vino Rosso 2023

È il rosso “di casa”, un uvaggio che fotografa il Canavese più autentico: Barbera 50%, Nebbiolo 20%, Neretti 30%. In vinificazione si usano il 20% di grappoli interi, macerazione di 30 giorni, poi 8–12 mesi di affinamento e un anno in bottiglia.
Qui la prospettiva si allarga alla vigna: una parcella storica recuperata, piantata sin dagli anni ’60, un blend non “costruito” ma figlio di quello che la vigna offre. Il risultato punta a un rosso fresco e territoriale, con acidità che traghetta verso una chiusura sapida, un vino che, più che cercare la muscolatura, cerca identità.

Sempre lo sguardo rivolto al futuro

Infine c’è la novità che chiude il cerchio e, allo stesso tempo, apre una porta: la prossima uscita del Nebbiolo in purezza – Canavese DOC. Il campione del vino in preview promette molto bene. Frutto croccante, tannino energico, un vino vibrante e divertente. Dall’annata successiva è previsto un passaggio in rovere, per rifinire la trama tannica e allungare il passo.

Altaluce è questo: un sorso che sa di montagna, dove la natura, la luce, la passione, l’amore, si fondono e diventano vino.

Alice Romiti