Ristorante Acanto. Spaghetto al tartufo bianco d’Alba
Ristorante Acanto. Spaghetto al tartufo bianco d’Alba

L’Hotel Principe di Savoia di Milano, parte del gruppo Dorchester Collection, si colloca da lungo tempo ai vertici della migliore ospitalità italiana. Un simbolo ed un esempio di come, in una struttura alberghiera di questo livello, ogni singolo settore ed ogni servizio, debbano funzionare come elementi di un unico preciso meccanismo e di come ogni donna ed ogni uomo che porta la propria professionalità all’interno della squadra che lo gestisce, siano mossi da impegno e passione che si trasformano in cura infinita per ogni singolo dettaglio.

Un luogo dove l’eleganza non è mai ostentata ma è frutto del fascino del tempo e della sua contemporaneità, dello stile e della gentilezza.

Grande merito del livello del Principe di Savoia va al suo direttore Ezio Indiani, il “Riccardo Muti dell’hotellerie”, perché come il celebre direttore d’orchestra, Indiani riesce in quel difficile compito di motivare davvero le sue collaboratrici ed i suoi collaboratori e non semplicemente indicare loro come e cosa mettere in campo per soddisfare l’ospite sotto ogni aspetto.

Ristorante Acanto, da sinistra: il direttore Ezio Indiani, lo chef Matteo Gabrielli e lla Head sommelier Mara Vicelli
Ristorante Acanto, da sinistra: il direttore Ezio Indiani, lo chef Matteo Gabrielli e la Head sommelier Mara Vicelli

Ristorante Acanto: una sinfonia di sapori

Uno dei gioielli della corona di questo Grand Hotel, è il suo ristorante principale “Acanto” con la sua cucina affidata al talento ed alla passione di Matteo Gabrielli, executive chef. Un giovane lombardo formatosi a Gallarate, che non ha mai ascoltato le “sirene” che descrivono la cucina come un mestiere semplice dove, con un breve percorso, diventi una star. La sua capacità e professionalità si ispira a solide basi, a impegno vero e quotidiano, composto di approfondimento delle tecniche e mente aperta agli abbinamenti di materie prime.

Ristorante Acanto. Servizio
Ristorante Acanto. Servizio

Idee concrete con le quali Gabrielli propone una “Grande Table” che soddisfa appieno e lascia il desiderio prepotente di tornare prestissimo o a godersi i suoi piatti. Il tutto declinato con l’impegno di una brigata altrettanto giovane e preparata che lavora con l’obiettivo di migliorare costantemente. Così, e solo così, la sequenza dei piatti diventa sinfonia, gusto, sapore e bellezza.

Anche la composizione rende i piatti esteticamente molto attraenti come nella “Farinata di ceci, con ricotta affumicata, baby verdurine, rape agrodolce e bagna cauda leggera”. Una sorta di viaggio che raccoglie la tipicità ligure, gli ortaggi dell’orto mediterraneo e quel tocco saporito di Piemonte. Perfetto inizio.

Ristorante Acanto. Terrina di Foie Gras
Ristorante Acanto. Terrina di Foie Gras marinato al Calvados, mandorle, cotto di mele e pan brioche speziato

Del medesimo alto livello la “Terrina di Foie Gras marinato al Calvados, mandorle, cotto di mele e pan brioche speziato” ogni singolo elemento è un piccolo capolavoro bell’equilibrio delle sapidità, delle dolcezze e delle aromaticità.

Tra i primi un suggerimento: “Risotto al burro nocciola, limone agrodolce, tartare e riduzione di scampi”, connubio incantevole. Oppure “Paccheri allo stracotto di agnello con Madeira, camomilla e polvere di rosmarino”, sapori pieni e decisi, ma altrettanto dotati di sinuosa eleganza. In stagione da non perdere “Spaghetto al tartufo bianco d’Alba”, bocconi senza dubbio nobilitati dal pregiato ingrediente, ma garantisco che è la mantecatura della pasta che vale il viaggio.

Ristorante Acanto. Farinata di ceci
Ristorante Acanto. Farinata di ceci con ricotta affumicata, baby verdurine, rape agrodolce e bagna cauda leggera

Tra i secondi piatti sia il mare che la terra sono attori protagonisti. Dalle Capesante scottate e arricchite da verdure arrostite e d a una salsa agrumata che aggiunge una spinta gustativa eccellente, crema di scalogno e caviale. Al piccione in due cotture con radicchio al Campari, crema di pan brioche (davvero superlativa), amarena e salsa allo Cherry.

Il capitolo dei dolci è un susseguirsi di assaggi perfettamente equilibrati dove la dolcezza si presenta in forme differenti e buonissime. La mano è quella del Pastry Chef Beniamino Passannante.

All’Acanto si beve benissimo, perché da diverso tempo la carta dei vini è affidata alla maestria di Mara Vicelli che sceglie personalmente e seleziona con estrema cura tutte le ottocentocinquanta etichette in lista.

Ristorante Acanto. La brigata di cucina
Ristorante Acanto. La brigata di cucina

Una professionista che in ogni gesto si distingue per tecnica e passione, ogni sua descrizione o suggerimento di un vino è una piacevole chiacchierata.

Capace di coinvolgere l’ospite e renderlo “complice” della scelta di un calice. Tra bottiglie di celeberrime zone vinicole, alle più famose cantine, a ben trentacinque “verticali” disponibili, ovvero il medesimo vino di annate diverse, Mara si destreggia con grazia e rende il tutto leggero e profondo al medesimo tempo.

Il sevizio di sala è di grande esperienza, capace di unire il fascino dei gesti precisi alla gentilezza di un sorriso e di una frase dedicata a ciascuno degli ospiti. Perfette le descrizioni dei piatti, lineari, chiare e mai ridondanti.

Ristorante Acanto. La sala interna

L’ambiente e gli arredi sono di gran classe, e rendono “Acanto” un luogo dove la frase “come si sta bene” sembra creata qui.

Andrea Radic