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S. Vito Lo Capo: al via 16^ Cous Cous Fest con chef da tutto il mondo sfide di cucina, incontri e concerti per una festa dell’integrazione

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Tra gli ospiti De Gregori, Max Gazzè e lo chef Filippo La Mantia

Prende il via domani a San Vito Lo Capo la 16\esima edizione del Cous Cous Fest, il Festival internazionale dell’integrazione culturale. Fino a domenica la cittadina ospiterà una gara gastronomica tra chef di nove paesi, momenti di approfondimento dedicati ai cous cous del mondo, incontri culturali, mostre, degustazioni con chef stellati e grandi concerti. Un calendario fitto di appuntamenti sempre nel segno della multiculturalità, che vede protagonista il cous cous, piatto ricco di storia ed elemento di sintesi tra culture, simbolo di apertura e contaminazione.

La manifestazione è organizzata dal Comune di San Vito Lo Capo in collaborazione con l’agenzia di comunicazione Feedback ed è finanziata dai main sponsor Bia Italia Spa, Electrolux Professional, Gruppo Campari Aperol Spritz e Conad.

Cuore della manifestazione è una gara tra chef provenienti da nove paesi, al via mercoledì. A sfidarsi saranno Costa d’Avorio, Egitto, Israele, Italia, Marocco, Palestina, Senegal, Tunisia e, per la prima volta nella storia della manifestazione, anche gli Stati Uniti.

Le ricette saranno giudicate da una giuria di esperti, presieduta dal giornalista Roberto Perrone, del Corriere della sera, e composta da chef e giornalisti internazionali e da una giuria popolare, composta dai visitatori della manifestazione. I protagonisti della gara saranno raccontati dall’attore e cuoco italo-americano Andy Luotto e da Eliana Chiavetta, showgirl siciliana, ma anche da Tinto del duo Fede&Tinto, protagonista di Decanter, programma di culto che va in onda su Rai Radio 2.

“La rassegna – ha spiegato Matteo Rizzo, sindaco di San Vito Lo Capo – è il fiore all’occhiello della nostra offerta turistica, capace di attirare in una sola settimana oltre 250mila visitatori. Un evento che è un volano economico di principale importanza per il nostro territorio, visitato da turisti da tutto il mondo, in primis nell’ultimo anno da Germania (20.540), Svizzera e Liechtenstein (10.573) e Regno Unito (6.514). Le nostre politiche di destagionalizzazione, anche grazie ad un calendario di eventi che si articola da maggio ad ottobre, unite al rispetto dell’ambiente e del mare, premiato anche quest’anno con  le “5 Vele” della Guida Blu 2013 di Legambiente e Touring Club Italiano, hanno fatto sì che San Vito Lo Capo sia una meta in continua ascesa e tra quelle più gettonate per le vacanze”.

Per lo shopping c’è l’expo village, mentre per la gola c’è il villaggio gastronomico aperto da mezzogiorno a mezzanotte con trenta ricette di cous cous diverse, da quelle tradizionali alle varianti internazionali senza dimenticare quelle senza glutine. Nel menu anche i dolci più golosi della tradizione siciliana, abbinati ad etichette selezionate. Il biglietto per le degustazioni costa 10 euro e prevede un piatto di cous cous a scelta, un dolce siciliano e un bicchiere di vino.

Il programma del Cous Cous Lab è dedicato al pubblico che ha la possibilità di assistere dal vivo alla preparazione, e poi assaggiare, le migliori ricette di cous cous, presentate da grandi chef. Gli appuntamenti sono gratuiti fino all’esaurimento dei posti disponibili. Domani si comincia alle 15:30 con il primo appuntamento delle Electrolux Experience, firmate da Electrolux Professional, main sponsor della rassegna. Sul palco ci sarà Ciccio Sultano, chef e patron del ristorante Duomo di Ragusa Ibla, con due stelle Michelin. Si prosegue alle ore 19 con la chef sanvitese, Piera Spagnolo, che presenterà una ricetta di cous cous senza glutine, a base di mais. Quest’anno tra le novità i “Master Cous Cous Bia“, lezioni di cucina con i visitatori della rassegna che potranno cimentarsi nella preparazione del cous cous con la guida di esperti e chef e momenti dedicati  ai più piccoli.

Uno degli appuntamenti più attesi, sabato pomeriggio, metterà a confronto rappresentanti ed esperti di cristianesimo, islamismo e buddismo, sui temi della convivialità, a cominciare dal cous cous, come piatto che unisce i popoli, elemento che può favorire il dialogo interreligioso fra cristiani, musulmani ed ebrei.

Sono firmati da Giovanni Pepi, condirettore del Giornale di Sicilia, gli scatti di “Colori in gioco”, immagini mozzafiato dedicate a Santa Margherita, un arcipelago di splendori tra Castelluzzo e Macari che esplora un tratto di costa quasi ignorato dai più, diventato uno spazio unico dopo la valorizzazione dell’area ad opera dell’amministrazione comunale. La mostra è allestita per le strade di San Vito Lo Capo e si potrà ammirare fino a domenica.

Festival nel festival, a cielo aperto è lo spettacolo degli artisti da strada, che si esibiranno al tramonto del sole in più angoli della cittadina, in via Savoia parte alta, in via Immacolata e in via Arimondi: qui, sui palchetti, funamboli, artisti, acrobati e musicisti daranno vita a show che strapperanno sorrisi e applausi al pubblico presente. Quest’anno tra gli ospiti anche lo chef dei vip, Filippo La Mantia, che firmerà una speciale ricetta di cous cous a sostegno dei progetti di Medici Senza Frontiere per le popolazioni della Siria e dei paesi confinanti. Mercoledì, a partire dalle ore 20, sarà possibile degustarlo al Palabia, sul lungomare di San Vito, a fronte di un contributo di 15 euro. Il ricavato sarà devoluto ai progetti dell’organizzazione medico umanitaria.

La sera di mercoledì e giovedì, sul palco, arrivano i grandi ospiti di “Café le cous cous”, il talk show del Fest condotto da Chiara Maci di La7, che racconterà l’integrazione intervistando grandi ospiti. E poi, spazio alla musica. Si comincia domani alle ore 22,30 con un colosso della musica italiana, Francesco De Gregori, ancora on the road, sui palchi di tutta Italia, ad incantare un pubblico che non l’ha mai abbandonata. La sua vena compositiva non s’è mai esaurita: dagli esordi negli anni Settanta ad oggi la sua ricerca musicale s’è intrecciata ripetutamente con i gusti del pubblico (da solo, ma anche in compagnia di altri artisti, da Dalla a Ron, da Daniele a Mannoia), ottenendo anche larghi consensi da parte della critica. Il suo ultimo lavoro in studio è “Sulla strada”, pubblicato nel novembre 2012, certificato come disco d’oro dopo pochi mesi. E De Gregori, a San Vito, presenterà brani di quest’ultimo cd, oltre ad alcuni classici di un repertorio che annovera capolavori e hit immortali.

Il cous cous

Il cous cous, piatto giramondo, unisce in sé il globale e il locale. Ovunque sia approdato, in giro per il mondo, il piatto ha sposato le caratteristiche del territorio, legandosi profondamente alle tradizioni, religiose e conviviali dei popoli e diventando, volta per volta, maftoul, kseksou, cuscus, cascasa, sekso, kskso, kuskus, kuski, burgul o tabouleh.

Questa tradizionale pietanza a base di semola di grano, cotta a vapore, servita con un bouillon aromatico arricchito del sapore delle verdure di stagione, legumi, aromi e spezie, carne o pesce, rappresenta da sempre il piatto simbolo della cucina maghrebina, specie nei giorni di festa. Il cous cous, nonostante l’eterogeneità delle tradizioni, conserva una natura conviviale: un unico piatto rotondo dal quale tutti possono attingere semplicemente con le mani dopo il rituale Bismallah (“in nome di Dio”), o, al massimo, con pane lievitato prendendo un pezzo di carne o di verdure e formando una pallina con la semola. Il Corano, a tal riguardo, dispone addirittura che il cous cous vada mangiato con le sole tre dita della mano destra, per distinguersi dal diavolo che mangia con uno, dal Profeta con due e dall’ingordo che ne usa cinque. Il termine cous cous indica sia la “semola” che il piatto completo, nella sua terra d’origine, dal Marocco alla Libia. Questa semola si presta a una varietà infinita di piatti: da quello più semplice con lo smen, un burro “fermentato” e un bicchiere di latte cagliato, ai ricchissimi cous cous delle feste di matrimonio e di ricevimento. Si tratta di una specialità presente in innumerevoli versioni regionali e stagionali dal Marocco alla Libia, dall’Algeria alla Tunisia. Ma superato l’Egitto, se ci spostiamo nel Mediterraneo verso il Medio Oriente o nell’area turco balcanica, i chicchi di semola assumono altre forme e denominazioni e sono spesso sottoposti ad un diverso procedimento di lavorazione e cottura. Un piatto locale, dunque, il cous cous, ma al tempo stesso globale: non partecipa all’omologazione del gusto ma si esprime in tante e diverse contaminazioni territoriali.

 

Maggiori informazioni sul sito www.couscousfest.it

Facebook: https://www.facebook.com/CousCousFest

Twitter: https://twitter.com/Cous_Cous_Fest