All’8° Simposio Master of Wine di Firenze

La tradizione, da sola, non basta. Per affrontare le sfide del futuro serve investire in ricerca e sviluppo, mantenendo al contempo “il mistero” del vino. E’ questo, in sintesi, il messaggio emerso oggi nella sessione “La scienza contro la fede” dell’ottavo Simposio mondiale dei Masters of Wine in corso a Firenze fino a domani, grazie alla partnership con l’Istituto Grandi Marchi. Per Paul Pontallier, managing director e amministratore delegato di Château Margaux che già da 12 anni investe in progetti di ricerca e sviluppo e ora sta costruendo un dipartimento dedicato: “Attualmente investiamo sulla ricerca, che è la chiave del futuro, circa 200mila euro con l’obiettivo però di arrivare a 1 milione di euro”.

Tra gli ambiti delineati da Pontallier ci sono la sostenibilità – definita come prioritaria per l’azienda – ma anche l’interazione tra l’agricoltura biologica, biodinamica e quella tradizionale fino alla sperimentazione sui tappi a vite. Tappi questi ultimi, che al momento “in alcuni casi hanno funzionato, soprattutto per i vini con un invecchiamento sui 2-3 anni mentre rimane ancora da verificarne l’effetto sull’aromaticità in 20-30 anni di invecchiamento”. Per l’ad di Château Margaux certo è che “se dovessimo  giungere alla conclusione che i tappi a vite funzionano meglio non esiteremmo ad utilizzarli”.

Anche in Cile la tecnologia sta accompagnando la giovane tradizione vitivinicola, come ha testimoniato Francisco Baettig di Viña Errázuriz, una delle più importanti aziende del Paese: “Bisogna lavorare molto sul fronte dell’ecosostenibilità del vigneto cileno e su questo si dovranno indirizzare gli sforzi della ricerca. In 30 anni di storia vitivinicola - ha proseguito Baettig –  il Cile ha fatto molta strada, ottenendo importanti risultati sul fronte della qualità. Bisogna però fare ancora molto: lavorare in modo più serio sulle denominazioni e scegliere la strada da intraprendere, se quella del volume o della qualità totale. Tutto ciò – ha concluso Baettig - tenendo presente che nel nostro Paese nessuno comprerà una bottiglia da 200 dollari, perché ci vuole tempo per assorbire una cultura di questo tipo”.

Sponsor italiani 8° Simposio IMW, Firenze 15-18 maggio 2014: Agriventure; Consorzio Brunello; Consorzio Chianti Classico; IEM, International Exhibition Management; Toscana Promozione; Trentodoc; Sanpellegrino.

 

Costituiscono l’Istituto del Vino Italiano Grandi Marchi: Alois Lageder, Argiolas, Biondi Santi Tenuta Greppo, Ca’ del Bosco, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Tenuta San Guido, Umani Ronchi.

www.istitutograndimarchi.it