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Ristorante In Vernice nel centro storico di Livorno: un approdo sicuro per tutti

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La Carta dei Vini, grazie a Claudio, è uno spettacolo, sia per la scelta che per il numero di etichette: diversi prosecchi, più di 90 Champagne, 400 vini rossi, 150 vini bianchi, il meglio del meglio da tutta Italia, dalla Francia, dalla Germania e dai nuovi paesi del vino, senza dimenticare i vini dolci, brandy e rum… non manca niente

Quando scrissi l’articolo sul Ristorante Lo Scoglietto di Rosignano Solvay (Li) in chiusura dissi che i titolari (Claudio e Isabella) oltre a dare il meglio di sè sul mare erano anche l’anima dell’altro loro Ristorante, In Vernice, a Livorno, e che non sarebbe mancata l’occasione di parlarne.

Mantengo volentieri la promessa data la indubbia qualità che sprigiona questo caratteristico locale.

Città di mare, Livorno, ed intorno al mare ruota tutta la sua storia. Dalla prima “Livorna”, piccolo villaggio, del 904 d.C., a porto sostitutivo dei Pisani (il loro si stava insabbiando), poi col tramonto di Pisa venne venduta ai Visconti di Milano, successivamente nel 1407 ai Genovesi che ne svilupparono porto e canali; nel 1421, per la bella somma di 100.000 fiorini d’oro, i Fiorentini acquistarono la Cittadina di Livorno per farne il loro sbocco al mare, porta di tutti i traffici commerciali. Ma bisogna arrivare al governo della Toscana da parte dei Medici perchè la Città abbia un’esplosione geografica, commerciale e demografica, infatti è con l’entrata in vigore della “Legge Livornina” (o Leggi Livornine per l’ampiezza dei provvedimenti), proclamata il 30 luglio 1591 da Ferdinando I dei Medici e successivamente nel 1606 con l’elevazione al rango di “Citta”, che Livorno assume i caratteri fondamentali su cui si svilupperanno le sue tradizioni.

Legge veramente speciale questa Livornina, ad una piccola località sul mare appena dichiarata “porto franco” (dove si possono introdurre merci senza pagare dogana), si davano anche una serie di privilegi e concessioni per chi vi si fosse stabilito. A tutti i mercanti, di tutte le razze, che si stabilivano a Livorno si garantivano libertà di culto, di professione religiosa e politica, si accettavano (con poche eccezioni come l’assassinio e “la falsa moneta”) anche coloro i quali fossero stati ritenuti colpevoli di un qualsiasi reato. Tutto ciò conferì a Livorno, oltre ad una repentina crescita, l’aspetto di centro cosmopolita, tollerante, multiraziale, multireligioso e anche ricco.

Nel 1617 viene inaugurata nella piazzetta della darsena la statua a Ferdinando I, successivamente nel 1626 ai suoi piedi vennero aggiunti i “Quattro Mori” (4 bronzi che rappresentano i pirati barbareschi sconfitti, eseguiti dallo scultore carrarese Pietro Tacca): il monumento simbolo di Livorno. Nel 1737 la Città, che nel frattempo era passata sotto il dominio della dinastia dei Lorena (come tutto il Granducato di Toscana), aveva già più di 30.000 abitanti. Livorno ha avuto momenti di decadenza sotto le successive occupazioni, francese con Napoleone Bonaparte, nel 1796, e con quella spagnola e quella inglese. Ma è nell’Ottocento che torna a risplendere, vengono costruite o portate a termine importanti opere pubbliche, come l’Acquedotto di Colognole, o il Cisternone (monumentale serbatoio, ancora oggi funzionante, edificato in Città lungo il Viale Carducci, progettatato dall’Architetto Poccianti, uno dei migliori esempi Italiani di Architettuttura Neoclassica); sorgono teatri e palazzi signorili, piazze e strade ma anche vicoli e fondi per aprirvi nuove botteghe.

Nel 1844 l’inaugurazione del primo tratto della Ferrovia Leopolda tra Livorno e Pisa, successivamente arriverà fino a Firenze, ciò favorirà anche il primo turismo balneare, le prime strutture ricettive, il rifacimento del lungomare. Il Risorgimento coinvolgerà centinaia di Livornesi partiti volontari; in epoca successiva la Prima e la Seconda Guerra Mondiale a cui la passionale popolazione parteciperà volente o nolente con spiriti contrastanti.

Oggi è una classica cittadina portuale ma nella vita dei suoi cittadini sono rimaste le tradizioni di cotanto passato e la gastronomia non è da meno, piatti come il cacciucco (rinomata zuppa a base di vari tipi di pesce, pomodoro, peperoncino e pane abbrustolito),

gli spaghetti allo scoglio, la zuppa di arselle, il risotto al nero di seppia, il bordatino, il polpo lesso, le triglie, lo stoccafisso, il fritto di pesce, le roschette, la stiacciata di Pasqua e lo straordinario ponce (rum da correzione, caffè, zucchero, limone e cannella), insieme a tutte le altre preparazioni frutto delle campagne alle spalle della Città, fanno della tavola livornese un concentrato di gusto e genuinità.

In uno dei vicoli ottocenteschi del centro cittadino, tra il Cisternone e Piazza XX Settembre, c’è il Ristorante Dj Bar In Vernice espressione attualizzata della memorabile ospitalità livornese.

Questo interessantissimo posto nasce nel 2004 per merito dell’infaticabile coppia Claudio Corrieri e la moglie Isabella Lazzerini Denchi con l’aiuto di Pietro Gentini (bravo collaboratore del Lo Scoglietto per 13 anni) e Manuela Marcolla (proveniente da una tradizione familiare di ristoratori da sempre ed amica di Isabella) lo spirito è quello di portare in Citta la filosofia vincente del Lo Scoglietto, l’altro loro locale sul mare a Rosignano Solvay (Li).

Nel fondo scelto c’era uno dei primi Pub aperti a Livorno che si chiamava “Vernice Fresca”, fu naturale nel passaggio a Ristorante, dire andiamo a mangiare “In Vernice”, nasce così il nuovo nome.

L’ingresso è accogliente, al piano terra un bel bancone ha la funzione di mettere a proprio agio gli ospiti con cocktail, aperitivi, vini al bicchiere e stuzzichini, ma non solo c’è anche la tecnologica postazione del Dj, e un ampio spazio da cui si accede da una parte in una bella sala appartata, adatta anche per occasioni particolari come feste o cene numerose, e dall’altra si esce, durante la bella stagione, nel giardino, arredato in stile “orientale”, con una decina di tavoli immersi in un’atmosfera estremamente rilassante con la statua di Budda, il ponticello e la poesia dello scorrere lento dell’acqua. Rientrando, al primo piano un’altro bancone più piccolo, una bella sala rettangolare e una saletta, dove sono allineati i tavoli; a questo livello anche la cucina. Tutto l’arredamento è etnico con colori tenui e rilassanti, la struttura si prestava a questo tipo di soluzione.

In sala Claudio, parlare con lui di vino e cibo è un piacere da non perdere e Pietro che è anche Barman dell’A.I.B.E.S., in cucina Isabella e, con lei, lo Chef Marco Cecconi (cuoco con decennale esperienza fatta tra l’Elba, Livorno e Londra) aiutato da Davide Di Mauro.

Il Menù spazia, sempre seguendo le stagioni, dal pesce alla carne, e il segreto della sua alta qualità sta nel modo accurato con cui viene fatta la spesa, per esempio: la carne è di vitello piemontese (detto anche fassone) del Consorzio della Granda presidio Slow Food, i piccioni di Sante Marcantoni, conigli e polli da allevamenti di Montescudaio, il pesce della Pescheria Geri di Rosignano Solvay, l’agnello pomarancino dei produttori di Volterra e della Val d’Era, la pasta del pastificio artigianale Martelli di Lari (Pi), il riso vialone nano e carnaroli di Gazzoni, l’olio dell’Azienda Macea di Lucca o quello dell’olificio Salvadori di Cecina, formaggi, salumi, una lista lunghissima, ci sono anche i prodotti specifici per i celiaci.

Il tipo di cucina è tradizionale e tradizionale/rivisitata, cogliendo sempre l’essenza del piatto classico si cerca di renderlo più leggero e moderno anche in chiave cromatica, sempre attenti agli abbinamenti con vino e birre artigianali.

La Carta dei Vini, grazie a Claudio, è uno spettacolo, sia per la scelta che per il numero di etichette: diversi prosecchi, più di 90 Champagne, 400 vini rossi, 150 vini bianchi, il meglio del meglio da tutta Italia, dalla Francia, dalla Germania e dai nuovi paesi del vino, senza dimenticare i vini dolci, brandy e rum… non manca niente.

Ma veniamo al menù degustato accompagnato da una straordinaria bottiglia di Nocio Dei Boscarelli 2004 Nobile di Montepulciano D.O.C.G (80% Prugnolo Gentile, 15% Merlot e 5% Mammolo):

– Battuta di carne fassona al coltello;

– Tortino ricotta melanzane bufala e pesto leggero;

– Millefoglie di polenta e salsiccia con purè di patate;

– Ravioli di zucca con mandorle;

– Risotto pere noci e castelmagno;

– Coniglio in pasta fillo taleggio e crema tartufata;

– Bocconcino di ricotta e cocco.

Sono rimasto molto soddisfatto, belle le presentazioni, ottimi i sapori.

Il Ristorante è anche un importante centro di sensibilizzazione per l’accostamento, nella maniera giusta, delle persone alla sana cultura del cibo e del vino, in funzione di ciò Claudio è una irrefrenabile fonte di iniziative, dalle serate a tema sul vino come vitigno o come azienda, sia in Italia che all’ estero, a quelle del circuito cucine regionali Italiane o europee con puntate in quelle sud americane e cinese. Importante è la comunicazione alla clientela che viene raggiunta via e-mail con programmi dettagliati mensili degli eventi in calendario, tenuti di solito nelle serate del martedì, giovedì e sabato.

Che altro dire: il Ristorante In Vernice nel centro storico di Livorno è certamente un approdo sicuro per tutti.

Giorgio Dracopulos


In Vernice Restaurant Dj Bar

Via Sproni, 32 – 34 Livorno

Tel. 0586 219546

claudio.corrieri@fastwebnet.it