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Le antiche e suggestive cucine dei sovrani spagnoli al “Palacio Real de Madrid” (Palazzo Reale di Madrid)

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Il menu giornaliero del Re era molto ricco, poteva scegliere tra una cinquantina di preparazioni, che venivano servite in preziosi vassoi e usando magnifici servizi da tavola (piatti, bicchieri, posaterie, accessori)

La Spagna è quel meraviglioso paese, ricco non solo di storia, che è ubicato nell’Europa Sud-occidentale.

Insieme al Portogallo, Andorra e Gibilterra forma quel particolare territorio che prende il nome di Penisola Iberica.

La storia della Spagna è molto complessa e interessante e si perde nella notte dei tempi.

Furono gli antichi Romani a dare il nome “Hispania” a queste terre durante la loro conquista iniziata con la seconda Guerra Punica, nel 206 a.C., contro i Cartaginesi.

Per quello che desidero raccontarvi, la nostra “particolare” storia della Spagna inizia nel 711 con l’invasione Musulmana della Penisola Iberica.

Le popolazioni Arabe arrivarono in Spagna dopo aver conquistato militarmente tutto il Nord Africa.

Con molta facilità, gli Arabi (detti anche “Saraceni” e successivamente indicati anche con il termine “Mori”), sconfissero e cacciarono dalla Spagna i Visigoti (insediatisi qui dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente).

In tutta la Spagna rimasero solo alcune sacche cristiane, di resistenza, formatesi nelle impervie  regioni montuose settentrionali.

Solo dopo la vittoriosa (per i cristiani ma non per le fonti musulmane) battaglia di Covadonga (dal Latino “Cova Dominica” = “Grotta della Madonna”), un posto “incredibile”, in una località ubicata fra le montagne, oggi denominate Picos de Europa (una catena montuosa lungo la costa settentrionale della Spagna), iniziò la “reconquista”.

Con il termine “reconquista” gli Spagnoli indicano un periodo lunghissimo, più di 750 anni, in cui essi s’impegnarono duramente per la completa liberazione della loro terra dai Mori.

Che in questa battaglia, combattuta nel 722, il leggendario nobile condottiero Asturiano Don Pelayo di Fafila (690-737) abbia vinto o no, poco conta, quello che fece, di sicuro, fu fondamentale per la storia della Spagna: dette inizio alla rivolta.

Don Pelayo fondò, senza mai proclamarsi Re, anche la prima entità politica cristiana di tutta la Penisola Iberica: Il Regno delle Asturie.

Da questa prima “fiammella divampò un incendio”.

Il Regno delle Asturie, nel 914, si fuse con quello di Leon e poi, nel 1230, con il Regno di Castiglia, cosi via, attraverso i secoli, con nobili matrimoni ed anche cruenti eventi fu possibile unificare  terre e città della Spagna.

Lo scettro, attraverso gli anni, passò nelle mani di nobili famiglie come i Trastamara (1369 – 1516), gli Asburgo (1516 – 1700), i Borbone (1700 – 1868).

Tra il 1808 e il 1813, nel periodo dei Borbone, ci fu una interruzione del loro regno, infatti Napoleone Bonaparte impose come Re di Spagna il fratello Giuseppe.

Proprio sotto il regno di Filippo V di Borbone (1683 – 1746), a Madrid, al posto di un antico insediamento militare dei Mori del IX secolo e successivamente cristiano, diventato poi “Alcazar de los Austrias” (fortezza degli Austriaci, intendendo la dinastia dei Borbonici Habsburgo), completamente distrutto in un rovinoso incendio nel 1734, si progettò e iniziò la costruzione del nuovo “Palacio Real de Madrid”.

Il 17 aprile del 1738 iniziarono gli imponenti lavori che furono affidati all’architetto Torinese Giovanni Battista Sacchetti (1690 – 1764).

La costruzione del “Palazzo Nuovo”, come fu inizialmente chiamato, si prolungò fino al 1764, il primo Re che vi prese dimora fu Carlo III di Borbone (1716 – 1788).

Il palazzo è la residenza ufficiale anche dell’attuale Re di Spagna, sua maestà Juan Carlos di Borbone, ma non è stato più abitato dal 1931, quando Re Alfonso XIII di Borbone (1886 – 1941) lasciò la Spagna dopo una “specie” di plebiscito che scelse la repubblica.

L’imponente Palazzo Reale di Madrid si erge maestoso ai numeri civici 2, 4 e 6 di Calle de Bailén, in pieno centro della bella capitale Spagnola, davanti ai verdi giardini di Plaza de Oriente.

Il complesso, in stile baracco, oggi “Patrimonio Nacional”, è il più grande palazzo Reale di tutta l’Europa Occidentale, ha una superficie di 135.000 metri quadrati e 3.418 stanze. Sale e saloni arredati con sfarzo e ricchezza, pieni di bellissime opere d’arte di famosi artisti di varie epoche.

Potete trovarvi una infinità di pregiati mobili, arazzi, tappeti, lampadari, affreschi e dipinti, preziosi orologi, rarissime porcellane, oltre alle ricche collezioni come l’armeria, un vero e proprio museo.

Entrando dai grandi cancelli di Calle de Bailén si acceda al grande spazio interno denominato “Plaza de la Armeria”. A destra il Palazzo Reale vero e proprio, a sinistra la sontuosa, anch’essa imponente, “Catedral de Santa Maria la Real de la Almudena”, la sede Episcopale dell’Arcidiocesi di Madrid, pur essendo iniziata la sua costruzione nel 1883, la Cattedrale è stata consacrata, da    Papa Giovanni Paolo II, solo il 15 di giugno del 1993.

All’interno del Palazzo Reale, al piano terra, si aprono due ampi piazzali, il “Patio del Rey” e il “Patio de la Reina”, ai loro lati due gallerie, a destra la “Galeria del Rey” e a sinistra la “Galeria del Cierzo”. Proprio da quest’ultima, scendendo una scaletta si accede al primo piano seminterrato e dopo un percorso, non breve, si arriva nella zona cucine del Palazzo Reale.

Le cucine, “ las cocinas del Palacio Real de Madrid”,  sono una serie di grandi e alti locali, con i soffitti a volte, uniti tra di loro da un lungo corridoio senza porte. L’ultima, la più grande, è divisa, orizzontalmente, da due grandi archi che si formano da un massiccio pilastro centrale.

Le stanze sono finestrate, ma trattandosi di un seminterrato, sono posizionate molto in alto.

I diversi spazi sono divisi modo che ogni specifica attività avesse tutti i possibili agi, ovviamente del tempo, per lavorare nel miglior modo possibile con gli accessori adatti.

Nei momenti di maggior lavoro qui c’erano centinaia di persone che si adoperavano ognuna nelle sue specifiche mansioni.

Da “Plaza de Oriente” esiste anche un accesso diretto alle cucine, serviva per agevolare i fornitori.

Le cucine del Palazzo sono formate dalla stanza del pane e della pasticceria, quella per la preparazione delle verdure e della frutta fino ad arrivare a quella delle vera e propria cucina con i grandi piani in ghisa di riscaldamento, lavorati e con le maniglie in ottone, i forni e il grande e un ingegnoso girarrosto (costruito in Francia) per gli animali, più grandi, arrostiti interi.

In quest’ultimo locale, in un angolo, c’è la carbonaia, con le pale e la carriola, elemento essenziale per dare vita a un numero cosi elevato di fornelli e piani riscaldanti.

I mortai, le presse, i lavabo, le pile in ceramica per scolare le verdure, la grande ghiacciaia in legno (fresqueras), le madie e gli scaffali, i ripiani, alle pareti, con una infinità di pentole, pentolini, padelle, casseruole, stampi, soprattutto in super lucidato rame, tutti  marcati con simboli reali, fanno da contorno ai piani di appoggio in legno e in marmo.

E poi ci sono i riscaldatori portatili, i più vecchi a carbone, ma tutti finemente intarsiati e decorati.

Fondamentali questi riscaldatori. Anche se c’è una scala e un montacarichi che collega direttamente le cucine ai piani nobili, far arrivare i cibi “sani e salvi” ma soprattutto, se non caldi,  almeno tiepidi, nella grande e stupefacente Sala da Pranzo Reale, con un unico lungo tavolo da 140 posti, o in qualche altra sala del palazzo, non era cosa da poco visto le distanze.

Queste affascinanti, curiose e antiche cucine del Palazzo Reale, perfettamente conservate, sono state utilizzate ancora in anni recenti soprattutto in particolari eventi e occasioni.

Il menu giornaliero del Re era molto ricco, poteva scegliere tra una cinquantina di preparazioni, che venivano servite in preziosi vassoi e usando magnifici servizi da tavola (piatti, bicchieri,  posaterie, accessori).

Una visita molto interessante, suggestiva e divertente quella a “las cocinas del Palacio Real de Madrid” dove venivano preparate  le prelibatezze, anche molto scenografiche, da mettere sulla  tavola dei Sovrani Spagnoli.

Giorgio Dracopulos


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