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La Molina oggi: da un progetto ben chiaro ad un progetto imprenditoriale

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I quattro biscotti che l’azienda ha presentato in anteprima al “Cibus” di Parma, sono “I MORI”, “I BIONDI”, “LE LINGUE”, “LE LINGUE SCURE”.

Era la fine del secolo scorso, quando uniti dal desiderio di creare qualcosa di nuovo nel mondo del cioccolato, competenze, passioni, filosofie diverse, si univano, per dar vita a quella che oggi è non solo un’azienda di eccellenza nella lavorazione artigianale del cioccolato, ma un mondo a sé stante. Il piacere del lavoro fatto bene, la cultura del territorio, la follia di partire dal niente avendo obiettivi ambiziosissimi, univa tutto il piccolo mondo intorno a un cioccolato che ancora aspettava un nome e un destino.

Riccardo Fattori, che ancora oggi progetta il packaging e cura la direzione artistica dell’azienda, si mise al lavoro. Proveniente da esperienze diverse, non essendosi mai occupato di food, avendo lavorato come artista visivo, come grafico, come illustratore, art director, stilista, designer, affrontò l’immagine e la comunicazione de La Molina a suo modo. La concepì fin dall’inizio come un’opera d’arte in evoluzione, un’opera di immagini, sapori, profumi, che cresceva e si moltiplicava cioccolatino dopo cioccolatino, scatola dopo scatola.

Documentandosi sulla storia del cioccolato, si appassionò ad un personaggio, una donna della quale non si conosce il nome ma solo il soprannome, la Molina appunto, dal “molinillo”, lo strumento con cui preparava la cioccolata in tazza, essendo la cioccolataia personale di Maria Teresa d’Austria, la moglie del Re Sole. Così decise di dedicare l’Azienda ad una donna sconosciuta e di darle un volto rappresentandola in un cammeo, un po’ Carmen di Bizet, come la vedeva nel suo immaginario. Il claim “Con gli occhi e con la bocca” coniato già in questa prima fase, riassume in se’ l’essenza stessa di un progetto e di una filosofia.

Nascono in sequenza dall’unione di talenti diversi i “must” de La Molina, il libro dei Cretti, dedicato a Burri, con i suoi cioccolatini ai sapori mediterranei, il cioccolato unito alla salvia, al rosmarino, al finocchio selvatico, alle spezie toscane, quelle che a Siena si usano per preparare il panforte. E nasce un modo nuovo di unire il profumo e il sapore delle erbe a quello del cioccolato: i maestri cioccolatai de La Molina si inventano un procedimento di caramellizzazione per riuscire a racchiudere in minuscole particelle di zucchero le essenze, in modo che il loro sapore non si perda trasformando il cioccolato stesso, ma si liberi sciogliendosi in bocca autonomamente.

Nasce il Big Astuccio che nella lunghezza di una baguette racchiude 88 cioccolatini, la gamma dei sapori che La Molina va creando. Ci si inventa il Pasto, un colpo di genio o una follia a seconda di come si voglia guardare, un pranzo per due persone, dall’antipasto al caffè, interamente a base di cioccolato, racchiuso in una confezione take away. Intanto nascono e si stringono collaborazioni con il mondo dell’arte, La Molina collabora con Anne e Patrick Poirier, con la fondazione Cartier, con l’artista newyorkese Rita Lintz, si contamina con il mondo della moda e della musica. L’Inghilterra e Londra in special modo diventano il mercato di riferimento, La Molina diviene fornitore di Fortnum &Mason, Selfridges le riserva spazi particolari, è la conferma di un successo di immagine e di gusto.

A questo punto bisogna decidere se fare il salto da piccola azienda artigianale ad azienda vera e propria, ma che conservi quel carattere di “fatto a mano” che da sempre la contraddistingue. Entra in gioco Elisabetta Cafissi, imprenditrice proveniente dal mondo dei filati e della moda dove per lunghissimi anni ha coltivato il sapere che circonda la creazione e la bellezza. Desiderosa di intraprendere nuove esperienze e affascinata da un mondo che, pertanto, sente vicino, entra nella società e si butta con coraggio, in tempi non facili, nel mondo a parte del cioccolato La Molina. Così finalmente una sede più moderna e funzionale può accogliere il team, ma non una sede qualsiasi. Per la nuova fabbrica del cioccolato, La Molina sceglie un edificio in disuso da moltissimi anni, con una caratteristica molto particolare, una pianta pentagonale sormontata da una cupola, un perfetto richiamo alla pralina.

Con un recupero difficile e filologico, il vecchio edificio ritorna in vita, si orna sulla cupola del cammeo con il volto della “Molina”: un altro passo è stato fatto. Si concretizzano nuove opportunità, si fanno scelte, nascono nuovi prodotti, si gettano le basi perché il sogno diventi sempre più concreto. Nuove figure, nuove collaborazioni entrano in gioco, sempre nel rispetto di quell’idea di fondo che si sintetizza ancora oggi perfettamente nel suo claim.

Si aprono nuovi mercati, La Molina acquisisce la licenza del marchio Roberto Cavalli Chocolate, concretizzando una collaborazione con la Maison nata quando Roberto Cavalli aveva aperto il suo showroom in via Tornabuoni a Firenze, rilevando lo storico Caffè Giacosa e mantenendovi il Caffè. Incassa grandi soddisfazioni come il primo posto assegnato a un suo prodotto, l’oversize al gianduia, dal quotidiano londinese The Indipendent, in una classifica tra il cioccolato di tutto il mondo venduto in Inghilterra o come il riconoscimento che gli viene tributato da molti chef stellati ma soprattutto, l’affetto dei tanti appassionati del suo cioccolato e del suo packaging e l’entusiasmo dei molti che si avvicinano al marchio La Molina per la prima volta. L’ironia sorprendente e raffinata delle sue immagini e il gusto goloso e attento del suo cioccolato fanno de La Molina un’esperienza, un’attività e un prodotto di culto.

Fin dai suoi esordi, parallelamente al cioccolato, La Molina ha prodotto biscotti. Biscotti taglio cantuccio, quelli che in Toscana tutti chiamano cantucci o cantuccini a seconda della dimensione, i biscotti che normalmente si acquistano per essere consumati a fine pasto con un buon Vin Santo o un vino liquoroso. L’ha fatto naturalmente alla sua maniera, interpretandoli.

Sono nati così i biscotti al cacao e cioccolato e quelli alla mandorla, biscotti che partono da una tradizione, ma unici nel loro genere. Arrivati ad oggi è nata l’esigenza, la voglia, di ampliare la gamma, piano piano, ma con determinazione. L’amicizia con Gianluca Fusto, che consideriamo uno dei più grandi chef pasticcieri al mondo, ci ha consentito di chiedergli di collaborare con noi ad una linea di biscotti che portasse anche la sua firma. Con grande nostra soddisfazione, Gianluca ha accettato di rivisitare i nostri biscotti per renderli se possibile ancora migliori (non siamo mai soddisfatti), e di crearne di nuovi.

I quattro biscotti che l’azienda ha presentato in anteprima al “Cibus” di Parma, sono “I MORI”, “I BIONDI”, “LE LINGUE”, “LE LINGUE SCURE”.

Abbiamo sentito il bisogno di dar loro un nome perché a tutte le cose che amiamo, diamo un nome o un appellativo e in Molina ci siamo innamorati di questi biscotti.

I MORI, sono i nostri biscotti al cioccolato rivisitati da Gianluca che è riuscito in un’ impresa che ritenevamo impossibile anche per lui: farli ancora più buoni. I BIONDI sono i biscotti più classici del nostro territorio, i cantucci alla mandorla che sono stati leggermente rivisti un una chiave più raffinata. LE LINGUE sono la proposta delle nostre lingue di gatto, un biscotto che amiamo da sempre anche per la sua versatilità negli abbinamenti e negli accostamenti, mentre LE LINGUE SCURE sono la variante che Gianluca ha fatto delle lingue di gatto al cioccolato. Prossimamente nasceranno nuove interpretazioni di biscotti tradizionali e non, che già stiamo sperimentando.

Il packaging dei nuovi biscotti, progettato come tutti i prodotti La Molina da Riccardo Fattori, è una scatola molto particolare. Riccardo l’ha pensata come la scatola di cartone in cui le nonne di un tempo custodivano gelosamente i loro ricordi, le foto, i santini, le medagliette, a volte i gioielli che non indossavano quasi mai. Scatole spesso legate con una cordicella, perché il prezioso contenuto non ne fuoriuscisse.

Scatole che, con il tempo, lega e sciogli, lega e sciogli, si deformavano e assumevano quella forma “stellata” che ha voluto dare alla scatola per i biscotti La Molina. La x che mostra il contenuto non è in realtà una x, ma il per della moltiplicazione, un segno che per Riccardo rappresenta non solo un codice identificativo presente anche in altre realizzazioni fatte per La Molina, ma un valore simbolico di moltiplicazione di gusti ed esperienze, nonché la citazione di una semplificazione, che la grammatica naturalmente non ammette, ma che è diventata comune, specialmente tra i più giovani, nell’abbreviazione di parole come xK (perché) o xò (perciò) nella comunicazione scritta nelle chat, negli sms etc.

Quindi, anche nella confezione, presente e passato si incontrano, cambiano, creano il nuovo, sempre nello spirito di “con gli occhi e con la bocca”, bello da vedere, buonissimo da mangiare.

 

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A cura di: Ezio Zigliani, ezio@sfpr.it