Quasi una rivoluzione quella che l’azienda franciacortina Mirabella ha scelto di intraprendere, valorizzando il suo Pinot Bianco, intuizione vinicola avuta già dal fondatore Teresio Schiavi e confermata nella strategia e nella volontà dai figli Alessandro e Alberto.
La cantina della famiglia Schiavi, da quarant’anni una delle più apprezzate del territorio per la qualità dei suoi Franciacorta, è tra le dodici che hanno fondato, nel 1990, il Consorzio di tutela, di quel magnifico fazzoletto vinicolo in provincia di Brescia, disteso tra il lago d’Iseo e il monte Orfano.
Quello tra Mirabella e il Pinot Bianco è un legame fatto di fiducia, ricerca e sperimentazione lungo oltre quarant’anni. Un legame così solido che ha portato alla realizzazione del primo Pinot Bianco in purezza della Franciacorta, etichettato Vino Spumante di Qualità, e impiantarne con convinzione nuovi vigneti: oggi Mirabella possiede la maggiore estensione di Pinot Bianco della Franciacorta, 12 ettari sui circa 90 totali della Denominazione.

Negli anni, Mirabella ha continuato a investire nel potenziale del Pinot Bianco, arrivando a possedere la maggiore estensione di Pinot Bianco della Franciacorta.
Le uve di Pinot Bianco nascono da una mutazione del Pinot Nero e si distinguono per eleganza e per la precisa caratteristica di riuscire a bilanciare i tratti dello Chardonnay e del Pinot Nero nelle differenti tipologie.
La decisone unica è stata quella di vinificarlo in purezza, con la prima bottiglia nel 2015.
Lo degustammo la prima volta nel 2019, etichettato come “Vino Spumante di Qualità” e presentato in occasione dei quarant’anni della cantina.

Il vino fu accolto con grande favore dalla critica e, anno dopo anno, ha conquistato il meritato posto sul mercato, affiancandosi alle altre etichette di Mirabella e inserendosi perfettamente nella declinazione delle tipologie, sia per il deciso carattere che per l’alta qualità.
«Dalla fondazione della Cantina – racconta Alessandro Schiavi contitolare e responsabile tecnico – abbiamo compiuto passi importanti che hanno portato cambiamenti a livello agronomico strutturale e umano».
Le origini
Tutto è iniziato con il fondatore Teresio Schiavi che ha scelto di acquistare vigneti in Franciacorta, lui, originario dell’Oltrepo’ Pavese e ancora oggi personalmente in vigna dove cura aspetti delicati come la potatura. Un uomo di campagna sempre presente che però ha saputo, a differenza di altri, lasciare la guida aziendale ai figli Alessandro e Alberto, che affermano con rispetto e affetto: «Speriamo di fare qualcosa di simile a ciò che ha fatto lui, dando identità ai nostri vini e seguendo il suo esempio e la sua passione. Eravamo poco più che bambini – ricordano i due fratelli – quando i grandi enologi degli anni Settanta/Ottanta cenavano a casa nostra e giocavano a scopa d’asso con papà. Si chiamavano Santini, Vezzola, Ferrari. Un piccolo gruppo capace di accendere la passione per le bollicine di proprietari e industriali per creare l’identità di Franciacorta. Proprio a quel tavolo nacque l’idea».

Mirabella nasce infatti in quegli anni, esattamente nel 1981, piccola e umile con pochi vigneti, uno solo in verità, situato su di un colle che si chiamava “Mirabella”.
Area che diviene, successivamente, sottozona vinicola e viene totalmente acquistata dalla famiglia Schiavi.
Poco più di quattordici ettari, caratterizzati da quella torretta, detta “Belvedere” edificata nel 1843. Vecchie e nuove generazioni di vigneti, che si sviluppano sui due versanti. Pinot Bianco e Pinot Nero e, proprio di quest’ultimo vitigno, Teresio porta in Franciacorta il concetto di vinificarlo in bianco e in rosa.
La “scoperta” Pinot Bianco
Passano gli anni e si capisce dalle analisi agronomiche e dall’indagine genetica, che l’origine di quei vitigni era Pinot Bianco. Una sorpresa comune anche ad altri produttori in Franciacorta. Una varietà più delicata da coltivare, rispetto allo Chardonnay, per il suo grappolo serrato e la buccia sottile. Marcisce più facilmente ed è più soggetto all’attacco degli insetti. Questa difficoltà di lavorazione fa sì che, negli anni ottanta e novanta venga trascurato, quasi abbandonato.
Ma Teresio e i suoi figli non demordono e lo tengono, perché il colle era ventilato e il terreno dava una bella acidità e ottime sensazioni.

«Aveva una marcia in più – sottolinea Alessandro – certo all’inizio era troppo produttivo e faticava, poi con meno acqua, meno umidità e la gestione biologica, è stato possibile rivalutarlo pienamente. Oggi ne abbiamo dodici ettari, più del venti per cento della nostra realtà. Con la vinificazione sulla quale ha puntato papà, ci siamo posti l’obiettivo di valorizzare il vitigno e la zona. Lo lavoriamo nelle vasche di cemento armato rivestito, usiamo quelle a forma di uovo. Un’inerzia importante nei confronti del vino, rispetto all’acciaio e alle interferenze che può provocare con scariche elettrostatiche.
Il nostro Pinot Bianco affina con freschezza e completezza nella piena idea di Franciacorta di Mirabella, non per componente cromatica ma gustativa. Molto rappresentativo della zona anche vinificato in purezza».
Dietro c’è un importante lavoro di ricerca in vivaio, in serra e nel vigneto sperimentale.
Così quel nome evocativo “Pinot Bianco” lo hanno messo sull’etichetta, chiamandolo “Mirabella Demetra Pinot Bianco”, presentando con coraggio un prodotto che per disciplinare non si può chiamare Franciacorta.
Ed ecco compiuta la rivoluzione.
Il Pinot Bianco regala sensazioni minerali, floreali e note citriche molto fini ed eleganti. Caratteristiche decisamente più snelle rispetto all’opulenza dello Chardonnay e al nerbo del Pinot nero.

E il mercato risponde molto bene come sottolinea Alberto Schiavi che guida, in famiglia, la rete commerciale. «Possiamo con il “Demetra Pinot Bianco” dare una nuova risposta ai nostri clienti che stanno apprezzando la sfida tecnica anche dovuta ai cambiamenti climatici e sono curiosi della novità. Siamo soddisfatti da numeri molto interessanti, cresciuti con gli anni».
Il nuovo prodotto segue gli stessi canali di distribuzione e, dato non banale, ha un prezzo di listino tra il 25 e il 30% più basso del Franciacorta. La risposta del mercato è stata più che in linea con le aspettative.
La fortuna di Mirabella è la famiglia, dove le diverse visioni, quella di Alessandro enologo e di Alberto direttore commerciale, esprimono confronto e qualche divergenza, ma sempre nel solco dei cinquant’anni di paterna esperienza in vigna, e ogni giorno di completano.
Andrea Radic



















