“Collio è una terra di leggenda e di lavoro, è un popolo di colline e di vigne e di uomini di frontiera che respirano gli incontri della storia, la singolarità della natura e della poesia, è una pagina della geologia aperta all’incontro tra l’uomo e la terra”.
Con queste parole Celso Macor, scrittore, poeta, giornalista e profondo conoscitore e interprete della sua terra, descrive questo luogo, questa sorta di catena collinare disegnata dai vigneti e culla di grandi vini.
«Siamo una famiglia, vogliamo restare una realtà familiare ed è bello vedere che la nuova generazione con nostro figlio Mosè, ha pienamente accolto la nostra passione. Una passione che vive da tre secoli, perché i Komjanc si occupano da un tempo così lungo di viticoltura con ottimi risultati, dai documenti raccolti abbiamo trovato un premio vinto a Vienna nel 1888 alla corte dell’imperatore Francesco Giuseppe».

Così Raffaella Nardini, moglie di Roberto Komjanc, racconta le origini della attività di famiglia che vede la moderna azienda vinicola, fondata da Alessio negli anni Settanta, imbottigliare la prima bottiglia con etichetta “Alessio e” nel 1973. Oggi sono impegnati in campagna ed in cantina anche i suoi quattro figli: Beniamin, Roberto, Patrik e Ivan.
«I nostri vini sono espressione dei silenzi, delle gioie e delle passioni di cui questa terra è stata testimone. Abbiamo la fortuna – spiega Roberto Komjanc – di vivere e coltivare i nostri vigneti nel Collio, dove clima e terreno sono perfetti per restituire nei vini la loro identità e il loro carattere. Con il mare a quindici chilometri e le Prealpi Giulie che riparano dai venti freddi. Da considerare anche la netta escursione termica e la conformazione tipica della marna, qui chiamata Ponca – prosegue Komjanc – una formazione rocciosa di facile disgregazione e che, grazie all’azione degli agenti atmosferici, origina frammenti scagliosi che poi diventano il terriccio ideale per la pratica della vitivinicoltura.

Da sempre i nostri vigneti – conclude Roberto – sono inerbiti per migliorare la struttura del suolo, rallentandone l’erosione. Accanto ai vigneti ci piace, infatti, conservare qualche prato, boschi di acacia, quercia, carpino e frassino popolati dalla fauna pedemontana per rispettare il naturale equilibrio tra uomo e natura».
La grande competenza enologica e l’intenso impegno in campagna e in vigna, rendono i vini di Komjanc Alessio di spiccato carattere, definite geometrie olfattive, freschezza del sorso, verticali acidità. Perfetti rappresentanti del fascino del Collio, terra rude e orgogliosa, accogliente e determinata.

Identità quindi, conquistata anche con scelte che hanno il sapore della sfida, come vinificare il Pinot bianco in purezza. «Una sfida che ha radici storiche, già nella metà dell’800 quando il Pinot bianco era presente, poi è stato in qualche modo abbandonato».
I Komjanc hanno deciso di riscoprirlo e puntare sulla potenzialità di questo vitigno lavorato in purezza. E hanno fatto centro.
Altrettanto rivalutata con ottimi risultati la Malvasia, che oggi si affianca alla Ribolla Gialla e al Friulano, altri due ottimi vini di bella fattura e notevole qualità.
L’azienda vitivinicola Komjanc Alessio è situata alle pendici della collina di San Floriano del Collio e i vigneti di proprietà si estendono su una superficie di 24 ettari. Da considerare per la pienezza e la profondità il Collio bianco, blend di vitigni autoctoni insieme a Chardonnay, Pinot grigio, Sauvignon e Traminer Aromatico. Tra i rossi troviamo Pinot nero, Merlot e Cabernet franc.
Dal 2015 l’azienda si avvale della consulenza enologica di Gianni Menotti, che ha, indubbiamente, impresso una qualità ulteriore.
Oltre alla sfida del Pinot bianco, la famiglia Komjanc ama sviluppare progetti vinicoli ben definiti e originali. È il caso del “Bratje” il vino dei fratelli. Un “Collio bianco” che nasce dal blend di quattro vitigni antichi coltivati fin dalla notte dei tempi: Ribolla gialla, Friulano, Malvasia, Picolit. Bratje nella lingua parlata su questo confine significa fratelli – quindi quattro vitigni per quattro fratelli.
Nella linea “Dedica” troviamo, invece, l’omaggio al terroir. Un progetto che mira alla valorizzazione di alcuni vitigni quali Chardonnay, Pinot nero e Merlot, vini importanti che rappresentano una dedica ad un terroir unico dall’anima antica e alle sue genti, laboriose e coraggiose, che ogni giorno amano e rispettano questa terra e ad essa dedicano la vita.
Tra i progetti di nuova ispirazione e contemporanea tendenza anche la rinascita del logo aziendale e delle etichette, curato da “Mumble Sas”. Non meramente una rivisitazione grafica, bensì una trasposizione dove il design interpreta e dà vita alla storia e ai valori che accompagnano i Komjanc da generazioni.
Ovvero equilibrio con la natura, apertura culturale e legame con la Mitteleuropa – nasce la nuova identità di Komjanc Alessio. Lo studio ha ridisegnato il logo, ispirandosi allo storico laboratorio culturale Wiener Werkstätte, di cui ha reinterpretato rigore e stilemi.

Da questa ispirazione prendono forma il brand e le etichette, che guardano al mondo della Secessione Viennese come metafora di eleganza, equilibrio e multiculturalità.
L’azienda Komjanc Alessio sarà presente a Wine&Siena, l’evento che il Merano Wine Festival porta nel cuore della Toscana dal 31 gennaio al 2 febbraio 2026, dove proporrà anche una masterclass dal titolo “Wein Secession: ad ogni terra la sua arte”.
Successivamente Roberto e Raffaella Komjanc porteranno il loro “Collio” al Wine Paris, la manifestazione vinicola in programma tra il 9 e l’11 febbraio, nella capitale francese.
Andrea Radic




















