Siamo ancora utili alla società ed al mondo del vino? Questa la domanda che da qualche tempo mi balena nella testa. Lo scorso anno, infatti, ho festeggiato i miei venti anni di professionismo (e ben trenta dai primi passi nella redazione) ed i medesimi per questa testata e mi sono posto il problema anche colloquiando con diversi produttori.
Sicuramente la professione è cambiata. Nel 1995, quando ho iniziato, i computer erano entrati nelle redazioni e si impaginava tramite loro, ma, ad esempio, il grande flusso dei comunicati arrivava via fax e l’uso del telefono (fisso) era all’ordine del giorno. C’era anche tanto, tanto lavoro battendo la strada alla ricerca di notizie. I primi passi (qualche anno dopo) nel mondo del giornalismo di vino (allora con gli occhi sognanti di un giovane alle prime armi) raccontavano di una stampa incisiva, seguita.
Ma davvero adesso il ruolo di chi scrive, racconta, giudica un vino è così cambiato? I cali di lettori (in generale) di chi acquista sembrerebbero dimostrare una disaffezione al giornalismo e quindi sottolineare questa tendenza. Io voglio essere di parte e con forza. Sicuramente come settore del vino in generale ma come stampa stessa dobbiamo fare una forte autocritica e comprendere che la società liquida di baumaniana memoria ha bisogno di strumenti e linguaggi differenti.
Ma, forse, proprio perché liquida, perché priva ancora di strutture solide, deve difendere quelle che lo sono come il giornalismo, arma di difesa contro l’omologazione, l’assenza di coscienza critica.
Il giornalismo fatto da professionisti che hanno formazione obbligatoria, un codice deontologico da rispettare, una gavetta alle spalle diventerà, in un mondo sempre più dominato dall’intelligenza artificiale – utilissima, ma da governare, appunto – che riesce a creare notizie ed aiutare alle fake news, un baluardo per la comprensione e l’analisi reale.
Questo anche nel campo del mondo del vino che ha, secondo me, sempre più bisogno di interlocutori che lo osservino con gli occhi di chi lo vive quotidianamente.
Rivendico con forza, quindi, il ruolo del giornalismo e di chi lo comunica con rispetto e trasparenza e lo faccio con l’idea che senza una stampa, libera e professionale, perdiamo un po’ tutti.
Senza considerare che, in ultimo, un buon articolo, una buona recensione, saranno oggetto delle ricerche da parte dei GPT (ormai primo motore di consultazione) e, nella mia visione, queste fonti saranno quelle più credibili e verificabili non solo dallo strumento ma anche dall’utente/lettore.
Lunga vita, quindi, alla stampa!
Riccardo Gabriele




















