Castello di Cigognola. Moratti
Castello di Cigognola. Moratti

Quando da una delusione si cerca di risalire ad alti livelli servono coraggio, passione, precisone e professionalità. Un inizio, qualche anno fa, che non aveva brillato per qualità con vini deboli, senza anima.

Un presente oggi dove la qualità è altissima e rappresenta, senza dubbio, un fiore all’occhiello del territorio, mai semplice, dell’Oltrepò Pavese.

Questa costanza e volontà, questa brillante e rapida ascesa verso l’eccellenza, ha un cognome importante, quello della famiglia Moratti.

Castello di Cicognola
Castello di Cigognola

Castello di Cigognola: le origini

L’azienda agricola “Castello di Cigognola” nacque, per volontà di Gian Marco Moratti, che, da grande conoscitore di vino, volle trasformare questa passione in qualcosa di concreto, l’azienda vinicola intorno al Castello di proprietà familiare, incastonato nelle colline dell’Oltrepò Pavese.

Un luogo che rappresenta un crocevia di storia, cultura e produzione enologica di eccellenza. Le origini della tenuta risalgono al 1212, quando il castello fu costruito come presidio militare sulla valle dello Scuropasso. Nei secoli successivi, divenne elegante residenza neogotica grazie a don Carlo Arnaboldi-Gazzaniga e, in tempi più recenti, punto d’incontro di intellettuali come Benedetto Croce, Eugenio Montale, Guido Piovene e Luigi Einaudi, ospitati dalla famiglia Ajroldi di Robbiate, antenati di Letizia Moratti.

Dopo un incendio negli anni Ottanta, gli interni del castello furono restaurati dall’architetto Renzo Mongiardino, che vi lasciò il segno con un progetto capace di coniugare citazioni storiche, invenzioni scenografiche e maestria artigianale, realizzato anche grazie alla collaborazione con i laboratori della Comunità di San Patrignano.

Castello di Cicognola
Castello di Cigognola

Nel 2018 l’azienda passa a Gabriele Moratti che pone il focus sul Pinot Nero, vinificato in rosso, bianco e bollicine. La tenuta si estende su 36 ettari, di cui 28 vitati, posizionati tra i 300 e i 350 metri di altitudine che circondano il castello come una corona naturale. I vigneti si sviluppano su esposizioni diversificate e un terreno variegato: alla base si trovano le Marne di Sant’Agata Fossili, sopra uno strato gessoso-solfifero e, in sommità, arenarie e conglomerati. Questa complessità geologica, unita alle pendenze marcate delle colline, genera microambienti climatici che conferiscono alle uve caratteristiche irripetibili.

È per gestire qualcosa di unico che tende all’irripetibile, serve una squadra di ottimi elementi, pronti a diventare campioni. E di questa la famiglia Moratti ha profonda e lunga esperienza.

Castello di Cicognola. Andrea Radic con Nicolas Secondé
Castello di Cigognola. Andrea Radic con Nicolas Secondé

Il team si completa

Così dalla Champagne, giunge a Cigognola Nicolas Secondê, enologo di grande talento e con idee molto chiare su quali strumenti e quali pratiche siano necessari per puntare al meglio del meglio. Come racconta lui stesso: «Arrivato a Cigognola mi dissero che durante la vendemmia la pressa veniva affittata. Per lavorare al meglio sulle pressature e sui mosti, avevamo necessità di una pressa nostra. La vendemmia era iniziata e i tempi strettissimi. Ma capii subito la grande determinazione della proprietà. Era un giovedì mattina, tornai il lunedì e la pressa nuova e di proprietà era lì, pronta».

Marco Cordani è il responsabile della produzione, in campagna e in cantina, lavoro che svolge con profonda competenza e vero amore.

In squadra Emilie Fouilloux, creative Director dell’azienda che sta costruendo una immagine forte ed elegante.

In squadra, Daniele Sirtori CEO della holding, Enrico Galbiati Presidente del Castello di Cigognola, Piermario Sartor direttore del Castello di Cigognola, Alberto Zucchi Frua, membro del CDA del Castello e brand ambassador.

Laura Paganoni esperta sommelier che collabora alle degustazioni.

Castello di Cicognola. The Wilde Mlano
Castello di Cigognola. The Wilde Milano

I vini presentati durante il pranzo degustazione al raffinato club “The Wilde” nella centralissima via Dei Giardini, hanno perfettamente testimoniato che la squadra, a partire da Secondé e Cordani, “papà e mamma dei vini” come si sono ironicamente definiti, il campionato lo ha vinto.

«Cinque anni fa abbiamo iniziato insieme un progetto importante e molto interessante – ha raccontato l’enologo francese – per distinguerci nel territorio dell’Oltrepò.

Ribaltare il paradigma diffuso in quella zona di un Pinot Nero pesante e stanco, costruendo la nostra idea, lavorando ad un vino elegante. Cambiare stile per avere vini di bella bevibilità, punto importante per noi. Un vino elegante, in purezza, ma caratteristico del territorio. Per questo abbiamo monitorato tutte le particelle, per lavorarle separatamente e costruire la forma completa dei nostri prodotti.

Un lavoro lavoro compatibile con l’ambiente ma senza obblighi troppo ferrei, con la libertà di poter fare sia nei vigneti che in cantina. Fare ogni anno un buon vino, non è semplice, dipende dal clima e dalle condizioni, il difficile è mantenere costante la qualità. Qualcosa di simile a ciò che facciamo in Champagne (dove Secondé è produttore, nda) vinificazione separata di ogni particella. Utilizziamo piccole vasche, certo un lavoro più difficile, ma decisamente più efficace. Non vinifichiamo da una pressata unica, ma delicatamente estraiamo quattro qualità di mosti.

La prima giornata di vendemmia facciamo una prima pressatura di ogni particella per avere il primo mosto fiore da assaggiare per assemblare la “Cuvée dell’Angelo” che va direttamente in barrique. Successivamente la cuvée A con più frutto e meno acidità che usiamo per il “brut” e il “pas dosè”. Infine la cuvée B che estrae il succo dalla parte esterna più vicina alla buccia, porta una più morbida acidità nel “pas dosè”.

Ogni anno un preciso programma di pressature, fondamentale per alzare il livello qualitativo e diminuire i trattamenti. Spero che tutto ciò si senta nella bottiglia, bottiglietta, perché l’obiettivo dell’uomo è il rispetto del territorio».

I vini sono specchio della cura e del valore delle donne e degli uomini che compongono la squadra.

Castello di Cicognola. Moratti dosé
Castello di Cigognola. Moratti Pas dosé

La degustazione

Brut. Grande eleganza, un vino di precisione, netto e di carattere. Al palato presenta una certa piacevole morbidezza e una bella lunghezza. Perfetto per aperitivo, ma un calice che si lascia bere anche a tutto pasto, emanando un fascino interessante.

Pas dosé. Purezza, stabilità, compostezza. Profumi diretti e precisi, un sorso che si riconosce per identità territoriale e soprattutto del vitigno.

Cuvée dell’Angelo. Sboccata alla volée, appositamente per l’occasione è un vino di gran fascino. Il panorama olfattivo è di estrema eleganza, pieno e composito e di matrice decisamente francese. Il sorso è bello e buonissimo

Rose Vintage Brut. Frutto e freschezza al naso. Al palato si presentano in ottima armonia equilibrio, acidità e morbidezza.

Andrea Radic