L’Alto Adige, una terra fucina di contrasti che si fondono armonicamente fra di loro.
Nel nel cuore di questa provincia, la più settentrionale d’Italia, le guglie alpine abbracciano paesaggi mediterranei, la lingua italiana si sovrappone a quella tedesca, e l’innata curiosità per il mondo si fonde con tradizioni secolari.
Il villaggio vinicolo di Terlano si trova a metà strada fra le città di Bolzano e Merano. Qui, dove l’ampia valle dell’Adige si sviluppa in direzione Sud-Est, sulla sponda orografica sinistra si trovano il centro abitato e i vigneti di Terlano, adagiati sui versanti di porfido rosso del Monte Zoccolo.

A Terlano, la produzione vinicola ha radici preromane. Grazie al clima favorevole e ai terreni disposti in quota, al riparo da inondazioni, la zona di Settequerce, San Maurizio e Gries era apparsa subito ideale per gli insediamenti umani.
Diversi reperti archeologici (mestoli e recipienti di bronzo) testimoniano una cultura vinicola che risale tra il quinto e il quarto secolo avanti Cristo.
Ma la prova certa di una viticoltura preistorica giunse col ritrovamento della “roncola di Settequerce”, della tarda età del ferro. La forma particolare di questa roncola, con l’estremità molto ricurva della lama, suggerisce chiaramente la sua funzione per la potatura della vite.
A Cantina Terlano, vinificare vini longevi è una tradizione consolidata, soprattutto i vini bianchi con la loro pienezza che si conserva anche dopo decenni d’invecchiamento.
Il clima e il terreno consentono di sfidare l’incedere del tempo e produrre vini premiati in tutto il mondo.
Il lavoro di affinamento in cantina è basato sulla vinificazione storica in botti di legno, ma un altro fattore determinante è il metodo “sur lie”, in cui i vini maturano – spesso per anni – sui lieviti fini, prima di passare alla bottiglia dove – senza fretta – possono finire di crescere. Grazie a questa maturazione lenta, i vini acquistano più carattere e complessità.
Fu Sebastiano Sticker storico winemaker della cantina dal 1954 al 1994, che iniziò a selezionare vigneti importanti che consentissero di imbottigliare questo tesoro.
Dai dati analitici si vede che erano rese abbastanza basse con alto tasso alcolico, annate che raggiungevano facilmente i tredici gradi e mezzo. Vini ricchi e complessi già nel ‘55, ‘59, ‘66.

E poi annate eleganti, di grande spessore, come la ‘61, più compatta e stretta, simile alla più moderna 1996.
La Cantina di Terlano ha una struttura cooperativa. Il presidente Georg Eyrl e il vicepresidente Hansjörg Hafner guidano il consiglio d’amministrazione – eletto per un periodo di tre anni nel 2023 – composto da Anton Adami, Norbert Elsler, Christoph Patauner, Ulrike Gratl, Hans-Peter Höller, Georg Spitaler, Stefan Sandrini, Robert Müller, Martine Huber, Konrad Rauch e Manfred Runer.
Quando Klaus Gasser, direttore generale, commerciale e marketing, ma anche enotecnico, racconta “Kellerei Terlan” si ha netta la percezione della sua ricca storia e delle caratteristiche di questa terra. Granito, quarzo, porfido, terreno leggero che si scalda facilmente e ha problemi per la mancanza d’acqua, tanto da necessitare, in estate, di irrigazione in fase di maturazione. In alcuni anni non cadono più di cinquecento millimetri di pioggia, come in Sicilia.
Le montagne che raggiungono i 3000 metri, impediscono l’arrivo delle nuvole cariche di pioggia che si scaricano prima.

I vigneti sono posizionati sui 250 metri, ma salgono fino a a 900, dove la definizione “vigneto di montagna” parte dai 450. «E proprio lì, tra i 450 e i 600 si trovano i nostri migliori cru – spiega Gasser – secondo noi la base per i grandi vini sono i vecchi vigneti».
«Centonovanta ettari di vigneti unici – aggiunge Gasser – e una storia che ha permesso di selezionare cloni a vista, piano piano, nati e riprodotti con la collaborazione enologica dell’istituto Laimburg, settanta per cento vini bianchi e trenta Pinot Nero e Lagrein. La Schiava no, terreni troppi poveri».
La cantina, datata 1893, è stata man mano ampliata fino all’ultimo intervento nel 2009. L’invecchiamento dei bianchi è un mantra per Cantina Terlano, già nella linea base, che utilizza le bottiglie Sebastianine, chiamate così, in onore dell’enotecnico Sticker.

Lo stock di vini fermi di vecchie annate, fin dalla fondazione, è il più ampio del territorio e tra i più ricchi in Italia. Comprende tutte le annate fino al 1954 e va indietro fino al 1893, senza pause, neppure durante i due conflitti mondiali.
L’assaggio
La degustazione si declina con completezza, un viaggio nelle terre e nel tempo di questi bianchi di alto, altissimo livello.
A partire da Nova Domus Riserva 2023, Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon Blanc per un blend di eccellente fattura, bel carattere profondo e vigoroso e note minerali che ne esaltano la bevibilità. Cuvée Terlaner Classico 2024, con i medesimi vitigni si presenta di piacevole freschezza ed equilibrata acidità, impreziosito da eleganti note balsamiche.
Vorberg Pinot Bianco Riserva 2023, il Pinot Bianco in purezza è un grande esempio della presenza del sorso e del panorama olfattivo dei bianchi altoatesini: grande fascino.
Quarz Sauvignon Blanc 2024, ecco il Sauvignon nella sua veste più raffinata ed elegante, sapido e di equilibratissima struttura, regala un sorso che chiama il secondo.
Lunare Gewürztraminer 2023, secco e preciso, verticale ed essenziale, le sue note aromatiche tropicali ed esotiche sono un plus imperdibile.
Chiudiamo in bellezza questa preziosa selezione con il Rarity Pinot Bianco 2013 un vino unico per lavorazione e carattere, un disegno curato nei minimi dettagli della forza stitlistica della cantina, in grado per la sua struttura perfetta di invecchiare a lungo, mantenendo eleganza e vigore.
La teoria dei vini bianchi da invecchiamento è ampiamente dimostrata.
Andrea Radic



















