58 edizioni, oltre 4mila aziende presenti con 90mila presenze di cui oltre un quinto da 135 nazioni. I numeri del Vinitaly appena conclusosi sono decisamente importanti a testimonianza dell’interesse che questa manifestazione suscita nel pubblico degli operatori e degli appassionati.

Al di là dei numeri, però, ci sono le considerazioni che possono essere fatte non solo toccando con mano e vivendo la fiera, come abbiamo fatto, ma anche ascoltando le voci delle aziende.

Le nostre personali prime impressioni sono decisamente positive. Una domenica mattina in sordina, avevano fatto temere e preoccupare, ma dal pomeriggio il movimento è stato buono e di qualità.

Abbiamo avuto modo di interloquire con professionisti (tanti alla ricerca anche di novità specie dalle regioni più piccole) e molto attratti da una notevole quantità di eventi di approfondimento di alto livello.

Le aziende, poi, ci hanno riferito di aver avuto ottimi contatti. Certo, hanno ripetuto i più, poi dovranno concretizzarsi in un riscontro economico.

Ma alla fine, la preoccupazione dilagante di “non vedere nessuno” è stata fortemente contrastata dai fatti.

In sostanza il mondo del vino reagisce. È la sua natura e ne è capace. Sicuramente un momento di incertezze crea preoccupazioni, ma da questa Verona, esce un comparto che ha comunque grande forza e che sicuramente non si arrende.

Dovremo trovare sempre maggiori sinergie ed operare per migliorare anche la cultura del vino (sono un acceso sostenitore della necessità di insegnarla nelle scuole), ma ci siamo.

E poi, come ha detto un amico direttore di azienda: “A Vinitaly bisogna esserci”. Quindi non cedere alla tentazione, parafrasando Nanni Moretti: “Mi si nota più se ci sono, o se non ci sono?”

Evidentemente più se ci sono.

Al prossimo anno!!

Riccardo Gabriele