Un editoriale sui generis per questa settimana, tra l’altro corta per la festa del 1° Maggio.
Particolare perché lo dedico ad un territorio che conosco da molto tempo e che mi affascina da sempre: Montefalco. Lo frequento da circa 20 anni ed ho avuto modo di seguirlo nel corso degli anni, non solo visitando le cantine, ma anche degustando le varie annate con attenzione e profondità, grazie anche a molti anni passati a collaborare con una guida.
Ammetto, però, che era da un po’ che non mi dedicavo in maniera approfondita ad un assaggio e nel corso dell’Anteprima di questa settimana, ho avuto modo di fare un ottimo excursus (grazie anche a Maruska Passeri, deus ex machina del Consorzio che mi ha aiutato nel trovare il giusto orario e con la quale ci conosciamo da molto tempo ed alla sommelier Cristina che ha tenuto un ritmo importante consentendomi un assaggio serrato e concentrato).
Ho scelto di focalizzarmi su Rosso, Rosso Riserva e Sagrantino.
Prima partirei con un giudizio generale: sono rimasto sorpreso dalla crescita della proposta in tutte e tre le tipologie. Ricordavo, infatti, un territorio con più disomogeneità produttive, mentre oggi c’è un filo comune ben evidente con un livello medio più alto.
Decisamente sempre più interessante il Rosso di Montefalco. Verrebbe da utilizzare un termine ormai abusato: CONTEMPORANEO. Piacevoli, di beva senza essere banali con alcune punte molto interessanti.
Interessante anche la versione Riserva, sicuramente più ambiziosa, ma interprete piena del territorio.
Infine, lui: il Sagrantino. Non ho mai nascosto la mia passione per questo vitigno, troppo spesso, rilegato al ruolo di portatore di tannino. Sicuramente nel passato abbiamo degustato vini figli di una concezione differente, ma siamo di fronte ad una nuova idea di Sagrantino ben rappresentata dagli assaggi delle annate più recenti. “Sfortunatamente” abbiamo avuto solo dodici campioni della 2022. Sarebbe stato interessante poter avere maggiore profondità di assaggio. I migliori assaggi? Non voglio fare classifiche, ma rendere omaggio a questo gruppo di produttori che sono cresciuti come interpreti di un bellissimo territorio e di un’uva troppo spesso pensata solo come tannica ma che dimostra tutto il suo fascino.
Ed alla fine restano anche i colori della Sala Consiliare e quei profumi che scendendo nella piazza principale del paese, mi riempiono il cuore e gli occhi.
Riccardo Gabriele





















