Negli ultimi anni il mondo del vino sta assistendo a una rinascita che affonda le radici nel passato. È il caso dei vini orange, bianchi vinificati con macerazioni prolungate sulle bucce che regalano al calice sfumature ambrate e un profilo aromatico intenso. Una tecnica antica, oggi diventata simbolo di artigianalità e identità.
Nati migliaia di anni fa in Georgia e rimasti per lungo tempo una produzione di nicchia, i vini orange hanno trovato nuovo slancio grazie al movimento dei vini naturali e all’interesse di consumatori più curiosi, disposti a sperimentare. Oggi la loro presenza cresce nelle carte dei ristoranti e nelle enoteche più attente, e non mancano produttori che scelgono di dedicare a questa categoria una parte significativa della loro produzione.
Una tecnica che porta il bianco nel territorio del rosso
A differenza dei bianchi tradizionali, i vini orange prevedono una macerazione delle uve bianche sulle bucce che può durare da qualche giorno fino a molti mesi. Questo processo consente di estrarre tannini, colore e profumi completamente nuovi per un bianco.
Il risultato è un vino dal carattere deciso, con note di tè nero, frutta secca, spezie, erbe officinali e una trama leggermente tannica. Una combinazione che conquista chi cerca autenticità e nuovi orizzonti sensoriali.

Un esempio di eccellenza: Numero Dieci – Toscana Bianco IGT
Tra gli assaggi più sorprendenti che voglio segnalare c’è il Numero Dieci – Toscana Bianco I.G.T. di Sassotondo, un orange che ha attirato particolarmente la mia attenzione per la sua profondità e integrità stilistica.
Prodotto solo nelle annate più favorevoli, nasce da uve Greco coltivate nei vigneti di Sovana, Maremma Toscana. La naturale tardività nella maturazione del vitigno permette di preservare acidità e profumi ideali per un progetto di lunga macerazione.
Le bucce restano a contatto con il mosto per oltre sette mesi, un periodo in cui – come raccontano in azienda – “si apre un lungo dialogo tra succo, vino e bucce”, capace di trasformare radicalmente aromi, tessitura e colore.
Dopo la macerazione, il vino affina in barrique non di primo passaggio, dove la sua struttura tannica e acida trova equilibrio e profondità.
Il risultato? Un sorso che colpisce per identità e coerenza:
“Oro antico dai bagliori ambra e profumi di cotognata, zabaione, cannella e albicocca disidratata. Sorso gustoso, ricco di sapidità, con sfumature polifenoliche. Il finale richiama erbe aromatiche e ricordi mediterranei.”
Perfetto in abbinamento a formaggi di lunga stagionatura.
Un vino che racconta in modo magistrale ciò che gli orange possono essere quando tradizione, tecnica e terroir si incontrano.
Alice Romiti



















