All’Osteria Mirabello si è svolta la serata “Vini di Montagna”, un percorso di degustazione dedicato a tre territori diversi ma legati da una stessa condizione viticola: la quota. Canavese, Valle d’Aosta e Alto Adige sono stati raccontati attraverso vini nati in contesti “estremi” – pendenze, suoli magri, ventilazione, luce intensa, escursioni termiche – dove la montagna non è un’etichetta stilistica, ma una realtà agronomica che incide in modo concreto sul profilo del vino.

Il tema guida della serata è stato la tensione, intesa come cifra comune di molti vini di quota e letta in tre tratti distintivi:
Acidità verticale, favorita dalle notti fredde e dalle maturazioni più lente, che porta a un sorso “che si allunga” più che “allargarsi”;
Aromi definiti, spesso più nitidi che potenti, con profumi “disegnati” da contorni precisi (fiori, agrumi, erbe, spezie);
Sapidità e finale asciutto, legati a suoli poveri e poco profondi, componente minerale e stress idrico controllato, con chiusure pulite e saline.
I produttori e i vini in degustazione

Altaluce (Canavese) – realtà nata nel 2020 da Massimiliano Fornero e Daniela Alberghino, con un’identità dichiarata nel motto “Alpinisti per passione, montanari d’adozione, vignaioli di professione”. Cantina raccolta e radicata a Ivrea, nel centro storico, con 1,5 ettari e circa 3.500 bottiglie. Suoli di origine morenica (rocce, sabbia, ghiaia, argilla) e vigne tra 300 e 600 metri contribuiscono a freschezza e sapidità.
In degustazione
Rocciaviva 2021 – Erbaluce 100%, vinificazione essenziale e affinamento lungo tra acciaio e bottiglia.
Abbinato all’entrée – Éclair burrata di Andria e alici di Cetara
Rosset Terroir (Valle d’Aosta) – nata nel 2001 dalla famiglia Rosset, che ha trasferito nel vino l’esperienza nella distillazione. Un progetto di qualità in uno dei contesti più impegnativi d’Italia, tra viticoltura eroica e vigneti d’alta quota, con attenzione alla sostenibilità (impostazione biologica) e sperimentazione sui materiali, incluse le anfore.

In degustazione
Petit Arvine Vallée d’Aoste DOP – 100% Petite Arvine vinificata in acciaio per esprimere quota, freschezza e profilo varietale.
Abbinato all’antipasto – Tartare di tonno con pan brioche e crème fraîche
Kellerei Bozen (Alto Adige) – una delle principali cooperative dell’Alto Adige: origini nel 1908 a Gries e successiva integrazione con St. Magdalena; oggi conta oltre 200 soci viticoltori e una produzione di circa 3 milioni di bottiglie. La storia dell’azienda è segnata anche dalla resilienza del periodo bellico e dalla capacità di “fare squadra” nelle difficoltà.
In degustazione
Cesar – Gewürztraminer Alto Adige DOC – esempio di “vino di montagna aromatico”: intensità olfattiva importante ma bocca dritta e precisa, grazie a vigneti in quota tra 400 e 600 m e vinificazione in sottrazione (acciaio, controllo temperature, macerazione breve).

Abbinato alla prima portata – Mezzi rigatoni Benedetto Cavalieri con crema di broccoletti, cozze e pangrattato alle acciughe
I vini rossi sono stati proposti in comparazione, serviti insieme e abbinati al secondo – American Steak e patate speziate, per evidenziare differenze di struttura, tannino e “allungo” in chiave montana:
Nebbiolo Vallée d’Aoste DOP (Picotendro) – interpretazione alpina del Nebbiolo, con una lettura più fresca e delicata, affinata tra botti grandi e barrique di passaggio.

Roccianera – uvaggio territoriale Barbera 50%, Neretti 30%, Nebbiolo 20%, con parte di grappolo intero, macerazione prolungata e affinamento in botte grande: un rosso più identitario che muscolare, giocato su slancio acido e definizione.
Huck am Bach – Lagrein & Merlot, Alto Adige DOC Santa Maddalena / St. Magdalener – rosso legato alla sottozona storicamente vocata sopra Bolzano, vinificato in rosso tradizionale e affinato in grandi botti di rovere.
La serata “Vini di Montagna” all’Osteria Mirabello è stata organizzata da Wine Tasting PR, progetto dedicato alla creazione di esperienze enologiche qualificate che uniscono degustazione guidata, storytelling e relazione diretta tra produttori, ristorazione e pubblico.
Alice Romiti




















