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Vigna Lenuzza

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“Scoprire, individuare, conoscere qualcosa che prima si ignorava”

Mi lascio guidare dal Dizionario della Lingua Italiana Sabatini Coletti dopo una degustazione di vini friulani, “appena arrivati”, effettuata al Magazzino del Vino di Viareggio che ne cura la distribuzione nell’area di sua competenza. Mi lascio guidare nella ricerca della migliore definizione alla parola “scoperta”: “Scoprire, individuare, conoscere qualcosa che prima si ignorava”.

Ed è stata veramente una scoperta in quel senso, una bella scoperta. Impreziosita ancor di più dalla conoscenza del luogo, anzi dei luoghi nel mio “vinovagare” da quelle parti. Quel magico orizzonte composto da colline che creano anfiteatri naturali con ben marcati i sentieri tra le vigne. Là, alla ricerca del vino per uscirne soddisfatto.

Siamo in Friuli, nel Collio di Prepotto, nella frazione di Albana nella valle dello Judrio. Tanti vitigni bianchi, i bianchi del Collio. L’Azienda di cui si parla è Vigna Lenuzza una piccola realtà di 5 ettari vitati per 25.000 bottiglie l’anno. Friulano (Tokai), Ribolla gialla, Sauvignon Blanc ma anche rossi “sinceri” come Refosco dal Penducolo Rosso e lo Schioppettino di Prepotto.

L’assaggio e la degustazione ha coinvolto quattro vini della produzione, tre bianchi e un rosso.

Friulano 2015. Appena arrivato ed ancora “scosso” dal viaggio. Paglierino con nuances verdognole. Buono, intenso il primo impatto con i profumi. Toni floreali seguiti dai fruttati principalmente su note di albicocca e nocciola. Al palato è la sapidità unita alla freschezza a marcarne il gusto. Certo il vino è giovanissimo, appena nato ma la sua capacità all’evoluzione traspare e, aiutato da una vendemmia eccellente, sarà sicuramente posizionato tra i “friulani” (intesi come tocaj) da ricordare. Acquistarne qualche bottiglia e attendere è “d’uopo”. Voto 85/100 (al momento)

Ribolla Gialla 2015. Un altro passo per questa Ribolla ancora enigmatica. Sfugge qualcosa se pur traspare netto il territorio di elezione. Le forti escursioni termiche che ne favoriscono gli aromi, le zolle ricche di sali e le correnti d’aria che tengono asciutti sia le viti che i grappoli nel momento della loro maturazione. È sicuramente l’affinamento che questo vitigno richiede a deficitare nel campione. Unica vera soluzione all’enigma. Sarà una grande Ribolla? Non ne dubito anche se è troppo, troppo presto per affermarlo. Sentori floreali e sottofondo minerale. Corrispondenza con l’accentuata freschezza. Voto 84/100 (da rivedere assolutamente).

Sauvignon Blanc 2015. Le “origini friulane” di questo vitigno internazionale divenuto, insieme allo chardonnay, uno dei vitigni più importanti dell’intera regione, si perdono nel tempo assumendo connotati ampelografici diversi dagli altri sparsi nel mondo. Il Sauvignon Blanc friulano lo riconosci sempre per la sua veste dorata, le nitide sensazioni varietali, l’onnipresente peperone e salvia, senza dimenticare la caratteristica “foxy”. Anche questo campione di Vigna Lenuzza non si sottrae al prototipo del sauvignon blanc friulano. Un campione degno di nota e sicuramente con grande futuro. Voto 85/100

Per il test dei rossi ho scelto un Refosco dal Penducolo Rosso. Per parlare di questo vitigno autoctono di quelle zone caratterizzato dalla colorazione rossa del penducolo ovvero la base del rachide. Vitigno che ha origini antiche e che condivide un Dna con il Terrano. Dalla buccia spessa, di colore blu-nero, dà vini vigorosi, schietti. Intenso, fruttato su more e frutti di bosco, tannico, di corpo e il campione di Vigna Lenuzza non si è sottratto alle generali peculiarità di questo vitigno.

Refosco 2011. Un vino ormai nella sua maturazione, Granato con riflessi violacei, intenso e vivace. Profumi di frutti maturi con finale speziato. Quella parte che affina in barrique gli dona profondità.  Caldo, con tannini ben evidenti finisce lungo su toni ancora fruttati. Voto 86/100

Qualità dei vini dalla quale traspare una severa conduzione nel vigneto e precisa gestione in cantina. Se ne deduce una realtà in interessante progressione. Sincerità e genuinità. Che altro serve per fare del buon vino?

Urano Cupisti