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Terre del Sillabo festeggia 20 anni di produzione. Vecchie etichette per una degustazione molto rilassata

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Ho sempre sostenuto che la prova ultima della grandezza di un produttore consiste nel fatto che egli sia capace di realizzare un grande vino bianco in grado di resistere al passare del tempo come e meglio di un vino rosso. Quando assaggiai, nel 2006, l’Alteni di Brassica 1996 di Angelo Gaja rimasi impressionato da questo vino. Certamente conoscevo il suo Barbaresco e tutti i cru, seguiti anno per anno, ma su quelli non avevo dubbi.

Il sauvignon di dieci anni, invece, mi preoccupava, non sapevo cosa avrei trovato in quella bottiglia. Ricordavo però gli insegnamenti di Pierre Dubourdieu, padre del famoso Denis, il quale, vendendomi il bianco secco di Doisy-Daëne, si raccomandava sempre di non berlo prima di cinque anni di affinamento.

L’Alteni più che vivo e in piena forma era incredibilmente profumato, complesso, con un palato reattivo e sfaccettato, di una freschezza scalpitante, saporito e pieno, elegante e raffinato. Ne avessi avuta una cassa intera mi sarei sentito ancora più felice.

E dunque, quando Giampi Moretti mi ha invitato alla degustazione celebrativa del ventennale della sua azienda Terre del Sillabo, che un tempo si chiamava Le Murelle, sono partito con una grande curiosità, pensando che avrei potuto assaggiare qualche vecchia annata. Ma mai e poi mai mi sarei aspettato di poter degustare dei vini bianchi di venti anni prodotti a Lucca (con tutto il rispetto, ma non siamo in Borgogna..) ed ancora in perfetta forma. Cose da Domaine de Chevalier insomma! Eppure Giampi, con il valido aiuto della moglie Clara e magari anche  del terroir, che non è mai facile da gestire, è riuscito a fare il miracolo.

Siamo in Val Freddana, nome che è tutto un programma, nelle vicinanze della piovosa città di Lucca. Il clima è estremamente variabile, con estati caratterizzate da forti escursioni termiche tra giorno e notte, con picchi di temperature a volte molto alti. Percorrendo la valle si ha l’impressione di trovarsi in un paesaggio alpino, più che lucchese. Il verde domina ovunque e il rumore dell’acqua che scorre nei torrenti accompagna dolcemente il cammino. Qui, nel 1993 Giovan Pio, Giampi per tutti i conoscenti, decise di tentare la sfida e si mise a produrre bianchi basati su vitigni internazionali come lo Chardonnay ed il Sauvignon Blanc.

Attualmente sono 7 gli ettari vitati che si estendono principalmente nel fondovalle fino alla media collina.

Oltre a Chardonnay e Sauvignon sono impiantati anche Merlot, con il quale si produce il Niffo dal 2004, Cabernet sauvignon e Cabernet Franc, che contribuiscono a produrre un Colline Lucchesi Rosso e del Trebbiano dal quale ha origine il Mati.

La degustazione ha avuto un andamento molto rilassato e tra un racconto e l’altro è stato possibile entrare nella filosofia produttiva di questo giovane vignaiolo dalle idee molto chiare.

Lui stesso ha confessato di aver, sì, sempre lavorato per fare dei grandi bianchi, ma di non essere mai stato sicuro che la tenuta sarebbe risultata quella che in effetti si è rivelata essere.

Ovviamente abbiamo assaggiato tutto alla cieca e senza alcun riferimento.

Vediamo i dettagli:

1) Le Murelle Sauvignon 1993: colore giallo tendente al dorato carico, naso di grande finezza e piacevolezza molto personale per note di tabacco biondo e frutta cotta. All’attacco è morbido e caldo bilanciato da una grande sapidità  che si sviluppa su un frutto giallo maturo come la susina goccia d’oro. Vino sempre godibile e piacevole per il suo carattere intrigante.

2) Le Murelle Chardonnay 1995: ha profumo di frutto bianco come pesca e susina accompagnato da erba seccata al sole. In bocca è morbido e rotondo con frutto ancora vivo e molto gustoso, di bella sapidità e caratterizzato da note di anice nel finale.

3) Le Murelle Chardonnay 1997: ha note di erbe aromatiche come menta e Santa Maria (quella dell’acqua antisterica) ma qui la maturità appare più avanzata che nel ’95.  Ha buono sviluppo al palato con un finale quasi balsamico.

4) Le Murelle Sauvignon 1999. Qui l’evoluzione è ancora più marcata. Il naso ha però un profilo molto complesso con cuoio e tabacco scuro, leggera tostatura e note di nespola. La frutta tropicale matura si sente anche al palato che ha comunque freschezza ancora viva.

5) Terre del Sillabo Gana 2007. Giallo paglierino vivace e luminoso. Ha un naso decisamente vegetale con erba, foglia di pomodoro, siepe di bosso. In bocca è sapido, fresco, con deciso intervento di frutta tropicale. Buona lunghezza.

6) Terre del Sillabo Gana 2012. Ancora frutto tropicale, papaia, mango, tabacco biondo. In bocca entra rotondo e pieno, bella struttura con profilo dinamico e scattante.

7) Terre del Sillabo Spante 2007. Si presenta con note tostate al naso, burroso con frutto giallo maturo, accompagnato da un bouquet floreale di glicine, magnolia e mughetto. In bocca ha bella struttura centrata su melone e frutto della passione.

8) Terre del Sillabo Spante 2011. Colore di bella carica cromatica, naso burroso con crema alle banane, tabacco e fumo. In bocca è morbido ma molto dinamico per l’intervento combinato di acidità e sapidità.

Seguono tre annate di Niffo, la 2006, la 2007 e la 2009. Qui è molto evidente il lavoro migliorativo compiuto negli ultimi anni soprattutto sulla qualità del tannino.

Si va da un 2006 con un fine bocca leggermente asciugato e contratto, a un 2007 dove il tannino è già più vigoroso e dolce, per finire con il 2009 molto convincente per le sue note cioccolatose e di piccolo frutto come mirtillo e gelso, bella progressione in bocca con frutto gustoso e finale lungo.

Piccola grande azienda insomma. La vera dimostrazione che la qualità non si affida al caso, ma a mosse meditate e a tanta, tanta determinazione.

Paolo Valdastri