Un drink, un film. Da “La tempesta perfetta”: Andrea Gail

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La creatività nel mondo dei drink travalica qualsiasi confine geografico, mentale e tematico. Drink ispirati a un amore, a una emozione, ma anche a un oggetto, ai luoghi del cuore e a un film amato.

I Maestri del Cocktail e Carlo Dutto, in collaborazione con la Guida ai Migliori Cocktail Bar d’Italia, app gratuita scaricabile al link www.blueblazer.it/app hanno chiesto ad alcuni dei migliori bartender italiani, donne e uomini, di individuare un proprio, personale, film del cuore cui ispirarsi.

Ne sono scaturite decine e decine di drink, ispirati a filmografie delle più disparate, dai classici Via col Vento ai neo-classici firmati Quentin Tarantino. Con tanti registi anche italiani al centro dell’ispirazione, da Giuseppe Tornatore a Gabriele Mainetti, passando per David Lynch e il suo Mulholland Drive, dai film romantici a Mad Max, passando per i cinecomics e i recenti Avengers: Endgame e Hammamet.

Film che hanno ispirato l’uso di tutti gli ingredienti presenti nel mercato, ricette coniugate con cognac, tequila, whisky scozzese, irlandese, bourbon americani del Kentucky, vermouth piemontese, gin inglesi, romani e toscani, amari e bitter, ma anche vodka, ginger beer, Limoncello Pallini e Liquore Strega, per una nuova ‘geografia cinematografica del bere di qualità’.

Preparazioni semplici e meno semplici, da gustare nei loro ingredienti di qualità, ricette create ad hoc da bartender cinefili, per sperimentare sé stessi dietro il bancone con un occhio al Grande Cinema. Buona lettura e buon bere, sempre in maniera responsabile.

Drink: Andrea Gail

(ispirato al film “La Tempesta Perfetta”, di Wolfgang Petersen, 2000)

BARMAN
Dario Paolucci, bar manager del Wisdomless Club di Roma

INGREDIENTI
4 cl bourbon Jefferson’s Ocean Aged at Sea
2 cl whiskey Teeling
Float di whisky Laphroaig Lore
Zucchero
Bitter al cardamomo
Gocce di soluzione salina

Bicchiere
Old Fashioned 

Garnish
scorza di limone

Dario Paolucci barmanager del Wisdomless Club di Roma

Preparazione

In un bicchiere Old Fashioned, sciogliere mezza zolletta di zucchero nel bitter al cardamomo e soluzione salina, aggiungere il bourbon Jefferson’s Ocean invecchiato in mare e il whiskey Teeling e mescolare su ghiaccio. Versare un piccolo strato di whisky scozzese torbato sulla superficie del drink e guarnire con scorza di limone.

Ispirazione

Drink ispirato alla vicenda del peschereccio Andrea Gail, che alla fine dell’ottobre del 1991, spingendosi fino a Flemish Cap, a est di Terranova, si trovò al centro di quella che poi venne definita come “La Tempesta perfetta“, che causò la morte di tutti i membri dell’equipaggio e che ha ispirato l’omonimo film con George Clooney. Due tempeste, una proveniente da sud e l’altra da nord-ovest, andarono a unirsi all’uragano Grace, che si era formato il 27 ottobre da un sistema subtropicale.

L’Oceano si scatenò con una furia senza precedenti e le onde si trasformarono in terribili pareti verticali d’acqua. Queste tempeste sono rappresentate dai tre spirits del drink, uno americano, uno scozzese, uno irlandese, a simboleggiare i confini dell’Oceano Atlantico e i differenti caratteri che si incontrano e si scontrano all’interno del bicchiere.

Il tutto creato da Dario Paolucci, bar manager del Wisdomless Club, in Via Sora, 2 a Roma, a due passi da Largo Argentina. Senza giudizio, o anche con leggerezza. Questo è il significato di Wisdomless. Che non rappresenta necessariamente qualcosa di sbagliato. Ispirati tanto da Eichendorff che nel suo racconto Vita di un perdigiorno narra avventure fiabesche e passeggiate nella natura, quanto dai surrealisti francesi degli Anni Venti che organizzavano le passeggiate banali e disorientanti dei flâneurs parigini, i gentiluomini di fortuna di Wisdomless sembrano usciti dalle chine di Hugo Pratt.

Eleganti, tatuati, bons vivants, raccontano di pellegrini dalle braccia tatuate  e di Wunderkammer sospese nel tempo, in un luogo incantevole, la Foresteria dei Boncompagni, Duchi di Sora, nel Rione Parione a Roma.

Un posto pieno di meraviglie: un incrocio tra un’invenzione di Jules Verne e un gabinetto delle curiosità, in cui tra ossa e alligatori, incisioni antiche e pugnali del lontano Oriente, ci si tatua, si bevono cocktails classici e originali, si sogna e si viaggia nelle sale del Club.

Un po’, come Xavier de Maistre viaggiava attorno alla sua stanza oppure come De Selby, il personaggio creato da Flann O’Brien, viaggiava con il suo pensiero, costituendo una sfida alle convenzioni comuni, uno squarcio nella tela delle credenze assodate, una sfida per i paradigmi scientifici e sociali dominanti. Proprio come Wisdomless, senza giudizio e con leggerezza.