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Seconda Masterclass Giulio Ferrari Riserva del Fondatore all’Acquasalata

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Sei vendemmie, cinque degli anni novanta e una del duemila. Tutte di anni dispari e la sorpresa finale di David Cupisti: vendemmia 1979!

Non potevano mancare le vendemmie di alcuni “anni dispari” per completare una verticale completa di Giulio Ferrari Riserva del Fondatore.

Non potevano mancare, dopo la descrizione dei ricordi di storia scritta mista a leggenda del Pioniere Fondatore, le narrazioni e i racconti che investono la Famiglia Lunelli nelle sue quattro generazioni. Perché le intuizioni hanno bisogno di successi per entrare nella Storia, quella che “solca” i mari del tempo senza barcollare, con determinazione.

Non poteva mancare la foto del Maso Pianizza a testimoniare la sua collocazione nel territorio trentino, la posizione a Sud-Ovest, i filari a tenda trentina, il valore aggiunto del Bosco che lo circonda, l’altitudine, insomma le risposte ai perché del successo.

Oggi, nel 2016, parliamo di spumantistica italiana di eccellenza grazie a prodotti come Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. E quando i Francesi sono costretti a riconoscerlo vuol dire aver raggiunto, con maestria, la pregevolezza della perfezione.

Intuizione di Giulio Ferrari; passione, dedizione e successo uniti a progetti,  idee e propositi per rimanere agli alti livelli raggiunti, della Famiglia Lunelli.

Ne abbiamo parlato Giovedì 12 maggio, a margine della degustazione che si è svolta al Ristorante Acquasalata di Viareggio, rendendo la serata diversa dalla prima, completando così la vera Storia di questa Azienda, il rifugio più sicuro nella quantità enorme di bollicine che imperversano lungo tutto l’italico stivale.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore non merita la denominazione, nomignolo,  di bollicina ma fieramente quella di  “perlage”.

Vendemmie 2001, 1999, 1997 per poi scendere al 1995, 1993, 1991.

Vendemmia 2001. Sboccatura 2013. Paglierino brillante, perlage finissimo continuo. Naso immediato su di una boulangerie fresca che lascia spazio a frutta tropicale e leggere spezie. In bocca il sorso è fresco e sapido e dispiega un’ottima persistenza. Un carattere di razza con tanta, tanta maturità da esprimere. Voto 90/100.

Vendemmia 1999. Sboccatura ottobre 2015. Una delle star della serata. Dorato intenso con perlage micro. Naso finemente fruttato e speziato. In bocca asciutto e solare dotato di buone morbidezze ben bilanciate. Finale lungo con piccoli accenni alla patisserie che verrà. Armonico. Voto 94/100

Vendemmia 1997. Perde nei confronti pur dimostrando le sue eccellenze. Tostato, pan briosce e burroso: perfetto stile blanc de blancs. In bocca elegante e persistente. Campione di grande piacere. Voto 92/100

Vendemmia 1995. All’inizio “misterioso”. Poi minuto dopo minuto ha iniziato a svelare le sue note olfattive in una complessità esagerata. Il continuo contatto con l’aria ha restituito al naso la sua importanza. In bocca tanta finezza senza aggiungere altro. Estremamente fascinoso a cominciare dalla carbonica che ha rilasciato emozioni carezzevoli. Voto 95/100

Vendemmia 1993. Sboccatura 2002. Miele, burro e pennellate di patisserie. Acidità presente e puntata sulla lingua. Espressivo, molto espressivo al palato dove le morbidezze lo hanno consegnato in equilibrio. Grande bottiglia ancora dotata di verve giovanile. Voto 94/100

Vendemmia 1991. Sboccatura 2000. Le ossidazioni leggere al naso non hanno ingannato sulla sua “giovanile” tenuta. Elegante sulla finezza carica di marzapane e note burrose. Al palato cremoso con ancora una buona acidità che ci ha emozionato. Il perlage esistente è stata una leggera carezza. Il tutto ha riassunto “nel tempo” lo stile Ferrari. Voto 94/100

Il punto interrogativo posto al centro della tovaglietta con i sei calici numerati ci ha ricordato l’imminente assaggio particolare, ormai non più sorpresa come lo è stato nella prima serata; l’incipiente trepida attesa della “mossa finale”.

Vendemmia 1979. 37 anni dalla vendemmia, presumibilmente 25/26 anni dalla sboccatura. Oro puro. La prima vista inaspettata è stato il perlage ancora presente, infinitesimale. Naso con ossidature piacevoli, attese ma aperte. Al palato è riuscito a trasmettere ancora equilibrio con vena fresco-sapida leggera ma presente. Durezze eleganti. Forse dovevamo scaraffarlo per avere il massimo della sua setosità. Una di quelle bottiglie che ricorderò nei futuri racconti. Capolavoro enoico. Non si può esprimere un voto. Dall’attrazione sensoriale alla devozione e adorazione. Chapeau!!!

Anche la seconda serata è stata magistralmente impreziosita dai sei assaggi preparati appositamente dallo Chef Matteo Angeloni coadiuvato dalle Signore Giovanna e Laura rispettivamente mamma e sorella di David Cupisti.

Scampi dell’ultima cala e ostrica Daniel Surlut di Cadoret

Tartare di sugarello alla mediterranea

Baccalà croccante su crema di zucchine ed il suo fiore

Ricciola in panure di erbe aromatiche su salsa scabacio

Risotto Carnaroli Acquerello mantecato al Giulio Ferrari, carpaccio di scampo e briciole di caviale Calvisius

Maltagliati al basilico, Rosso di Mazara e stracciatelle pugliesi

e per finire

Mousse allo yogurt e salsa pa-bana (passion fruit e banana)

Senza dimenticare l’attenzione nel servizio di Luigi Menichini che ricopre abilmente e con grande perizia il ruolo di Maître de Rang nell’affiancare Paola e David Cupisti in sala. Insieme nel far arrivare in tavola piatti originali basati su di una creatività ben indirizzata.

Nel concludere mi ripeto e lo faccio volentieri perché certe frasi raccolgono l’essenza degli assaggi:

Niente accade per caso.

Urano Cupisti

 

Nelle foto, dall’alto:

Gli anni dispari

1995

1979

L’abbinamento