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Quintarelli, l’Amarone

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Quintarelli, l’Amarone: c’è qualcosa di nuovo oggi in Valpolicella, anzi d’antico

Sono stato in visita all’Azienda Quintarelli nel torrido luglio scorso. Visita concordata da tempo in un orario terribile: ore 14:00.

Cercherò di evitare la visita in vigna rifugiandomi subito nelle fresche stanze della cantina”. Così ho pensato all’arrivo anche se una quindicina di minuti sotto il sole cocente li ho dovuti subire per ammirare,  dalla grande terrazza prospicente il nuovo complesso aziendale, le vigne, la cittadina di Negrar e la sua valle.

C’è qualcosa di nuovo oggi in Valpolicella, anzi d’antico.

Lo so; il verso di Giovanni Pascoli, tratto dalla poesia l’Aquilone, viene ricordato di continuo, inserito in multiformi descrizioni e abbondantemente abusato. Come si suol dire oggi: un versetto cult.

Nel caso della descrizione dell’Azienda Quintarelli d’oggi, mai così azzeccato. Perché?

– perché è in atto dal 2012 (anno in cui è venuto a mancare “El Bepi”, al secolo Giuseppe Quintarelli)  un rinnovamento da parte della figlia Fiorenza aiutata dal marito Giampaolo e dai loro due figli, Francesco e Lorenzo;

– perché la famiglia ha voluto rinnovare la cantina rendendola maggiormente più funzionale ed accogliente per aprire il mondo Quintarelli anche all’esterno;

– perché la famiglia ha voluto continuare nel solco e nello spirito di Giuseppe, personaggio controcorrente.

Insieme a Lorenzo e Francesco

Sono stato ricevuto dal nipote Francesco, al secolo Francesco Grigoli.

Ho sbagliato nel salutarlo chiamandolo Sig. Quintarelli. “Sapesse quante volte mi confondono come nipote figlio di un figlio. Per me un onore.”

La terrazza

Moderna, con parapetti in vetro per non perdere alcun dettaglio del panorama dominato. I vigneti  tradizionali (Corvina, Corvinone, Rondinella) coltivati a pergola veronese e la valle di Negrar.

La cantina

Il corridoio della nuova cantina Quintarelli

La vecchia bottaia con quel tocco di luci ad effetto che la rendono affascinante, seducente. La sala degustazione: un vero tributo alla memoria di El Bepi.

Degustazione

Iniziata in cantina e continuata all’esterno, sotto una specie di porticato, alla presenza della Signora Fiorenza dove sono state scambiate quattro chiacchiere dai contenuto amichevole e familiare.

Le bottiglie

Quelle classiche con le etichette scritte a mano ed il loro contenuto invariato nel tempo  per stile.

La tradizione

“Il nonno fisicamente non c’è più. Tutti noi però sentiamo la sua presenza. Continuare il suo lavoro è per noi imperativo: la tradizione e qualità Quintarelli nel tempo.”

Dei nove assaggi effettuati ne riporto tre tra i più significativi:

Valpolicella Classico Superiore 2010

Note aziendali: un blend di Corvina, Corvinone, Rondinella e altre uve. Le uve vengono raccolte in cassette di legno e subito portate in cantina per la pigiatura. Dopo tre o quattro giorni circa di macerazione inizia la fermentazione alcolica che avviene ad opera di lieviti indigeni e dura circa sette – otto giorni.

Al termine si svina e, dopo due o tre travasi, il Valpolicella viene fatto riposare fino ad aprile, momento del ripasso. La tecnica del ripasso dona al vino maggior complessità, colore e struttura. Alla fine di Aprile, quando si svina l’Amarone, alle vinacce viene unito il Valpolicella.

A questo punto parte, sempre spontaneamente, una seconda fermentazione alcolica al termine della quale si svina. Il prodotto ottenuto viene messo in botti medio-grandi di rovere di Slavonia, dove rimane per sei anni circa a completamento della sua maturazione.  Le uve che concorrono a produrre non vengono fatte appassire tutte, ma solo un 50%: quindi due mesi di appassimento per il 50% e l’altro 50% delle uve fresche.

Le mie considerazioni: Rubino impenetrabile. Dal fruttato al balsamico con cenni di vaniglia e rabarbaro. Al palato è risultato fine e strutturato. Tannini nobili in un contesto di grande armonia. Da classificare Eccellente, voto 91/100

Amarone 2009

Note aziendali:  uvaggio: 55% Corvina e Corvinone, 30% Rondinella e 15% di altre uve.  Le uve, selezionate con cura al momento della vendemmia, vengono portate nel fruttaio e subito messe a riposo in cassette di legno e sui graticci. E’ importante disporre in modo adeguato le uve a riposo perché l’appassimento possa avvenire al meglio e in modo completamente naturale.

I primi segnali di muffa nobile compaiono a fine novembre – inizio dicembre e si sviluppano maggiormente nel mese di gennaio. Verso la fine di Gennaio si pigiano le uve e, dopo circa 20 giorni di macerazione, inizia la fermentazione alcolica ad opera dei lieviti indigeni.

La fermentazione avviene molto lentamente e dura circa 45 giorni. Dopo di ché si svina e il futuro Amarone viene messo in botti di rovere di Slavonia medio-piccole, dove effettua la propria maturazione per sette anni. Durante questo periodo avvengono altre fermentazioni alcoliche che permettono di ottenere un vino secco di straordinaria struttura e complessità.

Le mie considerazioni:  Fondo rubino cupo. Olfatto di grande ricchezza espressiva. Al palato sono mancate le  parole per una sua descrizione. Affascinante, seducente, invitante. Da classificare Eccellente 95/100

Recioto 2004

Note aziendali: Le uve vengono attentamente selezionate su determinate fasce di terreno che solo in certe annate sono adatte a produrre questo vino. Il Recioto infatti dopo le diverse fermentazioni alcoliche, deve mantenere spontaneamente un notevole residuo zuccherino.

Nel 2004 è stato di 70/75 gr. L’appassimento avviene come per l’Amarone (stessi uvaggi) e viene utilizzata la stessa tecnica di vinificazione, mentre l’affinamento, sempre in botti medio piccole di rovere di Slavonia, dura cinque o sei anni. Il Recioto non viene prodotto tutti gli anni ma solamente “quando merita“. Non è assolutamente stucchevole, anzi, un sorso invita al successivo, perchè l’acidità è ben calibrata, molto gradevole e gratificante in linea con i fratelli “ maggiori “, lungo nel finale.

Le mie considerazioni: Bordo da cardinale. All’olfatto nell’ordine: violette, mirtilli, cannella, datteri, mandorle tostate e panforte. Al palato dolcezza calibrata con tannini vellutati. Da classificare Eccellente 95/100

Una  gratificante esperienza  quella vissuta dai Quintarelli. Peccato non avere conosciuto personalmente El Bepi, il Grande Vignaiolo.  Le parole della figlia, Signora Fiorenza e dei nipoti Francesco e Lorenzo, hanno comunque compiuto un “mezzo miracolo”: è sembrato che fosse stato insieme a noi durante la degustazione ad apportare la sua passione, dedizione, caparbietà. Chapeau!

Urano Cupisti

 

Giuseppe Quintarelli

Via Cerè, 1,

Negrar VR

Tel:  045 750 0016