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Mille968  e la determinazione di Barbara Chelini

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La teoria degli insiemi alla prova del tempo. Sabato 4 maggio abbiamo partecipato alla Master Class “Mille968, un vino, un territorio, una DOC” presso l’Anteprima Vini della Costa Toscana a Lucca.

Un progetto originale per la Toscana, terra di campanili e di divisioni, fortemente sostenuto da Barbara Chelini, giovane e determinata vigneron di Colle di Bordocheo in quel delle Colline Lucchesi nei pressi di Segromigno in Monte.

Noi del Corriere del Vino ne avevamo già parlato in un articolo del 13 giugno 2018, ma a Lucca ci è stata offerta la possibilità di comparare con una mini-verticale le tre annate sino ad ora prodotte, ovvero la 2013, la 2015 e la 2016.

Si tratta di un vino rosso di grande razza, il cui nome ricorda la data di nascita della DOC Colline Lucchesi, ma anche quella stagione di rottura caratterizzata da fermenti giovanili e studenteschi che, a fine anni ’60, cambiarono in maniera radicale correnti di pensiero e costumi, abbattendo barriere e distruggendo regole ossidate e pregiudizi.

Nell’intenzione di Barbara questo progetto vuole appunto “abbattere l’individualismo” tipico della gente toscana e andare alla ricerca del genius loci, dell’espressione più pura della territorialità del vino, senza cedimenti né compromessi. Si affida alle cure di Massimo Motroni  agronomo-enologo di esperienza e con profonda conoscenza del territorio lucchese.

Il progetto

Inizialmente  punta sulla collaborazione tra tre aziende, Colle di Bordocheo, Maionchi e Sardi Giustiniani. Ognuna di queste conferisce uve proprie, per il 50% Sangiovese, per il 50% Merlot che contribuiscono a formare il blend finale  del 2013.

Colle di Bordocheo ha suoli di natura argillosa con presenza di marne calcaree. L’esposizione a sud conferisce una grande quantità di luce giornaliera e un’ottima ventilazione. Le uve danno vini di ottima struttura con buona freschezza acida e tannini maturi e dolci.

La Fattoria Maionchi di Tofori, con la particolare esposizione del terreno, l’età delle viti e la natura calcarea del suolo offre uve di buona potenza e longevità.

La Fattoria Sardi di Monte San Quirico, si trova in val Freddana, la piccola Svizzera lucchese, nella zona più fresca e ventilata con presenza di terreni sciolti e genera uve di grande sapidità, finezza ed eleganza.

Da sinistra: Marco Borselli – Valle del Sole, Barbara Chelini – Colle di Bordocheo, Massimo Motroni enologo del gruppo, Mina Samouti – Sardi Giustiniani, Nicola Palagi – Maionchi, Aurelio Barattini – La Maulina Antica Locanda di Sesto

Per la 2015 sono state prodotte 1000 bottiglie con tre tappi assegnati casualmente, ed il vino è composto da Sangiovese per il 60% e Merlot al 40%.

Nel 2016 arriva una prima modifica di messa a punto del progetto. Le aziende diventano cinque, con ingresso di Valle del Sole e della Fattoria La Maolina. Il blend è composto ora per il 45% di Sangiovese, per il 40% di Merlot e per il 15% di Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo, Malvasia Nera.

La Maolina, di proprietà dell’Antica Locanda di Sesto, situata in cima al colle omonimo contribuisce con uve da sempre coltivate nel comprensorio lucchese, Ciliegiolo, Canaiolo, Malvasia Nera e Colorino, molte derivate da  vecchie vigne e con una impronta del territorio molto forte.

Valle del Sole partecipa con uve di Sangiovese provenienti da un micro terroir unico caratterizzato da un suolo ricco di minerali.

Le uve vengono vinificate singolarmente dalle varie cantine. Permangono per un anno in barrique di terzo passaggio, mentre la base “lucchese” del 15% della Maolina fa solo acciaio. Dopo un anno vengono assemblate e imbottigliate da un’azienda a turno.

Il futuro

Chiedo a Barbara se il progetto è destinato a modifiche continue o se a questo punto ritiene di essere vicina ad una definizione finale e inoltre se non ritiene che il quantitativo di bottiglie sia troppo limitato perché l’impresa possa avere anche un senso commerciale.

Barbara ha le idee molto chiare. Per prima cosa il blend: con l’aumento delle uve di antica tradizione lucchese ritiene che la formula attuale sia quella più adatta a rappresentare la “lucchesità” del Mille968.

Per quanto riguarda, invece, le aziende partecipanti, è convinta che una maggiore partecipazione non potrebbe che contribuire all’espressione più completa dei caratteri territoriali del vino. Quindi blend più o meno bloccato sui dati della vendemmia 2016, ma apertura all’ingresso di altri produttori.

Per quanto riguarda il numero di bottiglie, questo deve essere destinato a crescere per poter creare un brand significativo per il mercato. Purtroppo la realizzazione di un progetto di questo tipo comporta un lavoro burocratico ai limiti della sopportazione umana e questo ha reso molto difficili le sperimentazioni portate avanti sino ad ora. Ma la perseveranza è la virtù dei forti e di certo non manca ad una personalità aperta e volitiva come quella di Barbara e dei suoi compagni di cordata.

L’ASSAGGIO

DOC Colline Lucchesi Rosso Mille968 2013. Il Merlot, proveniente dalla Val Freddana, zona fresca che consente a questo vitigno una maturazione graduale, offre profumi di frutto nero fresco con qualche tocco vegetale di fiori rossi di garofano. Il Sangiovese conferisce notevole freschezza e sapidità al sorso con qualche nota amaricante di rabarbaro e catrame. Buona lunghezza e ottima tenuta con prospettive di ulteriore lunga durata.

DOC Colline Lucchesi Rosso Mille968 2015. Un’annata che offre un Merlot in evidenza con le sue note di frutto nero accompagnate da profumi balsamici di macchia mediterranea. Un vino austero e deciso, di grande freschezza e sapidità grazie all’integrità del Sangiovese, con presenza di un piacevole frutto e tannini levigati e che si allunga con agilità nel finale.

DOC Colline Lucchesi Rosso Mille968 2016. La maggiore presenza di uve autoctone conferisce a questo vino una notevole complessità olfattiva. Si spazia dal frutto nero e rosso maturo, gelso, mora e ciliegia alle note balsamiche di alloro e mirto, accompagnate da una leggera speziatura. In bocca ha frutto pieno, fresco e con bella tensione acida, un tannino ancora giovane e scalpitante, ma dolce, un finale succoso e lungo.

In complesso è un vino di piacevole bevibilità, strutturato ma non pesante, di grande eleganza e presa gustativa, destinato a migliorare ancora con l’invecchiamento. Decisamente un buon punto di arrivo per il progetto di insieme.

Paolo Valdastri