Il mio vinovagare tra i banchi di Autochtona

Si scrive Autochtona e si legge Manifestazione dei Vini “veri” Autoctoni. Lo so, ne sono consapevole di gettare il classico sasso nella torba con quel “veri”. Come se esistessero quelli “non veri”. È solo un distinguo tra i diversi pensieri circolanti. Un po’ come Vini Naturali e Non.

Cosa intendiamo per Autoctono? Si è cercato di dare definizioni a questo termine, anche incredibili, pur di salvare l’immagine, il marketing, certa comunicazione anche falsandola. Autoctono suona bene e allora si dia  la versione che più ha corrispondenza con i progetti d’aggressione dei mercati. Tanto il consumatore “beve di tutto”. Ma non è così.

Oggi la conoscenza del mondo del vino è in continua crescita, l’informazione corre a velocità incredibile e possiamo fare ricerche in un istante, in un baleno. E la verità emerge con immediatezza.

Allora ecco prendere forma, sostanza e seguito “le linee di pensiero”, i partiti favorevoli a quella affermazione anziché l’altra.

A quale linea di pensiero appartengo? Eccola:

“Una particolare varietà di vite coltivata nella stessa zona storica di origine del vitigno stesso  non trapiantata da altre aree”. Punto.

Ecco allora che la mia minuziosa ricerca all’interno di Autochtona sulla base del mio Credo si ferma ad un banco veramente particolare. Una piccola Azienda che “generazione dopo generazione, dal 1927 opera con amore e passione per la terra trasformandola in tradizione e rispetto per essa”. Perché tutto ha origine dalla terra tanto dura ed aspra in siccità quanto morbida e generosa durante le piogge.

Il vitigno autoctono di riferimento è la Turbiana, il Trebbiano di Lugana, coltivata su terreni di argilla bianca che dona una persistente mineralità. Uno dei vitigni che non ha confine. In parte nella Regione Lombardia nei territori di quattro Comuni (Desenzano, Sirmione, Pozzolengo, Lonato) e in parte nella Regione Veneto, nel solo comune di Peschiera del Garda. L’Azienda di cui parlo ha i suoi terreni proprio nel Comune gardesano veneto.

Tradizioni leggendarie legate vuoi a Catullo, vuoi al Re Ostrogoto Teodato anziché ad Isabella d’Este Gonzaga. Ma la leggenda diviene Storia con i “squisiti Trebulani” di Andrea Bacci e con la descrizione di Ottavio Rossi nelle sue Memorie Bresciane. Sto parlando della Turbiana che si identifica con il nome del Vino Lugana coltivata in quella particolare zona vocata, quella che da Peschiera del Garda si spinge a sud, territorio depositario dello stile lacustre e minerale.

Terreni particolari depositari del patrimonio organolettico del Lugana che regalano i profumi netti che lo rendono inconfondibile. Senza dimenticare “la culla climatica” influenzata dal vento mite del Garda. Finalmente gli ultimi studi di ricerca hanno stabilito che sotto il profilo fenologico, agronomico ed enologico, la parentela con il Trebbiano di Soave e il Verdicchio marchigiano (Castello di Jesi) viene meno a favore della sua autenticità: La Turbiana vitigno Autoctono.

L’Azienda visitata ad Autochtona è El Citera con il suo Vino espressivo, dal colore del sole, dal gusto morbido con il cuore caldo. Questa la presentazione del “L’Artigianale” Lugana DOC da parte della Signora Zanetti, l’attuale proprietaria.

L’Artigianale. Azienda El Citera. Turbiana 100%. Proviene dal Campo “La Vecia” con coltivazione eco-compatibile. Vinificazione da “Mosto-Fiore” in vasche di cemento per 11 mesi e un breve affinamento (poco più di un mese) in bottigia prima della commercializzazione. Colore oro, ruota nel calice con una valida consistenza lasciando  sulle pareti molto di sé. Naso tra mandorla e agrume, palato con buona acidità, sapidità e struttura ben equilibrata. Persistente. Voto 88/100

Forti pressioni si registrano nel voler allargare il territorio di produzione sotto l’incalzare di una richiesta sempre maggiore di Lugana soprattutto dai mercati del Nord Europa. L’augurio è che, realtà come El Citera, riescano a mantenere la loro identità. Dice il francese Geoffroy: “I vini sono come i bambini. Ci vuole amore nel metterli al mondo, ma senza dimenticare che per crescerli occorre rispettare il carattere di ciascuno”.

Urano Cupisti

 

 

Il Banco di El Citera ad Autochtona. diverso.