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La Macedonia in un bicchiere

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Storia di assaggi al Merano Wine Festival

Quando si dice:”L’Universo del Vino in un bicchiere”. Affermazione di sicuro effetto mediatico, forse un po’ esagerata, spropositata. Eppure se la riconduciamo alla Czernysaal, al secondo piano dello splendido Kurhaus, durante il Merano Wine Festival, tutto risulta corretto e l’affermazione prende il vero contenuto “responsabile”. Il bicchiere c’è e l’Universo vinicolo conosciuto è lì, a portata di “beva, d’assaggio”. Si fa prima ad elencare i paesi “non presenti” che non i “presenti”.

Nei Balcani, si sa, troviamo la viticoltura più antica. Ce lo ricordano i Romani che da queste zone “importavano” vini ritenuti dagli aristocratici tra i più eccellenti. Oggi parlare dei vini della Romania, Bulgaria e Grecia non è certamente una novità.

Lo è invece parlare della viticoltura della Repubblica di Macedonia. La realtà macedone ci consegna grosse azende (fino a poco tempo fa sotto il controllo statale ora privatizzate) che insieme alle sempre più numerose piccole cantine si stanno facendo “le ossa”.

Cominciamo a conoscere il Vranec, da non confondere con il montenegrino Vranac, che insieme agli internazionali Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Chardonnay coprono l’area vitata macedone. Vitigno a bacca nera produce un vino molto di corpo, con residuo zuccherino evidente e caratterizzato dal suo ampio ventaglio fruttato. Oggi lo si trova vinificato in purezza ma sempre più viene usato nei blend insieme agli internazionali per dare colore, tannicità e longevità.

La mia avventura al tavolo della Macedonia, durante il Merano Wine Festival edizione 2015, si è limitata all’assaggio dei vini della giovane (2004) azienda Kamnik, dislocata nella valle del fiume Vardar nei pressi di Scopje, la capitale.  Altezza ideale per la viticoltura (300 mt.) si estende per 14 ettari completamente vitati a guyot. Ne parlo con Anita Jovanovska, sales&marketing coordinator, che in un perfetto italiano mi introduce agli assaggi raccontando la giovane storia della cantina-chateau. Le notizie le appunto diligentemente nel mio moleskine per poi trascriverle come arricchimento delle mie scarse conoscenze di quel particolare mondo. Mi racconta degli studi attuali su vitigni a noi conosciuti come Sangiovese, Montepulciano d’Abruzzo, Moscato giallo e Greco di Tufo che, in terra macedone, stanno trovando un nuovo habitat con straordinari risultati.

Ne sentiremo parlare dei vini macedoni, ne sentiremo parlare dello Chateau Kamnik.

Tre i vini rossi assaggiati per l’occasione:

Ten Barrels Syrah Riserva 2012 imbottigliato nel 2015. Rubino carico, con profumi di more, prugne in un abbraccio di terziari su pepe nero e sentori di torrefazione. Al palato giusta freschezza, evidente sapidità in equilibrio con alcolicità e glicerine. Tannino classificabile tra i nobili, retrogusto di confettura e medio-lunga persistenza. Voto La Macedonia in un bicchiere

Signature Merlot 2012. Imbottigliato nel 2015. Eccellente nella sua tipicità. Manto rubino luminoso. Gira nel calice con buona consistenza lasciando tracce della sua morbidezza. Al naso un fantastico ventaglio floreale, rosa e viola, che lasciano spazio ad un fruttato su toni di piccoli frutti di bosco e prugne, lasciando una scia balsamica. Molto raffinato nei terziari. In bocca il tannino levigato lascia la possibilità di percepire una freschezza ben integrata. Equilibrato con lunga persistenza. Insomma un gran bel vino. Voto La Macedonia in un bicchieree chapeau!

Cuvée de Prestige vendemmia 2013.  Merlot 69%,Cabernet Sauvignon 18%, Vranec 13%. Imbottigliato nel 2015. Rubino intenso e luminoso. Olfatto complesso con note fruttate e vegetali che si aprono su speziato intenso. Tanto cioccolato. Al palato ti affascina per la sua complessità e corpo, tannino nobile e piacevolezza a non finire. Se questa è la Macedonia c’è solo da applaudire. Voto La Macedonia in un bicchiere

In ogni viaggio attraverso distretti vinicoli fatto anche con il solo bicchiere si incontra sempre qualcosa di nuovo ed affascinante. Dall’assaggio di questi tre campioni si capisce che in questo Paese è in atto un continuo cambiamento verso l’eccellenza. Qualcosa di molto interessante è in movimento. Non solo i vini ne sono interessati ma anche le tecnologie e gli studi continui dei terreni, le zonazioni, le incidenze dei microclimi.

Anita è riuscita a trasmettere la vivacità e il fascino di questa realtà. Al Merano Wine Festival il plauso per una ulteriore conoscenza per tutti coloro che si interessano di vino e che vogliono imparare di più su questa materia.

Urano Cupisti