Il vento, il mare, la macchia mediterranea, la pietra e il territorio delle colline di Jerzu con le loro splendide livree disegnate dai vigneti. Questo spettacolo di natura, bellezza e capacità dell’uomo di lavorare la propria terra, si è esibito per un giorno a Milano.
La Sardegna di Ogliastra e dei 430 soci della cantina cooperativa Jerzu Antichi Poderi è stata protagonista di una degustazione verticale di “Josto Miglior” il Cannonau di Sardegna dedicato al fondatore.
Il fondatore Josto Miglior
Josto Miglior nasce nel 1895 e diviene medico condotto di Jerzu. Nel 1950 capisce che i vignaioli non potevano proseguire con la singola forza di ciascuno e che avrebbero trovato il loro futuro vinicolo, unendosi in cooperativa. Nasce così, proprio in quell’anno la cantina che produceva Jerzu Antichi Poderi. La seconda intuizione del dottor Miglior è quella di passare dalla produzione e vendita di vino sfuso a quella di vino imbottigliato con etichetta della cantina per migliorare la commercializzazione.

E i risultati arrivano in breve tempo. Produzione e vendita di vino sfuso.
Passano i decenni ed ecco un nuovo passo avanti, viene realizzata una zonazione completa per individuare le peculiarità di ogni area.

La verticale di Josto Miglior
Oggi la linea “Josto Miglior” porta i saperi e sapori della terra in un calice di vino, come ha dimostrato la degustazione verticale delle annate 2003, 2008, 2010, 2017, 2019 e 2021.
Nel complesso delle sei annate si trova una linearità stilistica che subito affascina per la pienezza elegante declinata nel tempo, un carattere olfattivo preciso, ampio strettamente ed orgogliosamente territoriale, i profumi della macchia, dei colli, della roccia di Sardegna. Punte intense, aromatiche, gentili e forti al medesimo tempo.
Il sorso è sempre coerente con i profumi, creando una continuità gustativa piena e decisa, fresca e contemporanea, ricca e tradizionale a seconda delle annate.
Il tutto con forte identità e una mano enologica riconoscibile e attenta a creare qualcosa di unico.

2003 – Affascinate freschezza aromatica e gustativa, un vino vibrante e preciso che nulla ha perduto nel corso dei 22 anni di vita. Al naso accogliente e morbido con ulteriori precise note fruttate e aromatiche. Il sorso ha una precisa matrice territoriale e una bella lunghezza
2008 – Le note aromatiche caratterizzano questo panorama olfattivo, insieme a quelle delle erbe locali. Il sorso porta un vino ben formato, di grande piacere e morbido tratto che permane al palato
2010 – Grande saporita freschezza, un sorso contemporaneo, senza pesantezza alcuna, dieci anni portati con grinta. I profumi sono in bell’equilibrio tra le note fruttate e quelle tipiche sarde

2017 – La bellezza qui, sta nella ampiezza, nell’intensità, nella pienezza, sia al naso che al palato, un vino dal carattere sinfonico, un’orchestra di sapori e profumi
2019 – Coerenza stilistica, bella acidità, una spiccata eleganza. Il sorso, nel complesso, è leggermente debole, ma il tempo sarà portatore di struttura
2021 – La grande bevibilità, l’identità semplice e raffinata, il naso accogliente, ampio e profumato di frutta e di terra. Il sorso gioca con le acidità e la freschezza. Un vino che incita subito al secondo calice.
In degustazione successiva anche tre cru di Cannonau che esprimono i caratteri diversi ma omogenei del territorio di Jerzu. Sono i figli della zonazione, della cura e del processo agricolo di valorizzazione dei vigneti. Tre vini di moderna struttura, capaci di donare l’interpretazione contemporanea del Cannonau che porta bevibilità e freschezza.
Baccu Salinu 2019. Lineare, verticale, un poco austero. Nobile e raffinato. I profumi sono netti e intensi, il sorso appagante e piena espressione del territorio.
Baccu is Baus 2020. Naso ricco e tagliente, che arriva subito nelle profondità olfattive. Aromatico e ricco. Altrettanto profondo il sorso pur mantenendo, come regola della casa, una moderna freschezza
Cinquesse 2021. Dedicato al progetto artistico che Jerzu Antichi Poderi ha avviato con la fondazione Maria Lai, artista di grande valore. Maria Lai scelse cinque elementi per descrivere il territorio e il suo vino.

“Solco, sasso, sole, scure, sale”. Elementi con significati diretti e profondi al medesimo tempo. Anche il vino è composito e declinato con arte, esempio di capacità di scelta coraggiosa e caparbia, in campagna e in cantina.
Andrea Radic



















