Pusterla Bianco 2013, Pusterla Bianco 2014 e Pusterla 1037 sono le bottiglie presentate ad Autochtona

Ne ho fatto di conoscenze curiosando tra i banchi di Autochtona a Bolzano. È stato quell’Urbano a colpirmi. Dire che ha dell’insolito è dire poco. E poi anche il nome aziendale “PUSTERLA”.

Anticamente questo termine era usato per indicare le porte che immettevano nelle mura cittadine. Conosciuto anche in Toscana più specificamente relativo ai bastioni.

Anche nel nostro caso ha a che fare con la Storia Medievale. Si parla addirittura dell’anno 1037, dell’Imperatore Corrado II che con un Diploma concesse giurisdizione alla Chiesa di Brescia circa un vigneto posto alle pendici del Castello. Oggi, arroccato sul colle Cidneo, in un contesto naturalistico che rappresenta uno dei “polmoni verdi” della città, il Castello non costituisce solo uno dei più affascinanti complessi fortificati d’Italia ma racchiude anche una realtà viticola che da sempre è stata presente. E considerando che il Castello oggi è posto al centro della città di Brescia dire, affermare che il vigneto Pusterla risulta essere nel 2015  l’esempio di un vigneto urbano non è per niente uno sproposito, un’assurdità.

Ne è passato di tempo da quando, dopo innumerevoli vicissitudini, nell’Ottocento i Fratelli Riccardi avviarono una Azienda vinicola al passo per quei tempi. Oggi è Maria Capretti, discendente di quel Mario Capretti primo depositario del Marchio “Pusterla” avvenuto nel 1940.

Da sempre il bianco Pusterla è un vino che ha un legame profondo, intimo con il vitigno autoctono “invernenga”. Dalla foglia medio-grande, penta lobata, dal grappolo medio, piramidale, semplice, mediamente spargolo, dall’acino medio-grande, sferico e dalla  buccia consistente di colore verde-giallo ha una maturazione medio-tardiva e produce un vino dai riflessi verdolini, profumo fine, sapido, lievemente ammandorlato, con poca acidità.

Da questa breve descrizione sia storica che attuale è comprensibile l’attenzione mista a curiosità e coinvolgimento alla quale sono stato sottoposto nell’assaggiare e degustare i vini aziendali.

 

Tre le bottiglie presentate ad Autochtona:

Pusterla Bianco 2013. Un vino che definisci subito, all’istante, diverso che mette in risalto la sua tipicità. Corre nel bevante con una media consistenza lasciando tracce poco evidenziate di glicerina dando vita ad archi ampi a ricordarci una alcolicità media (12,5%). Il naso mostra da subito i secondari floreali che imprimono all’olfatto una netta delicatezza. Al palato colpisce una media acidità e il finale ammandorlato, amarognolo. Voto Il vigneto urbano più grande d’Europa. A Brescia

Pusterla Bianco 2014. Qui la gioca la vendemmia che di certo non aiuta. Poca acidità, tanta mandorla e retrogusto con predominante la tendenza amarognola. Sembra quasi dare l’appuntamento alla vendemmia 2015 per una rinascita. Non penalizzo mai un vino perché mi vanto di essere rispettoso nei confronti del produttore. In questo caso salto la vendemmia 2014 rimandando al futuro assaggio del 2015 che ci donerà una invernenga nel solco della sua tradizione di uva rara bresciana. Voto N.C.

Pusterla 1037. Quando una bottiglia racchiude un vino che vuol rappresentare l’originalità e l’antichità assieme non può essere banale. E questo “1037” non lo è!. Partiamo dal nome: è la data-riconoscimento dei vigneti Pusterla, l’essenza e l’espressione delle sue origini. Il percorso in vigna con allevamento a pergola per una lenta maturazione, vendemmia manuale in cassette con selezione, sempre in vigna, dei grappoli migliori provenienti dalle piante più vecchie (alcune centenarie). Fermentazione con l’utilizzo di lieviti indigeni, affinamento sulle bucce lasciando correre la successiva seconda fermentazione batterica (malolattica) senza ostacolarla ottenendo comunque una acidità di 5,8 g/l e un estratto secco di 20,9 g/l.

Tutto questo per ottenere tutto e di più, in termini estrattivi, da questa uva autoctona dalla buccia spessa. Durante l’assaggio il vino è sceso nel calice con un manto dorato e  luminoso portando con se  una buona consistenza. Le morbidezze hanno lasciato tracce sulle pareti. L’intensità olfattiva è stata piena e la successiva complessità non ha rilasciato solo il floreale ma anche un fruttato evidente di mela e albicocca con finale terroso e minerale. Al palato è risultato altro vino rispetto ai precedenti. Buon equilibrio con polialcoli in bilanciamento alla trama fresco-sapida. Il finale ha continuato ad essere ammandorlato (caratteristica di questa uva) ma meno amaro e la persistenza è risultata interessante. Voto Il vigneto urbano più grande d’Europa. A Brescia

 

Questa testimonianza, una vera scoperta, ci mostra come l’opera di divulgazione intrinseca ad una manifestazione come Autochtona 2015 sia ancora tutt’oggi necessaria. Essere partecipe comunque alla presentazione di una rinascita di un vitigno, del suo territorio e rileggere le sue pagine di Storia è semplicemente inatteso, imprevisto, sorprendente e straordinario. Chapeau!!!

Urano Cupisti