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Il Soave dell’Azienda Vitivinicola I Stefanini

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Lasciato invecchiare in barrique di quercia da 225 litri, anche per tre anni, quando viene imbottigliato è uno dei prodotti più rappresentativi dell’arte del fare il Vino

Il territorio che oggi corrisponde alla D.O.C. del Soave, in Provincia di Verona, ha antichissime tradizioni vitivinicole che risalgono alle popolazioni dei Veneti e dei Celti che abitarono in queste zone prima dell’avvento dei Romani. Quest’ultimi, stanziandosi nel Veronese, svilupparono e incrementarono la produzione vitivinicola, per poi distribuirla, con i carri e su barconi fluviali, in tutto l’Impero. Dopo il decadimento causato dalle invasioni barbariche, le coltivazioni ripresero vita dopo l’Anno Mille, grazie ai Monaci, ripartì la coltura della Vite. Per proteggersi da nuove aggressioni sorsero in questa zona numerosi importanti Castelli e Manieri (dimore dei signori feudali minori), che furono teatro anche delle sanguinose lotte tra le potenti famiglie del tempo, e gli immancabili scontri tra Guelfi e Ghibellini (due fazioni opposte sempre in lotta tra il XII secolo e l’epoca delle Signorie, i primi appoggiavano la Chiesa i secondi l’Impero).

Il Castello di Soave, con la sua storia, è un esempio perfetto per conoscere meglio gli eventi di questa zona d’Italia. Le origini del Castello risalgono, probabilmente, ai primi anni del X secolo, venne costruito per volontà di Berengario I Re d’Italia. Dall’edificazione al 1369 passò di mano, anche con accese battaglie, dai Sanbonifacio a Ezzelino da Romano, dalla Famiglia dei Greppi a Mastino I della Scala, da Rolando de’ Rossi da Parma a Mastino II della Scala. Sotto la dominazione degli Scaligeri, Cansignorio, nel 1369, iniziò una importante opera di restauro che si protrasse fino al 1375, rafforzando il Castello anche con la costruzione della nuova grande cinta muraria che proteggeva tutto l’abitato. Le mura continuarono ad essere al centro di nuove lotte e contese, con la caduta degli Scaligeri arrivò Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, poi i da Carrara signori di Padova, successivamente si alternarono Veneziani e la famiglia Visconti, con una breve parentesi di Massimiliano I d’Asburgo.

Nel 1696 il Castello divenne proprietà del Nobile Francesco Gritti, rimase della Famiglia fino al 1830 quando lo acquistò l’Avvocato Antonio Cristiani, nonno materno di Giulio Camuzzoni, bisnonno dell’attuale proprietaria. Grazie all’impegno di questa Famiglia il Castello di Soave si è preservato nel suo maestoso e straordinario fascino. Le terre che lo circondano sono una infinita distesa di filari di Viti, predominano i Vitigni, ormai autoctoni, della Garganega e del Trebbiano. La Garganega ha trovato su queste colline il suo habitat ideale, il terreno è tufaceo e ha origine vulcanica, ci sono importanti affioramenti calcarei, le viti si sono perfettamente adattate e crescono in simbiosi perfetta; oltre al già nominato Trebbiano di Soave qui troviamo anche Vitigni di Chardonnay e di Pinot Bianco.

Questa è la zona di produzione di uno dei Vini Bianchi Italiani più importanti, il Soave, appunto, che nel 1931 veniva riconosciuto, primo tra tutti i Vini Italiani, “tipico e pregiato”, meriti confermati con la D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata) nel 1968 e le D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) nel 1998 per il Recioto di Soave e nel 2001 per il Soave Superiore. Due brevissime parole sul Recioto di Soave vanno dette, trattandosi di un grande Vino da dessert/meditazione. Gli Antichi Romani definivano questo Vino “Vinum suave, nobile et pretiosum”, come si evince dalla descrizione che ne fa nel 533 d.C. Flavio Magno Aurelio detto Cassiodoro (vissuto tre il 490 e il 583 d.C. e Prefetto del Pretorio per l’Italia sotto la reggenza di Amalasunta figlia del Re Ostrogoto Teodorico); viene prodotto con uve di Garganega lasciate appassire su tralicci o plateau di legno, e prende il nome dalla particolare forma dei grappoli che nella parte superiore prendono una posizione simile a delle orecchie, in dialetto Veneto “rece”.

Lasciato invecchiare in barrique di quercia da 225 litri, anche per tre anni, quando viene imbottigliato è uno dei prodotti più rappresentativi dell’arte del fare il Vino. Non molto lontano dal Castello di Soave, circa a dieci minuti, in Località Monteforte d’Alpone c’è l’Azienda Agricola I Stefanini: è della Famiglia Tessari, agricoltori e viticoltori sin dal 1800. Il nome dell’Azienda nasce dal loro capostipite Stefano, da allora è diventato anche il loro soprannome: I Stefanini. Valentino Tessari con la moglie Stefania, il figlio Francesco, il fratello e le sorelle, Giuseppe, Luisa, Valeria e Maria Grazia, sono una splendida Famiglia di persone vere e sincere che amano la loro terra e il loro lavoro, hanno vari appezzamenti per un totale di circa 20 ettari, tutti vitati, e si sono dati all’imbottigliamento solo dal 2003, fino ad allora producevano per se e conferivano poi il resto della loro produzione alla Cantina Sociale. Anche se sono andato a disturbarli durante la vendemmia, mi hanno accolto con squisita gentilezza e ospitalità, imbastendo, lì per lì, una ricca tavola apparecchiata per pranzo.

La gentile signora Stefania è appassionata di gastronomia, mi onora di essere anche una mia lettrice, mi ha fatto mangiare benissimo, con, anche, degli straordinari prodotti di loro produzione. Francesco (classe 1981), il figlio, nato a Soave, oggi è il motore trainante dell’Azienda, con il suo grande entusiasmo e la sua grande passione sviluppata fin dalla tenera età. Dopo essersi diplomato Perito Agrario all’Istituto Tecnico Agrario “A. Trentin” di Lonigo (Vi), ha frequentato la Facoltà di Agraria all’Università di Padova, trasferendosi successivamente al Corso di Enologia a Verona, tornato a casa, dal 2003, si occupa dell’Azienda con amorevole cura. I Vini da loro prodotti sono: Soave D.O.C. “Il Selese”, Soave Classico D.O.C. “Monte de Toni”, Soave Superiore Classico D.O.C.G. “Monte di Fice” e solo nelle migliori annate il Recioto “Togo Rosso”. Il Soave Il Selese, Alc. 12% Vol. (90% di Garganega e 10% di Chardonnay), viene prodotto da vigneti di circa 20 anni, circa 60.000 le bottiglie, ha un bel colore giallo paglierino, gli aromi sono prevalentemente di frutta fresca rotonda, al palato delicati sentori floreali, molto fresco si lascia bere bene.

Il Soave Classico Monte de Toni, Alc. 13% Vol. (100% Garganega) viene prodotto da vigneti di circa 30 anni, qui le bottiglie non sono molte, circa 12.500, colore giallo paglierino, aromi fruttati, sentori intensi al naso e al palato, lungo e molto piacevole. Il Soave Classico Superiore Monte di Fice, Alc. 13% Vol. (100% Garganega) viene prodotto da vigneti di 30 anni, è una rarità visto che ne vengono fatte solo 6.000 bottiglie, colore giallo paglierino intenso, molti aromi fruttati, al palato un tripudio di sentori floreali e note speziate, molto equilibrato armonico e avvolgente, lungo e persistente, veramente ottimo. Ovviamente, a così tanta qualità e bontà, non sono mancati, premi, riconoscimenti e ottime valutazioni delle guide specializzate.

Lo straordinario rapporto tra la eccezionale qualità e il prezzo (basso) è una prerogativa di tutta la loro produzione. Fare il Vino con le migliori tecnologie ma ottemperando strettamente alle regole della tradizione, è la filosofia della bella Famiglia Tessari, che ha ottenuto del Vino di grande qualità e lo ha reso anche più “Soave”.

Giorgio Dracopulos

Azienda Agricola I Stefanini

Via Crosara 21, Monteforte d’Alpone (Verona)

Tel. 045 6175249 Fax. 045 4851828

francesco@istefanini.it

http://www.istefanini.it/