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Diogène Tissier, il carattere sospeso nel tempo

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La Coteaux Sud d’Épernay. Grazia, gentilezza ed eleganza il suo tesoro nascosto

Quando si parla della Champagne inevitabilmente siamo portati a ricordare La Vallée de la Marne, La Montagne de Reims e la Côte de Blancs, quest’ultima a significare terra di bianchi (plurale), anche se oggi il 97% dei vitigni è costituito da solo Chardonnay (di un solo clone).

Nelle altre due zone si registrano in prevalenza Pinot Meunier (il pinot del mugnaio per la quantità di pruina, di color bianco simile alla farina,  presente sia sugli acini che sui raspi) nella Vallée de la Marne anche se sono coltivati in quantità discrete sia il Pinot Noir che lo Chardonnay accompagnati da altri vitigni chiamati uve rare e/o uve fantasma e  Pinot Noir, nella Montagne de Reims, anche lui in buona compagnia con Chardonnay, Pinot Meunier e uve rare.

Non tutti sanno che questi tre territori devono anche la loro fama alla classificazione iniziata nel 1816 e perfezionata nel 1911 con l’ufficialità dei 16 Grand Cru. Basti pensare che tutt’oggi, a distanza di ben 104 anni, sono solo 17 (in tutti questi anni ne è stato aggiunto solo uno dopo battaglie epiche). Ad affiancare i “Magnifici 17” sono arrivati i 42 Premier Cru; entrambi per mettere in mostra un attestato di qualità e di prestigio. Ancora oggi questo tipo di scelta e comunicazione resiste e ricopre per i più il ruolo voluto ed imposto.

Faccio parte di quella corrente di pensiero che oggi crede, con le vere potenzialità espresse dai vignerons de la Champagne, che sia estremamente difficile distinguere un Grand Cru da un altro classificabile “ordinario”. Emerge l’eredità storica che non rispecchia affatto il potenziale qualitativo delle altre zone comprese nella Grande Champagne.

Questo il senso della scoperta degli altri suoli, questo il vinovagare con alcuni amici  su e giù per le colline di questo esteso territorio. Ed ecco allora l’Aube con le sue Côte de Bar e Côte de Seine, il Montgueux, la Cote de Sezanne. E scoprire anche una piccola enclave dove “tutti” passano e la considerano parte integrante della Côte de Blancs anche per la complicità dei suoi vignerons. Essere considerati produttori e associati ai grandi nomi delle Maison rende loro la “vita” più facile.

Si tratta invece di una zona a se stante, con terreni diversi, compresa tra la riva sinistra della Marne e l’inizio della Côte vera e propria: La Coteaux Sud d’Épernay.

Arriviamo a Chavot-Courcourt di prima mattina. Ancora la nebbia avvolge il piccolo paese di 394 abitanti. Siamo attesi dalla piccola Maison Diogène Tissier. Conosciamo questa realtà per una visita in anni precedenti e ritornare a visitarla è sempre un grande piacere. Nathalie e Vincent, la 3^ generazione, con la loro esuberanza, vitalità, energia da vendere, esaltano il carattere e quella autentica ricerca di purezza che ritroviamo nei prodotti. Ben 14 tipi; e questo è quanto di più interessante e a tratti anche divertente ci potesse capitare.

La visita in cantina che ha preceduto la degustazione dell’intera gamma prodotto, è risultata essere una full-immersion nella filosofia aziendale. Con navigata esperienza mista a racconti del lavoro di tre generazioni, Vincent ci conduce per mano nel risultato di quel patrimonio vitato di grandissimo valore. E il tutto raccontato con lo sguardo curioso e appassionato che lo contraddistingue. Nella vinificazione lavora in modo tradizionale e in regime di lotta ragionata tutelando il più possibile l’ambiente senza rigida osservanza di protocolli. Riporto la degustazione di sei delle 14 tipologie in produzione:

Cuvée Reserve Chardonnay 60%, Pinot Meunier 25%, Pinot Noir 15%. Naso abbastanza fresco su tonalità fruttate. In bocca morbido con carbonica fine e buon finale. Voto Diogène Tissier, il carattere sospeso nel tempo

Carte Noir Pinot Meunier 70% e Chardonnay 30%. Al naso la carbonica si libera con impeto lasciando emergere toni fruttati con note leggere di boulangerie. In bocca un buon impatto fresco-sapido e una piacevole lunghezza. Voto Diogène Tissier, il carattere sospeso nel tempo

Juliette Pinot Meunier 70% e Pinot Noir 30%. Un Blan de Noirs elegante. Quasi un naso da rosato evoluto marcato dal Meunier con piccoli frutti fragranti. Bocca slanciata con finale minerale. Bel vino, elegante, senza pesantezza. Voto Diogène Tissier, il carattere sospeso nel tempo

Extra Brut Chardonnay 80% e Pinot Noir 20%. All’inizio un po’ chiuso, poi si apre sui toni fruttati. La bocca è piacevolmente fresca e un po’ austera. Un gran bel champagne. Voto Diogène Tissier, il carattere sospeso nel tempo

Cuvée 17 Chardonnay 50%, Pinot Noir 17%, Pinot Meunier 33%. Cuvée volutamente morbidona. Olfatto intenso e complesso con frutta matura. Gusto pieno, denso, pacione e infinitamente piacevole. Voto Diogène Tissier, il carattere sospeso nel tempo

Vintage 2008 Chardonnay 50%, Pinot Menieur 20% e Pinot Noir 30%. Il migliore. Cuvée del millesimo 2008 Naso elegante con note speziate e tostate. Bel vino, carnoso, pieno, con carbonica fine che accompagna il tutto in un lungo finale. Voto Diogène Tissier, il carattere sospeso nel tempo e chapeau!

Qui siamo a Chavot-Courcourt, nella Côteaux Sud d’Épernay. Dunque nessuno deve aspettarsi vini di una certa fermezza. Anche nel Carte Noir e nel Juliette si avverte la grazia femminile, la gentilezza e l’eleganza di questo carattere sospeso nel tempo che impreziosisce tutti gli champagne di Vincent e Nathalie, ovvero la Maison Diogène Tissier.

Urano Cupisti