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Borgo Salcetino

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Alla scoperta della Toscana nascosta

Quella semi-abbandonata che risorge dopo un’opera di rinnovamento graduale sia nei sistemi di coltivazione, dei reimpianti dei vitigni ritenuti più idonei  per i terreni delle singole vigne, per la continuità delle tradizioni e l’appartenenza al Consorzio del Chianti Classico seguendone scrupolosamente il disciplinare. L’area è quella del Comune di Radda, mi trovo nel cuore della Docg  Chianti Classico.

Non serve essere particolarmente preparati per ammirare “il mare di Vigne” che ondeggia tra le colline. Borgo Salcetino si trova sopra una delle “creste” verdeggianti di questo mare. L’ingresso alla colina semicircolare ti fa capire da subito di essere in una zona che, nella coscienza degli appassionati, rappresenta  l’elezione per i vini di classe. In lontananza il borgo di Panzano che rievoca storie recenti, ormai consegnate alla leggenda, di “ciccia di cecchiniana memoria”.

Ad attendermi i coniugi Rossella e Valeo Livon con il loro figlio Matteo. L’occasione l’incontro con la forza-vendita aziendale e la mia presenza è  “a traino” dell’amico Renato Zucchini. Mi sento “un intruso in un mondo di numeri, fatturati, obiettivi da raggiungere”.

Ma il richiamo ad una esigenza di comprendere e di interpretare  una terra ricca di eccezioni “regolata da regole” che porterebbero a classificarla omogenea nel suo insieme, mi incoraggia, stimola, pungola ad estraniarmi dal contesto e “curiosare” in cantina,  tra i filari delle vigne.

Le “eccezioni” che ogni territorio mostra finiscono per rafforzare e consolidare quella credibilità raggiunta dal sistema Chianti Classico e Borgo Salcetino non si discosta assolutamente. Innovazione nelle tradizione è la parola d’ordine. Preferisco Chianti Classico, terra d’eccezioni! Ne sono maggiormente più convinto.

La storia della rinascita di Borgo Salcetino non segue il filone dell’”industrialotto” disilluso, inquieto magari appagato  che molla la propria carriera per rifugiarsi “nell’amena Toscana” a riciclarsi, reinventarsi  facendo capire le proprie capacità manageriali e mandare il più classico dei segnali: saranno i vini a parlare di me nel futuro. No.

Si tratta di una famiglia, i Livon, che appartengono al vino da molti anni. Hanno dato prova del loro dinamismo imprenditoriale consolidando la realtà principale nel Friuli, terra di bianchi prestigiosi, e scommettere successivamente sui rossi toscani e umbri. Rinasce così Borgo Salcetino con la vocazione al Sangiovese,  Canaiolo,  con presenze ben integrate degli internazionali Merlot e Cabernet Sauvignon.

A dirla tutta quel Rossole Igt toscano dove il Sangiovese incontra il Merlot, rientra di diritto nei vini di livello superiore che nobilitano le eccezioni.

La Festa aziendale è in pieno svolgimento ma riesco ugualmente a registrare nel mio inseparabile moleskine, notizie capaci di valorizzare il potenziale aziendale.

Incrocio l’indaffarato Valneo Livon e riesco a coinvolgerlo, se pur per pochi istanti, nelle mie crescenti curiosità. Parla con frasi dirette, senza retorica che si collegano alla visione aziendale  di radicale rispetto verso il terroir. “Materie prime di qualità, senza compromessi e tanto buon senso” Inutile chiedere altro. A buon intenditore poche parole.

A questo punto sarà l’assaggio a raccontarci la vera storia di Borgo Salcetino.

Borgo Salcetino Chianti Classico. Sangiovese 95%, Colorino 5%. Affinamento in legno e in bottiglia. Colore rosso tendente al granato gira nel calice con una discreta consistenza rilasciando certezze di morbidezza sulle pareti. Al naso si presenta con un buon ventaglio olfattivo floreale maturo, fruttato ed una avvolgenza speziata. Al palato il sorso è di quelli importanti.

Polialcoli bilanciati da una evidente freschezza e sapidità. I tannini sono abbastanza levigati. Buona la persistenza e i ritorni fruttati retro nasali. Voto Borgo Salcetino

Borgo Salcetino Chianti Classico Lucarello Riserva. Sangiovese 95% e Colorino 5%. Percorso analogo al precedente con affinamento di 24 mesi in legno e un anno in bottiglia per un Chianti di alta qualità. È il naso a regalarci sensazioni straordinarie ricche di fascinosa complessità.

Confettura di more e mirtilli, felce, violette, rabarbaro e macchia mediterranea avvolte in uno speziato dolce. In bocca non tradisce. Linearità continua con il naso.  Sapido e carnoso, tannini ben espressi. Sfiora l’eccellenza di poco. Voto Borgo Salcetino

Rossole, Sangiovese 70%, Merlot 30%. Percorso di affinamento in barriques e prolungamento in bottiglia. Piccolo capolavoro  che interpreta la solarità di questo angolo chiantigiano. Naso ricco dove il manto speziato domina. Al palato colpisce per la sua piacevolezza, quel tocco di merlot che ingentilisce lo schietto sangiovese.

Tempo al tempo: maturità dei vitigni, affinamenti più ricercati ci consegneranno un Rossole di grande longevità con emozioni di colore, bellezza visiva nel suo insieme e complessità sublime. Sfiora l’eccellenza. Voto Borgo Salcetino

Qualcuno, parlando del Chianti, si è espresso così: “il Chianti, ovvero il Sogno dell’Uva”. Come non condividerlo dopo la visita di Borgo Salcetino dove nelle sue vigne il Nobile Toscano Sangiovese conferma, rafforza e avvalora  la sua supremazia.

Ma diciamo la verità: non gli dispiace trovarsi in compagnia del fido Colorino e degli “stranieri” (si fa per dire) Merlot e Cabernet Sauvignon riuscendo a non discostarsi dalle potenzialità del territorio, una scommessa che la famiglia Livon, dal Friuli, sta ampiamente dimostrando di poter vincere.

Urano Cupisti