Nel cuore della Matelica, dove il Verdicchio assume forme espressive tra le più pure e longeve d’Italia, Borgo Paglianetto celebra i quindici anni di Vertis, il vino che più di ogni altro racconta la vocazione territoriale della cantina.
L’anniversario è stato celebrato al ristorante Autem di Milano, cornice ideale per la splendida verticale condotta da Cristina Mercuri, wine educator e wine expert di fama internazionale, fondatrice della Wine Club Academy e figura di riferimento nel panorama della formazione enoica italiana, insieme a Marco Vecchioli, Key Account Sales Manager dell’Azienda.

Un evento che ha messo in luce non solo l’evoluzione stilistica di Vertis, ma anche la profondità identitaria del Verdicchio di Matelica.
Vertis, non una Riserva: una dichiarazione di territorio
Vertis non nasce come il vino di punta per struttura o per estrazione, né rappresenta la Riserva aziendale. È, piuttosto, la volontà precisa di Borgo Paglianetto di raccontare il territorio attraverso un’espressione trasparente, nitida e verticale del Verdicchio.
Un vitigno che negli ultimi anni ha incontrato con sorprendente naturalezza il gusto internazionale: grazie alla sua buccia spessa, alla maturazione tardiva e alla grande duttilità stilistica, è oggi considerato uno dei bianchi italiani più adatti alla sfida del climate change. Dal Verdicchio si possono ottenere vini freschi e immediati quanto etichette profonde e strutturate capaci di evoluzioni straordinarie.

Matelica: altitudine, freschezza e un profilo più acido rispetto a Jesi
Se Jesi rappresenta la morbidezza mediterranea, Matelica si distingue per un profilo più “alto”, slanciato, acido, capace di parlare a un degustatore evoluto in cerca di finezza e complessità.
Le vigne di Borgo Paglianetto si trovano tra i 400 e i 600 metri, in un mosaico altimetrico che influisce sensibilmente sul carattere delle uve. Vertis nasce dalle fasce mediane dei filari, là dove maturità e freschezza trovano un equilibrio perfetto.
Una delle signature dell’azienda è la gestione attenta della chioma: una pratica indispensabile per preservare l’acido malico, componente chiave della freschezza e della longevità dei vini.
Uno stile fatto di profondità e salinità
L’identità sensoriale di Vertis si riconosce immediatamente: un continuo approfondimento di sapidità e mineralità, una trama acida tesa e persistente, la capacità di evolversi nel tempo rivelando strati aromatici complessi, dal floreale alle erbe mediterranee, dagli agrumi alla frutta matura, fino ai toni terziari più austeri.

Degustazione verticale: 15 anni di Vertis
Durante la degustazione celebrativa, il profilo di Vertis si è rivelato in modo netto e affascinante, annata dopo annata. Ecco le impressioni delle singole vendemmie:
Vertis 2011. Note di mandorla, erba secca e fieno. Buccia d’arancia, fiori bianchi, cera d’api e albicocca. In bocca è sorprendentemente vivo e dinamico, ampio, con un finale interminabile che fonde toni affumicati e sensazioni di mandorla. Annata monumentale per complessità ed energia. Vino da meditazione.
Vertis 2013. Annata tesa e verticale, si apre al naso con note di da salvia ed erbe fini. Il finale vira su note agrumate nette. Essenziale, puro, molto territoriale.

Vertis 2017. Più potente ed esuberante. Salino, largo e generoso. Al naso ricorda note di paglia e fieno. Il finale è meno lungo rispetto ad altre annate.
Vertis 2018. Annata di eleganza cristallina: pietra focaia, note saline e minerali di gesso nitide. In bocca si apre con ampiezza e verticalità insieme. Una delle espressioni più raffinate.
Vertis 2019. Agrumi e mela verde, foglia di limone. Più breve rispetto alle annate precedenti e meno ricco di sale, ma con una chiusura tipica, sulla mandorla. Profilo più delicato.
Vertis 2020. Annata esplosiva: salvia, erbe aromatiche, grande sapidità. Un vino immediatamente intrigante, luminoso e ricco di energia.
Vertis 2021. Corpo avvolgente e largo. Equilibrio quasi esemplare tra sapidità, mineralità e acidità. Mostra un “nervo” ancora da scoprire: promette un futuro evolutivo interessantissimo.

Vertis 2022. Note burrose e di fieno, con una bellissima setosità al palato. Slancio ottimo e finale lunghissimo. Annata giovane ma già armoniosa.
Vertis oggi: un simbolo che guarda al futuro
La verticale dei quindici anni conferma ciò che ormai è chiaro agli appassionati: Vertis è molto più di un’etichetta di riferimento. È un manifesto del Verdicchio di Matelica, un racconto coerente nel tempo di un territorio che sa dare vini longevi, salini, nitidi e profondamente identitari.
Borgo Paglianetto – con il suo approccio sostenibile, la valorizzazione delle altitudini, la cura maniacale del vigneto e l’attenzione alla purezza espressiva – continua a imporsi come uno degli interpreti più convincenti della denominazione.
E se i primi quindici anni di Vertis hanno mostrato un percorso impressionante, le ultime annate lasciano presagire un futuro ancora più luminoso per questo grande bianco marchigiano.
Alice Romiti


















